GENNAIO 2020

DURANTE IL PRESENTE ANNO SARANNO PUBBLICATE, MESE PER MESE, UNA SERIE DI OPERE LIGNEE IDEATE DA FILIPPO MARIA LIO E SCOLPITE DA DAMIANO DE NARDIS, FACENTI PARTE DI UNA MOSTRA ITINERANTE CHE HA PER TITOLO: “DALLA FONTE ALLA CREAZIONE”

DI SEGUITO IL PRIMO DI QUESTI MANUFATTI REALIZZATO “A QUATTRO MANI”.

 

“Doppia catena orientata”

L’opera si compone di una pala verticale inserita su una base quadrata, a sua volta divisa dalla pala suddetta in un triangolo anteriore ed in uno posteriore.

Lungo la linea mediana della rappresentazione è collocato Gesù Zigote in basso e Gesù Crocefisso centralmente.

Giovanni Battista è raffigurato al sesto mese di gravidanza, ai piedi e a sinistra del Crocefisso.

Caino e Abele con le rispettive generazioni si dipartono da Gesù Zigote e si posizionano, nell’ascendere verso l’alto rispettivamente a sinistra e a destra del Crocefisso, fino a raggiungere le corrispettive regioni craniali. La loro comune origine e il loro successivo sviluppo fisico, psichico, culturale e spirituale saranno alla base della differenziazione che delineerà i tratti del coltivatore del suolo (Caino) e del pastore dei greggi (Abele), le cui caratteristiche precipue appaiono impresse all’interno dei rispettivi neurocrani.

Il titolo della Croce è riportato in greco, in latino e in ebraico, a sottolineare le tre differenti sensibilità culturali e teologiche che fanno da cornice all’opera ed alla sua chiave interpretativa.

Sulle facce laterali del triangolo anteriore l’acronimo DNA è translitterato in Dio Nostro Amore”, a evidenziare come dalla doppia elica nucleotidica che si diparte da Gesù Zigote abbia via via preso forma e vita l’intero creato fondato sull’Amore Trinitario. L’umanità tende alla perfezione ed è chiamata a conseguirla nel tempo grazie alle informazioni che custodisce nelle anime e nei genomi forgiati a mò di Calice.

Le sette tavole di tiglio che formano la pala verticale rimandano ai sette giorni della creazione mentre, i grossi tasselli d’ulivo che compongono la Croce latina tratteggiano le macro-generazioni umane succedutesi nel tempo in vista della Venuta e della crocifissione di Cristo.

I tasselli più piccoli del medesimo legno rappresentano il divenire fisico del Corpo di Cristo immolato sulla Croce. In ciascuno di essi è celata la vita di ciascun uomo, la fatica del suo vivere terreno e lo spasimo della morte quale soglia della vita eterna. La condizione esistenziale dei “Senza volto”, dei “Senza mani” e dei “Privi di piedi” trova compimento nel Cristo di bronzo che dà pienezza all’umanità incompiuta sulla Terra, essendosi svuotato per Amore in vista della Resurrezione.

Sulla membrana citoplasmatica di Cristo Zigote sono stati raffigurati, a destra, un grappolo d’uva e, a sinistra, un agnello durante l’allattamento al seno materno. Nella parte più interna della Cellula, scolpito su legno di faggio e disposto orizzontalmente è intagliato un pesce a memoria del passaggio che l’umanità deve compiere nel transitare dalle acque amniotiche della vita intrauterina alle acque extrauterine della vita aerea. Il Cristo bronzeo ed il nucleo della Cellula zigotica, risultano entrambi asportabili dalle loro sedi.

Il Cristo appare in dialogo con il Padre Celeste, Cui implora perdono a nome dell’umanità intercedendo per essa con la Sua espiazione. Essendo giunto immacolato sino a tale supremo momento Gesù ha ottenuto dal Padre il potere di Ricapitolare in Sé l’intero creato, comprensivo del contenente e del contenuto. La manifattura in bronzo vuole rimandare alla lega composta da rame e stagno che Mosè utilizzò nell’innalzare il serpente nel deserto.

Le fonti di luce che illuminano dal davanti l’opera e quella che proviene dal retro attraverso quattro aperture triangolari, manifestano nell’insieme il Mistero Trinitario che è Luce da Luce.

Sul retro della pala verticale che ricorda l’Ostia Magna, è stato incastonato in bassorilievo all’interno di un quadrato il “Tetragramma Biblico”, quale espressione della Comunione d’Amore Infinita Trinitaria che unisce le Tre Persone Divine in Una Sola Sostanza, senza confusione né sovrapposizione.

La pala verticale è l’effige della Grande Ostia che ogni  sacerdote consacra sull’Altare.

I quattro piedi che sostengono la base quadrangolare, di forma circolare, esprimono otto piccole particole poste a fondamento del manufatto, a memoria dell’Ottavo giorno della Resurrezione che è anche la Domenica del Signore.

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