NOVEMBRE 2018

COMMENTO AL CANTICO DEI CANTICI

“E’ il libro più poetico, sponsale, sapienziale e profetico della Sacra Scrittura. Il dialogo d’amore che lo caratterizza si muove in una dimensione temporo-spaziale non facilmente circoscrivibile. Il pensiero trasmesso dà l’impressione di appartenere a una condizione situata al di fuori del concetto comune di tempo, muovendosi ora in senso apparentemente contrario al suo scorrere naturale ora con un moto in avanti anticipatore di avvenimenti successivi. In entrambi i casi la relazione d’amore che lega i personaggi assume un significato contestualizzato nei singoli avvenimenti e, al contempo, pregnante e mai schiavo di una pura cronologia. I protagonisti del Cantico sono:1) Una coppia di sposi. Lui è la personificazione maschile Adamica e Lei quella femminile Evitica del genere umano, laddove Eva risulta essere spiritualmente e corporalmente intimamente unita ad Adamo. 2) Una coppia di eterni innamorati. Il desiderio di Lei di essere eternamente unita a Lui nell’Universalità del Progetto di Dio. Questo è concepito, sin dal principio, sul modello di una singola cellula madre in grado di convocare all’interno di un unico corpo tutte le cellule figlie che da lei avranno origine. Lui è lo Spirito Increato di Dio che nella Terza Persona dello Spirito Santo annuncia alla Chiesa pellegrina sulla Terra, dopo la Pentecoste, lo Spirito di Cristo; Lei è la Sua Sposa, Maria Santissima. 3) Le figlie di Gerusalemme apostrofano quanti nella vita spirituale sanno prestare ascolto alla Parola di Dio. 4) I figli sdegnati rappresentano coloro che hanno scelto di acclamarsi giudici e accusatori del prossimo nonché di se stessi. 5) infine v’è l’uomo compiuto, presentato nella realtà sponsale di maschio e femmina per ciò che riguarda la fisicità e, quale cellula vivente del Corpo Mistico per quanto concerne la spiritualità. Tale uomo è chiamato a costituire una nuova umanità che sia in grado di percepire già sulla terra il “Profumo di Dio. Una volta raggiunto tale livello di contemplazione, la coppia di sposi e la coppia di eterni innamorati, vale a dire la Chiesa Personale e la Chiesa Universale potranno operare in sinergia d’amore nella singola persona, che risulterà perfettamente marianizzata e dunque Cristificata ad opera dello Spirito Santo. Nell’ultima parte del Cantico, la Chiesa quale comunità di fedeli e la Chiesa quale convocazione di cellule si incontreranno sui monti degli aromi guidati dall’olfatto, il più “puro” tra i sensi spirituali. I singoli distretti anatomici, le percezioni, le sensazioni, l’agire umano, le figure del mondo vegetale e le personificazioni del mondo animale e del regno minerale assurgono, ciascuno nel proprio ambito, ad una  dimensione simbolica eccelsa che consegna al fedele la chiave d’accesso nelle stanze più interne del proprio cuore e della sua anima. Le esigenze del Corpo di Cristo in accordo con la Sua Intenzionalità, combaciante con le direttive dello Spirito Santo, diverranno in quel giorno prioritarie rispetto alle necessità personali ed alle vecchie categorie di un tempo”.

 

(CAP 1)

1Cantico dei cantici, che è di Salomone.

(CC 1, 1) Il re Salomone, poligamo di spicco con le sue 700 mogli ed almeno 300 concubine, è l’autore ispirato del Cantico dei Cantici. La sua persona, figurazione del Mistero Trinitario, apre e pressoché chiude il Cantico, dal momento che la ritroviamo al terz’ultimo versetto del capitolo ottavo. Il poema evidenzia la figura di un unico re che riversa tutto il suo amore e la sua fedeltà nella femminilità che domina la sua vita, come se fosse al cospetto di una sola ed unica donna: l’Amata.

 

2Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
3Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
4Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

(CC 1, 2-4) Il primo personaggio a parlare è lo Spirito Santo che si rivolge alla Chiesa la quale è in grado di ascoltare e comprendere le Sue parole. Nei baci che adesso scambia con Essa lo Spirito Santo fa memoria dei baci ricevuti dalla prima Eva nell’Eden e dalla seconda Eva Maria Santissima, Sua Sposa. Le tenerezze che la Chiesa Gli offre ora per mezzo dei Sacramenti sono addirittura più dolci del Sangue Espiatorio versato da Cristo per la redenzione dell’umanità. È nella Chiesa, quale Corpo Mistico vivente in grado di riunificare l’intero genere umano,  che l’amore di Dio per ciascun Suo figlio raggiunge la massima espressione coniugale nella reciprocità dell’Amore che lega lo Spirito Santo a Maria Santissima, Sua Sposa. Questa è anche la ragione per la quale quanti prestano ascolto alla Parola di Dio e la mettono in pratica non possono non amare la Chiesa, rimanendo in Essa eternamente giovani ed eternamente innamorati. I Sacramenti sono paragonati alla fragranza dei migliori profumi della Terra ed il nome Chiesa viene assimilato ad un aroma unico ed inebriante. Nel versetto 4 è ancora lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, a rivolgersi alla Chiesa personificata quale Suo Corpo Mistico, da cui si sente baciata come da labbra di carne nell’atto in cui ciascun comunicando riceve Gesù Eucarestia. Lo Spirito Santo chiede pertanto alla Chiesa di continuare a sedurlo con il Suo cammino di fede, in modo che possa sempre seguirla e correre unito a Lei.
Mi introduca Cristo Re, continua lo Spirito Santo, nelle stanze della Maternità feconda di Maria all’interno delle quali, nel Suo Grembo immacolato, cresce il Corpo Mistico nel più profondo rispetto delle differenze che risultano fondate sulla differenziazione cellulare e sulla diversità tessutale. Voglio gioire e rallegrarmi della vittoria di Cristo sul male, continua lo Spirito Santo e con il Padre e il Figlio potremo rallegrarci per Te Chiesa, che sei stata capace di elargire tenerezze post-pasquali addirittura superiori a quelle scaturite per l’ebrezza del Vino versato sulla Croce dall’Unigenito, che i Suoi sacerdoti, unitamente all’Acqua e al Pane, continuano a consacrare sugli Altari Eucaristici del mondo.
Le giovinette, maschi e femmine di ogni tempo, ascoltatori della Parola del Padre che Tu veicoli, per questo Ti amano.

 

5Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
6Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
7Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

(CC 1, 5-7) Prende ora la parola la Chiesa che è bruna di carnagione e con i capelli neri in quanto abbronzata dai raggi solari provenienti dall’effusione del Sangue versato nel Sacrificio del Golgota.
Gesù, morendo come il chicco di grano, sin dall’attimo in cui è caduto nella Terra santa di Maria con la prima deposizione, ha portato molto frutto e ha dato vita alla nuova spiga che ricapitolerà in sé l’intera umanità. La Chiesa, sin dai suoi esordi e per l’intera fase di abbronzatura, sarà comunque chiamata a proteggersi dai raggi ultravioletti delle eresie, fomentate e ispirate dagli angeli ribelli. Saranno i Suoi figli sdegnati a recepirle in quanto, piuttosto che ascoltare la Parola, essi ameranno criticare e giudicare ogni cosa rendendosi in tal modo inclini  a cadere nell’errore. La principale preoccupazione della Chiesa, testimoniata dal colore bruno della Sua carnagione, consisterà difatti nel trasmettere la Luce di Cristo a tutti i Suoi figli, ad iniziare da coloro che ne sono sprovvisti. Il colore bruno della pelle è il riflesso cutaneo della Luce di Cristo che la Chiesa ha assorbito a livello cerebrale, per quanto concerne la condizione esistenziale di vita e, a livello cardiaco per ciò che riguarda l’aspetto spirituale profondo dell’anima di ciascun figlio. Il colore è percepito dall’uomo mediante l’ingresso nei suoi bulbi oculari di vari tipi di onde elettromagnetiche, facenti tutte parte dello spettro visibile della luce. Tali onde, a loro volta, saranno trasdotte ed elaborate dal SNC. La Chiesa, quale Corpo Mistico di Cristo, è stata dotata da Dio di tale visione nella potenza dello Spirito Santo. Con i Suoi capelli neri, desidera esprimere ancora l’assorbimento della Luce divina a livello della parte più craniale del Suo essere Chiesa, nel settore trionfante della Sua corporeità a vantaggio dell’intera umanità che prima brancolava nel buio, dall’umanità pellegrina all’umanità purgante.
La Chiesa è bella ed è l’Amata dello Spirito Santo perché fecondata dalla Parola che crea e dai Sacramenti che redimono e santificano. Ella vive in gestazione nel Grembo Immacolato di Maria Vergine, come protetta all’interno di una tenda o di un edificio elevato dal suolo della Terra, al pari delle tende di Kedar o dei padiglioni di Salma. Rivestita e nutrita dalla Parola e dalle Specie eucaristiche transustanziate, il Corpo vivente della Chiesa si rivolge adesso alle figlie di Gerusalemme, vale a dire alla parte in ascolto dei Suoi tessuti.
A Nazareth, Maria è divenuta con l’Annunciazione  Madre di Gesù zigote, Vero Dio e Vero Uomo. A Betlemme si è scoperta primipara di Gesù Bambino e, sul Golgota, pluripara e Madre Universale di ogni uomo, in quanto proclamata dal Figlio morente: Madre della Chiesa e dunque cellula-madre di ogni Sua cellula-figlia. Affidata all’apostolo del cuore eserciterà per suo tramite la divina maternità su ogni uomo della Terra, quale cellula costitutiva del Corpo mistico del Suo Unigenito. Con la gloriosa Assunzione, in accordo con quanto preannunciato nell’Apocalisse al capitolo 12, nei paragrafi 1-2, partorirà la Chiesa neonata in una corporeità spiritualizzata che faranno di Lei un solo corpo, con una sola anima, un solo cuore ed un’unica intenzionalità.
La Chiesa, figlia di Maria, ancor prima di essere partorita in cielo, inviterà maternamente tutti i Suoi figli a rafforzare l’ascolto spirituale, l’umiltà e l’ubbidienza ai fini di poter conseguire una fede realmente matura e incrollabile. La Madre celeste permane addolorata per quanti invece, persistendo nelle loro convinzioni, si saranno allontanati dal retto approfondimento teologico promulgato dalla Chiesa in accordo alla Volontà del Suo Unigenito.
Il mandato della Chiesa Universale non consiste pertanto nell’essere Lei la guardiana dei vigneti piantati e coltivati dai fondatori di religiosità e spiritualità diverse, che si sono susseguite nel corso dei secoli ed i cui vitigni hanno attecchito e portano frutto sino ad oggi. Il Suo ruolo è quello di indicare in Gesù Cristo l’Unico Vitigno che il Padre celeste ha piantato nella Terra di Maria, Sua Figlia prediletta, quale Origine fontale di tutte le cose visibili e invisibili.
La Chiesa Universale, nella Sua profonda consapevolezza di essere il Corpo Mistico di Cristo nel Grembo di Maria e dunque consapevole di essere marianizzata e cristificata, riconosce nel Cantico di non avere coltivato a dovere la Vigna piantata sul Golgota, i cui frutti continuano a moltiplicarsi per Suo tramite ad ogni Celebrazione Eucaristica. Riconosce di essersi lasciata trascinare e distrarre dalle relazioni intraprese con i coltivatori di altri vigneti, trascurando il lavoro nella Sua Vigna. Rivolgendosi allo Spirito Santo Suo Sposo nel quale riconosce il Suo Amato, che è ugualmente lo Spirito del Redentore suo Unigenito,  Gli chiede: «Dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare nelle ore più calde e insopportabili del cammino fisico e spirituale della vita, nei momenti più roventi dell’esistenza, laddove una lettura squisitamente storico-critica degli eventi può ustionare gravemente la pelle? Dimmelo, Ti supplico, perché io possa contare sempre sulla Tua vicinanza e smetta definitivamente di errare simile a una vagabonda che segue, senza nulla comprendere, i greggi dei Suoi compagni che pascolano ingannati dal male». Il termine compagno, dal latino cum panis, rimanda al Pane eucaristico spezzato dalle mani sacerdotali che agiscono nella Persona di Cristo. Il Pane viene spezzato dalle tante religiosità, ideologie, spiritualità, religioni e convinzioni personali presenti e susseguitesi sulla Terra che, pur infrangendo la Verità saranno da Essa redente e ricapitolate in Un solo Pane. La Chiesa Universale riconosce di non avere assolto a dovere l’incarico di viticoltrice finalizzato alla produzione dell’uva da vino. Vino che sull’Altare eucaristico subisce la transustanziazione  nel Sangue di Cristo, il solo a potere collegare, sostenere e nutrire tutti gli altri tessuti del Corpo Mistico, che è il corpo dell’umanità. L’acino rimanda all’uomo in crescita nel grembo materno, così bisognoso delle cure di Madre Chiesa sin dall’esordio della sua esistenza e fino a quando sarà diventato un pesce ed anche dopo la sua nascita e la sua stessa morte. Il successivo passaggio da vertebrato acquatico a bipede della terra lo spingerà a pascere sui prati della pastorizia, laddove saranno i pastori della Chiesa a prendersene cura prestando il loro servizio all’interno del gregge.

 

8Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

(CC 1, 8) A questo punto lo Spirito Santo prende la Parola ed invita la Chiesa universale, definita Bellissima tra le donne in quanto vive la Sua gestazione nel Grembo santo della Beata tra le donne, a seguire le orme del gregge. Lo Spirito Santo chiede alla Chiesa di portare le caprette bizzarre del pascolo ai sacerdoti della cattolicità, perché possano essere tutte trasformate in pecore di un unico gregge sotto la guida di un solo Pastore il Papa. Il gregge dell’Umanità viene sottilmente invitato a pascolare sui prati della Santità e ad ubbidire alla voce dello Spirito Santo  che opera attraverso i ministri di Cristo sotto la direzione del Suo Vicario in Terra, che è il Sommo Pontefice. Seguire le orme del gregge significa innanzitutto riconoscere le impronte che la mandria ha lasciato lungo il cammino e, una volta raggiunta e avvicinata nell’autentica fratellanza, farle cambiare direzione secondo l’Intenzionalità di Cristo facendole abbandonare le precedenti direttive impartite dal male.

 

9Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
10Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
11Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

(CC 1, 9-11) Lo Spirito Santo, co-Eterno al Padre e al Figlio, prosegue e paragona la Sua Amata Sposa Maria Santissima gravida della Chiesa, alla cavalla veloce del cocchio del faraone, apostrofandola Amica mia. Egli apprezza in particolare le guance sul volto della Vergine, contornate dagli orecchini, quale prolungamento in direzione del cuore dei due padiglioni auricolari, ad esaltarne la profondità dell’Ascolto di cui l’Amata è dotata in modo speciale fino al punto d’avere concepito il Verbo Incarnato. Dichiara magnifico il Suo collo, area anatomica di transizione tra la regione pneumatizzata del torace ed il settore torreggiante del capo. Sulla superficie anteriore di tale distretto discendono leggiadre, inserite a collana e sorrette dall’unico filo della vita, le perle unicellulari dell’umanità nascente.
A questo punto lo Spirito Santo confida a Maria Sua Sposa che, con il Padre e il Figlio, faranno per Lei pendenti d’oro misti a grani d’argento, perché con la persistente fedeltà del Suo fine ascolto, la preziosità della vita sarà riscattata e permetterà a ciascun chicco di grano appena concepito di riacquistare il suo antico valore, andato perso agli occhi degli uomini ma non a quelli di Dio.

 

12Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
13Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
14Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
15Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
16Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
17Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

(CC 1, 12-17) Maria risponde allo Sposo Divino confermando che: «Quando Gesù, Re dell’universo, vive nel Suo Grembo quale Corpo Mistico o sull’Altare Eucaristico durante la Celebrazione o dentro il Tabernacolo di una Chiesa nel Santissimo, la Sua Parola di vita si spande e rende profumato e vivificante l’ambiente circostante, come nel caso di una mistura  di raffinatissime essenze odorifere di olio pregiato di nardo versata o come il corpo lunare che riflette e irradia la grande luce del Sole. Lo Spirito di Pace che si irradia dal Corpo Mistico, continua Sua Madre, è difatti per me simile a un sacchetto di mirra posto sul mio petto, perché il Suo Cuore sottodiaframmatico ed il mio sopradiaframmatico si sono fusi in un unico Grande Cuore pulsante d’Amore. Egli è per me come un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi, dacché con la Sua seconda gestazione spirituale ha ricapitolato misticamente in Sé ogni uomo e tutte le anime della terra e nei cieli».
Lo Spirito Santo è estasiato all’udire tali Parole ed inneggia a Maria: «Come sei bella Amica mia, come sei Bella mia Amata! I Tuoi occhi sono come colombe che volano leggiadre e non vedono altro che Me e l’Opera compiuta dal Padre Celeste, per Mio tramite, sulle onde dell’etere».
Maria riprende: «Come sei Bello Tu, mio Diletto e quanto sublimi sono le Tue azioni! Persino il nostro letto matrimoniale – l’Altare Eucaristico – appare verdeggiante e realizzato con pareti di cedro e soffitto di cipresso a indicarne la maestosità, la longevità e l’incorruttibilità. Tra le sue lenzuola fatte di paramenti, di tovaglie, di stole, di corporali, di talari e di lini, l’Amore di Dio Padre ha raggiunto il culmine della Sua passione per l’uomo nel Sacrificio espiatorio del Suo Unigenito.

 

(CAP 2)

1Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
2Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
3Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
4Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
5Sostenetemi con focacce d’uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d’amore.
6La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
7Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché essa non lo voglia.

(CC 2, 1-7) Lo Spirito Santo si definisce ora un Narciso della pianura di Saron, vale a dire un Innamorato di Se stesso  a causa della bellezza inaudita che vede brillare in ogni minimo particolare della creazione nata dalle Sue mani secondo l’intenzione della Santissima Trinità. Creata dal nulla per volere del Padre ed in vista della venuta del Figlio, l’intera Creazione è stata realizzata dallo Spirito Santo che, a partire da una pianura sterminata simile ad una tavola completamente piatta, con le Sue mani ha dato vita ai colli ed ai monti del mondo inorganico per giungere poi ai colli e ai monti cellulari della vita organica e dunque all’uomo in tutta la sua bellezza riflessa nel giglio delle valli. Gesù unicellulare, concepito a Nazareth secondo il disegno del Padre, è quel Giglio delle valli che ha trasmesso il Suo candore ad ogni uomo che Lo ha preceduto e che a Lui seguirà. La Sua amata Chiesa, quale Suo Corpo Mistico,  è anch’Essa quel Giglio delle valli che splende tra i cardi dell’esistenza di quanti non hanno ancora riconosciuto il Suo Nome. La Chiesa è chiamata a testimoniare la Bellezza incontaminata del Verbo per poterla trasmettere e comunicare inalterata ad ogni Suo figlio vicino e lontano. Le fanciulle sono quanti desiderano ascoltare la Parola di Dio e approfondirla sotto la guida sapienziale del Magistero della Chiesa.
L’Amata definisce il Suo Diletto tra i giovani simile ad un melo che vive tra gli alberi del bosco, a indicarne la freschezza dei frutti di cui è portatore in comparazione agli altri alberi non da frutto.
La Chiesa è l’Amata che, nella persona dell’Apostolo del cuore prese Maria in Casa Sua, ai piedi della Croce ubbidendo così al Maestro morente. Fu Giovanni a rendere possibile la prima Celebrazione Eucaristica all’aperto che diede i natali ai sette Sacramenti della Chiesa, ai piedi della Croce con Maria impietrita dal dolore al Suo fianco. Nei passaggi che seguirono, la Vergine accolse nella deposizione sul Suo Grembo dell’Unigenito il Corpo esanime di Cristo – Sacerdote, Vittima e Altare, – nel Calice e nella Patena della Sua Persona pietrificata. Su Maria e sul Figlio esanime  stese ancora una volta la Sua ombra la Potenza dell’Altissimo affinché risultassero gradevoli al palato dei fedeli il Pane, l’Acqua e il Sangue puntualmente transustanziati ad ogni Celebrazione eucaristica all’interno del Contenente Materno.  
È adesso Maria a parlare: «Lo Spirito Santo mio Sposo mi ha introdotta nella Cella del Vino, nel Calice pericardico di Cristo il mio Unigenito, all’interno del Torchio vinario che con la trafittura ha dato i natali alla Chiesa. Nello scorrere di quel Fiume impetuoso di Sangue e Acqua, come da un vessillo d’amore io Sua Madre ne raccoglievo l’intero Contenuto lasciandomi silenziosamente trasformare dal mio Sposo nell’Acquedotto di convogliamento e distribuzione di ogni grazia».
Maria, in quello straziante passaggio dalla Vita alla Morte di Cristo in attesa della Sua Resurrezione, chiede un sostegno di focacce composte da uva passa e mele per non venire meno. Cristo morente era desideroso di ricevere i peccati dell’umanità quale bevanda dissetante, Maria addolorata ai Suoi piedi è spinta dall’anelito materno di ricevere focacce di uva essiccata, quale risultato finale dell’omogeneizzazione del peccato e mele, quale frutto del peccato da consegnare entrambi al Figlio. La “Rosa mistica”, nel ricevere in gestazione la Chiesa, si rivela malata d’amore per la sorte di ciascun figlio dell’umanità, divenuto Suo figlio in Cristo con la prima e seconda deposizione.
Cristo in Persona descrive adesso la stretta materna ricevuta nella deposizione sul Suo Grembo, evidenziandone la mano sinistra sotto il Capo e la destra avvolgente il Suo Corpo esanime. Lo Spirito Santo a questo punto scongiura le figlie di Gerusalemme, in Nome della libertà che Cristo ha donato loro con la Sua Morte e Resurrezione e di cui le gazzelle e le cerve dei campi sono testimonianza, di non svegliare l’Amata finché non sarà Ella stessa a destarsi. Lo Spirito Santo implora di non rompere il lungo sonno teologico nel quale per circa due millenni è stata costretta fino a quando annuncerà al mondo cose nuove mai udite prima, in accordo a quanto il Padre Celeste Le consentirà di svelare agli uomini di quella generazione.

 

8Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
9Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
10Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
11Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
12i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
13Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
14O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».
15Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
16Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
17Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

(CC 2, 8-17) Dopo il lungo silenzio di Dio Maria, gravida della Chiesa, ode la voce del Suo Sposo Diletto e Lo vede saltare libero come un capriolo o un cerbiatto sui monti delle gravidanze ed i colli delle gestazioni che hanno appena avuto inizio. Il dominio dell’uomo sul controllo e la selezione delle nascite sta per cessare mentre Lo Spirito Santo annuncia, in accordo all’Intenzionalità del Risorto, la Sua Verità che si rivela nella fede e dunque al di là del muro di separazione tra ragione e spiritualità. Maria rassicura maternamente la Chiesa che ha in Grembo, invitandola a vedere lo Spirito Santo attraverso le finestre dogmatiche del Suo Magistero e le inferriate che custodiscono le Verità della Fede. Sono questi i due luoghi attraverso cui lo Spirito Santo scruta e provvede a soddisfare le richieste e le aspettative da parte dell’umanità. Maria, si sente improvvisamente chiamare dal Suo Sposo che La invita ad alzarsi e ad uscire dalla stanza del riposo nel silenzio. Ella appare ai Suoi occhi sempre più Bella e l’Amica di sempre perché da sempre innamorata di Dio. Lo Spirito Santo La rassicura che l’inverno è oramai passato, che la pioggia è cessata e che i fiori primaverili sono già apparsi nei campi corporei dell’umanità embrionale, a bassa densità di popolazione cellulare, accompagnati dal canto degli uccelli tra cui la tortora. Il fico e la vite danno anch’essi testimonianza che il tempo della rinascita è vicino e lo fanno attraverso le primizie dei loro fiori. Questi daranno origine, per quanto riguarda la pianta del fico a dei falsi frutti e per ciò che concerne la vitis vinifera a dei veri frutti.
Lo Spirito Santo prosegue rassicurando la Sua Amata Sposa e rivolto verso Lei esclama: «Alzati Amica mia, mia Bella e vieni fuori dal Tuo bimillenario silenzio, parla o mia Colomba che stai con il cuore, la mente e l’anima perennemente immersi nella fenditura della Roccia toracica trafitta del costato di Cristo, Tuo Unigenito. Alzati Madre di Dio e Madre della Chiesa, alzati! Tu che vivi fedelmente nascosta nei precipizi realizzati abilmente dal maligno ai piedi di qualsiasi croce umana,nella diabolica attesa di vedervi cadere rovinosamente chi è già nella prova. Alzati, Tu che sei presente in codesti luoghi dove,  nella più profonda debolezza e fragilità dell’uomo si manifesta in pienezza l’Onnipotenza di Dio. Alzati e mostrami il Tuo volto perché io possa godere della Bellezza e dello Splendore immacolati che si sprigionano dal Tuo capo,  sorgente purissima ed area di mirabile espressività per i Tuoi cinque sensi. Fammi sentire la Tua voce, Tu che sei così restia a parlare e fedele alla suprema Volontà del Padre Celeste che ha reso leggiadro il tuo volto».
A questo punto Maria interviene e chiede che vengano catturate le volpi dell’umanità quando sono ancora piccoline, affinché la loro furbizia naturale non sia più strumentalizzata dal volpone malefico e siano in tal modo arrecati meno danni al Vitigno in fiore di Cristo Risorto, piantato nella Sua Terra Immacolata. In tal senso Maria parla delle “Nostre vigne” sottintendendo l’origine comune dall’Unico Vitigno di Cristo. La Madre che nel Suo Grembo ha in gestazione la Chiesa prosegue: «Il mio Diletto, lo Spirito Santo è per me ed io sono per Lui, così come il Vitigno del mio Unigenito con la deposizione è stato piantato per talea nella mia Terra uterina dando luogo alla Gestazione spirituale del Suo Corpo Mistico. Lo spirito di Cristo pascola il Suo gregge fra i gigli incontaminati delle virtù messi a disposizione dell’umanità. Ritorna mio Diletto sui monti degli aromi della vita nascente che conservano il profumo di Dio e vivifica le loro esistenze per lungo tempo mercanteggiate negli atri del Tempio dell’umanità. Ritorna prima che si faccia sera, prima che la brezza del giorno seguente inizi a spirare e prima che si allunghino le ombre a motivo del sole che declina. Ritorna libero e agile quale Tu mio Sposo sei, simile a una gazzella o a un cerbiatto.

 

(CAP 3)

1Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
2«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
3Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l’amato del mio cuore?».
4Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

(CC 3, 1-4) Maria con in Grembo la Chiesa diviene la mediatrice tra il singolo fedele ed il Suo Unigenito alla ricerca del Suo Sposo nella notte dello Spirito. Ne cerca la presenza nel cuore del fedele al momento della Consacrazione sull’Altare Eucaristico, luogo del Suo riposo, ma non Lo trova. Allora si alza ed esce di Casa per vedere la presenza del Suo Amato manifestarsi nella carità lungo le strade e le piazze della città dove sono tanti i bisogni. Maria interrompe il Suo riposo e destatasi prende a perlustrare le vie e le piazze della città alla ricerca del Suo Amato ma invano. Non si arrende all’idea che i Suoi figli possano condurre una vita priva dello Spirito Santo e chiede alle guardie che La incontrano e che esercitano un’attività di ispezione e di controllo sistematico e metodico sulle varie correnti spirituali e convinzioni religiose, se L’avessero visto ma non ottiene risposta. Appena lasciati i guardiani delle idee Maria trova improvvisamente per la Chiesa che ha in Grembo, lo Spirito Santo il Suo Amato, lungo la strada della libertà indicata da Cristo che ha vinto ogni schiavitù materiale, spirituale e psicologica. Maria stringe a Sé forte il Suo Sposo che porta dentro il Grembo e che la Chiesa in gestazione non si lascerà più sfuggire, lasciandosi da Lui accompagnare fino al ritorno nella Casa del Padre che è la Casa di Sua Madre. La Chiesa testimonierà nuovamente la presenza dello Spirito Santo nella stanza della Sua Genitrice a partire dall’Altare eucaristico dove avrà luogo la Consacrazione, durante la Celebrazione, che rappresenterà il punto di congiunzione più basso e più elevato per unire il cielo alla terra.

 

5Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata
finché essa non lo voglia.

(CC 3, 5) Lo Spirito Santo implora, in nome della libertà delle gazzelle e delle cerve dei campi, le figlie di Gerusalemme e mediante tale figurazione chi è in ascolto di non destare e di non scuotere dal sonno la Sua amata Maria, finché Ella non avverta spontaneamente di doversi destare dallo stato di riposo fisico e psichico per rientrare, senza costrizioni né forzature, nello stato di veglia delle azioni volontarie.

 

6Che cos’è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere aromatica?
7Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
8Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
9Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

(CC 3, 6-11) Lo Spirito Santo incalza e chiede, non alle guardie vale a dire ai gestori delle idee e dei pensieri umani e non ai figli maschi che sono i proclamatori di tali principi alla base di tanti pregiudizi, ma alle figlie e alle fanciulle di Gerusalemme che nel loro insieme rappresentano i fedeli in ascolto della Parola dotati di una sensibilità spirituale olfattiva, visiva, uditiva, tattile e gustativa libera e florida: «Che cos’è che sale dal deserto della desolazione sulla Terra come una colonna di fumo profumata di mirra, di incenso e di ogni polvere aromatica? È un giaciglio orizzontale? Le figlie e le fanciulle di Gerusalemme rispondono all’unanimità: È il letto mobile di Maria Santissima che trasporta la sapienza di Salomone, lettiga tirata dai cavalli con intorno sessanta tra i Suoi più valorosi guerrieri! Non è l’Arca dell’antica alleanza che i sacerdoti portavano a spalla ma un Fiume di grazia che scorre nel deserto irrorandolo dell’Acqua e del Sangue dell’Espiazione. I sessanta prodi sono i guerrieri al servizio della Sua Maternità universale che hanno in odio l’idolatria e sono esperti nell’arte della guerra dell’uomo contro l’uomo e abili nell’uso della spada metallica e del fendente della propria lingua, che prontamente sguainano dai fianchi o dalle cavità orali, in nome della Verità. Le loro armi bianche sono spade affilate a doppia lama, quella della giustizia da un lato e della misericordia dall’altro.
Il baldacchino che protegge il letto mobile deputato a veicolare le grazie e sul quale è sdraiato il re Salomone, quale simbolo della sapienza incarnata, è fatto di legno del Libano impreziosito di argento, di oro e di porpora. È stato costruito con un legno che non marcisce a testimonianza del regno vegetale, è stato impreziosito di nobili metalli a testimonianza di quello minerale e caratterizzato con un pigmento pregiato che si estrae da alcuni molluschi che popolano le acque dei mari, a testimonianza del mondo animale. Le fanciulle di Gerusalemme, a testimonianza della preziosità del dono dell’ascolto hanno fatto un ricamo al centro del baldacchino che ricorda la membrana timpanica, quale mezzo di collegamento alla Parola di Dio. La Sapienza personificata, che non poggi i suoi piedi sulla terra perché non ama la sua gloria, scorrendo dunque sospesa sulla lettiga del deserto della desolazione produce un fumo fragrante che sale al cielo quale profumo di Dio. Salomone fu un re che non conobbe la pastorizia, cara a suo padre David che diede invece profondità al significato del gregge e del pastore.
Uscite figlie di Sion dalla condizione di ascolto schiava dei sensi corporei, a loro volta sottomessi all’interpretazione che il mondo dà alle cose ed evitate di compiacervi delle grandi opere della terra considerandole il frutto del solo intelletto umano. Uscite figlie di Gerusalemme dalla fiducia cieca nella scienza separata dai sette doni dello Spirito Santo e lasciatevi conquistare dalla Grazia sacramentale fonte delle intuizioni spirituali. La corona che il re Salomone ha sul capo è quella che sua madre gli pose nel giorno delle nozze poligamiche, quale simbolo della sapienza maschile che in Cristo avrebbe fecondato 700 mogli e 300 concubine, vale a dire l’intera umanità. Il giorno della gioia per tale incoronazione è dunque figurazione delle nozze mistiche che lo Spirito di Cristo avrebbe contratto con la sua Chiesa nel giorno della Sua immolazione sulla Croce, per mezzo di Maria Santissima».

 

(CAP 4)

1Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
2I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
3Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
4Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
5I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
6Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
7Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

(CC 4, 1-7) Lo Spirito Santo si rivolge adesso direttamente a Maria Santissima, la Madre della Chiesa, che apostrofa come bella e amica. Esordisce soffermandosi sugli organi periferici della vista che sono i Suoi occhi, i quali appena s’intravedono dietro al velo di mistero e che vengono paragonati a colombe in volo. Queste simboleggiano verosimilmente le visioni spirituali ricevute e donate agli uomini con puro amore materno.
Nel procedere dall’alto verso il basso è ora la volta dei capelli della Vergine, comparati ad un gregge di capre che discendono lungo i versanti della catena montuosa del Gàlaad, a oriente del fiume Giordano e della terra di Samaria. Con tale immagine lo Sposo indica l’amore nutrito da Maria per la Chiesa Universale che nasce dall’alto della Volontà Divina e discende, come comunità umana, lungo la valle e la pianura dell’intenzionalità terrena. Il desiderio più alto della Madre Celeste consiste nella totale trasformazione di tale gregge disordinato e disobbediente di capre in un gregge organizzato e mite di sole pecore sotto la guida di un Unico Pastore. Le capre dei cieli costituiscono il braccio orientale del patibolo e quelle della terra saranno posizionate a sinistra nel Giudizio finale, l’auspicio materno è che tutte facciano ritorno al Cuore di Dio quali cellule ecclesiali del Suo Corpo Mistico in Cristo. Il fiume sinuoso del Giordano rappresenta la linea di demarcazione che separa la parte sinistra orientale della Creazione da quella destra occidentale della Rivelazione. Le estremità pilifere dei capelli di Maria, piantati sulla convessità più alta del Suo corpo quando si trova in posizione eretta, sottolineano crescendo in direzione del cuore tale ardente desiderio materno. I Suoi capelli difatti, simili a dei sogni materializzati, si prolungano verso il basso per proiettarsi sulla regione toracica del Suo grande cuore.
I denti sono al contempo equiparati ad un gregge di pecore tosate che, dopo avere dato il prezioso contributo della lana ed avere assolto alle funzioni masticatoria, fonetica e del linguaggio risalgono dal bagno procedendo, ciascuna appaiata al proprio antagonista, in una posizione ben precisa lungo le arcate dentarie superiore ed inferiore. I denti sono collocati nel cavo orale e vanno considerati come dei veri e propri organi costituiti da più tessuti e derivati tessutali. L’uomo è difiodonte, che significa disporre nell’arco della vita di due dentizioni successive ed è in aggiunta eterodonte, nel senso che ciascuna delle due serie di denti è fornita di elementi tra loro molto diversi per dimensione, forma e funzione. L’immagine delle pecore dal vello tagliato che procedono appaiate in salita subito dopo aver fatto il bagno rimanda alla Grazia Battesimale che, dopo l’immersione nelle acque, dona a ciascun fedele sacramentato la nuova vita in Dio Creatore. Il conseguimento della dentizione definitiva è un processo lento che inizia intorno al secondo anno di vita e finisce verso il trentesimo anno di età. Intorno ai dodici, tredici anni la gran parte dei denti è già erotta nel cavo orale e nella religione ebraica tale età coincide con l’acquisizione della maturità spirituale a tredici anni ed un giorno per i ragazzi e a dodici anni ed un giorno per le ragazze. I trentadue denti, collocati orizzontalmente sulle due arcate mascellare e mandibolare, ortogonali alle trentatré vertebre posizionate verticalmente a costituire il rachide spinale, saranno in grado con la maturità spirituale di masticare il cibo riservato agli adulti. Il segno del raggiungimento di tale nuova realtà si configurerà nella facoltà di discernere il bene dal male declinandosi in un armonico rapporto occlusale tra la dentizione mascellare e quella mandibolare, tra il gregge delle pecore che pascolano nei campi del massiccio facciale “immobile” ed il gregge delle pecore che bruca nel territorio della pastorizia mandibolare “mobile”. La Comunione eucaristica assunta sacramentalmente o spiritualmente dal fedele lo connette in realtà immediatamente al Corpo Mistico della Chiesa, facendo sì che colui che ha assunto il Corpo ed il Sangue di Cristo sia da questi stato assimilato e sia entrato a far parte di un metabolismo spirituale metafisico di portata universale. Attraverso i fedeli sacramentati che salgono verso Dio dopo avere fatto il bagno nel confessionale, il gregge mascellare degli angeli e dei santi procede all’unisono secondo l’intenzionalità di Cristo, in perfetta armonia con il gregge mandibolare della Chiesa pellegrina.
Le labbra di Maria hanno lo stesso colore rosso del Sangue del Suo Unigenito, Sangue espiatorio versato da Gesù al Suo cospetto dal momento della circoncisione a quello della crocefissione e che le labbra della Madre custodiscono come un nastro prezioso dalla grotta di Betlemme al monte Calvario.
Lo Spirito Santo, che parla esclusivamente delle cose di Cristo, paragona ad uno spicchio di melagrana la guancia che si intravede attraverso il velo della Sua Sposa, per mezzo della quale ha luogo la proclamazione della Parola atta a diffondere il retto comportamento dell’uomo tramite le 613 prescrizioni della legge, 365 divieti e 248 obblighi.
Il collo della Vergine diviene la torre di Davide, fortezza inespugnabile strategicamente collocata nell’area anatomica di passaggio dalla regione toracica alla regione del capo. I mille scudi che vi sono appesi sono l’emblema delle armature dei santi che, nella preghiera e nelle scelte maturate con il cuore e la mente, si sono totalmente sottomessi alla suprema Volontà di Dio trovando riparo e difesa nella Madre.
I seni di Maria sono misericordia e giustizia, gemelle della madre gazzella che allatta uno ad uno tutti i Suoi figli portandoli fra i gigli della purezza.
«Prima che inizi a soffiare il vento leggero del pensiero iniquo che in prossimità della fine dei tempi allungherà sulla terra le ombre sul suolo, nel senso che i mediocri saranno elevati al rango dei grandi uomini di un tempo, me ne andrò sul monte della mirra. Trattasi del monte amaro della gestazione o della collina dell’incenso, luoghi di elezione dove ci incontreremo insieme ai più deboli e indifesi. Tutta bella sei amica mia e non v’è in Te macchia di peccato perché Tu sei l’Immacolata e l’Assunta.

 

8Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
9Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
10Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
11Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
12Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
13I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
14nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
15Fontana che irrora i giardini,
pozzo di acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

(CC 4, 8-15) Vieni con me sui monti e sulle colline delle gestazioni dall’alto della Tua gloriosa Assunzione paragonabile al Libano, che a nord o mia Sposa diletta confina con la Galilea sovrastandola. Osserva cosa avviene a valle, guarda dalle vette più alte della catena montuosa situata a nord-est della Palestina, dalle tane dei leoni feroci e dai monti dei felini sanguinari, luogo dove vivono i leopardi tra i più grossi predatori e considera la strategia di morte messa in moto dal maligno con la collaborazione dell’uomo, a danno dei Tuoi figli più indifesi.
Lo Spirito Santo continua: «Tu Maria mi hai rapito il cuore e sei diventata per me la Sposa con la quale vivo l’intimità di una Sorella in quanto io, Spirito di Gesù e Te Madre del suo Corpo Mistico viviamo nel medesimo Amore del quale il Padre, Io e il Tuo Figlio siamo testimonianza. Una Cosa Sola in Tre Persone uguali nell’Amore e distinte nelle modalità espressive di tale Amore. Tu sei la mia Sposa fedele, perché sempre ti lasci fecondare in pienezza dalla Parola di vita che io veicolo per mia natura.
Tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo, quale riflesso vivente della Vera Luce che hai dentro. Mi hai sedotto con una sola perla della collana che porti sul collo, quale anticipazione della Perla Zigotica del Tuo Unigenito allo stadio di vita unicellulare dell’Annunciazione.
Quanto sono soavi tutte le Tue azioni che come carezze partono dal tabernacolo toracico del Tuo Cuore immacolato, Sorella e Sposa mia. Quanto sono più deliziosi del Vino versato gli effetti prodotti dai Sacramenti che per Tuo tramite raggiungeranno l’umanità con gratuità e somma benevolenza. L’odore dei Tuoi profumi è superiore a qualsiasi sostanza odorante, perché Tu sei il Profumo dei profumi di Dio.
Le Tue labbra, come ante di una porta, gocciolano il miele incontaminato e dolce prodotto dalle api mellifere nelle arnie di Dio, quali immagine degli angeli e dei santi nel Mistero Eucaristico che si celebra sull’Altare. Il miele di tali api ed il latte delle Tue mammelle rappresentano il nutrimento dei Tuoi figli, quali cellule di un solo Corpo Mistico. Latte e miele sono presenti in ogni parola espressa dalla Tua bocca e sotto la Tua santa lingua quando parli. Il profumo delle Tue vesti è il profumo celeste del Libano.
Mia Sorella e mia Sposa sei uno splendido giardino chiuso e incontaminato, la cui fontana aortica non ha mai conosciuto e distribuito al Tuo organismo altro che immacolatezza, rimanendo sigillata al suo interno.
I Tuoi germogli sono un giardino di melagrane, all’insegna della pluricellularità universale dell’intero genere umano che in Te viene in Cristo di continuo concepito per volere del Padre. Il Tuo giardino ha il sapore prelibato di una piena maturità spirituale e materiale. I Tuoi germogli, una volta aperti, diventano alberi pregiati e profumati del Profumo di Dio, colmo dei migliori aromi.
Tu, nel Santissimo Sacramento dell’Altare sei la Fontana incontaminata e l’Acquedotto di Grazia che irrora dell’Acqua, del Sangue e de Cuore di Dio i singoli giardini corporei degli uomini attraverso i fedeli che si accostano al Sacramento, divenendo nel Battesimo il Pozzo di acqua viva dal quale sgorgano dal cielo i ruscelli che danno la vita alla terra».

 

16Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

(CC 4, 16) Adesso è Maria Santissima a parlare: «E tu, vento di settentrione, che gli uomini conoscono sotto il nome di “Aquilone” allontanati con quell’aria fredda che veicoli e che mortifica le mie piante! Mentre Tu “Ostro” Vento del sud, Vento del Mezzogiorno, Vento della Giudea, Vento della fecondità della Terra, alzati e vieni perché sei caldo e favorisci ogni forma di vegetazione ed il diffondersi degli aromi nell’aria! Venga lo Spirito Santo nel mio giardino che è il Corpo della Sua Sposa chiamata a concepire Cristo ed il Suo Corpo Mistico e ne mangi attraverso i fedeli i frutti prelibati dei sette Sacramenti che Lui ha coltivato con infinita pazienza e sommo amore».

 

(CAP 5)

1Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

(CC 5, 1) Lo Spirito Santo riprende: «Non ho resistito al Tuo invito e sono venuto nel Mio giardino che è il Tuo cuore, mia amata Sorella, Sposa e Madre della Chiesa. Sono venuto da Te che hai in gestazione il Corpo Mistico di Cristo nel Tuo Grembo immacolato. Sono venuto e raccogliere la mia mirra amara e il mio balsamo profumato; sono venuto a mangiare il mio miele ed il mio favo di celle di cera dove vengono deposti il miele, le larve della vita nascente ed il polline. Sono venuto a bere il mio Vino della Transustanziazione ed il mio latte della Resurrezione nel Corpo di Cristo che ha ricapitolato ogni cosa amara e dolce della Terra grazie al Sì che fedelmente le Tue labbra continuano a pronunciare.
Nutritevi voi tutti amati fedeli, che con il Battesimo siete diventati amici miei, bevete il Sangue dell’unione fraterna che vi connette in Cristo per mio tramite al Cuore del Padre, fino ad inebriarvi come se foste ubriachi d’Amore. Perché è con l’Amore di Cristo che anima le prove della vita che ciascuno potrà testimoniare la sua passione per Lui vincendo ogni tentennamento, dubbio e tentazione».

 

2Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! E’ il mio diletto che bussa:
«Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne».
3«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
4Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
5Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
6Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.

(CC 5, 2-6) Maria riprende: «Quando per la morte in Croce del mio Unigenito io mi sono trovata come se dormissi, con il mio stato di coscienza e la mia volontà sospesi ed i contatti con i sensi e la parte motoria della mia fisicità parzialmente interrotti nei confronti del mondo che mi circondava, il mio Cuore vegliava con Cristo ed io ho avvertito nitidamente il mio Sposo diletto che bussava nel mio intimo, da dentro il mio essere chiedendomi di aprirgli la porta.
Lo Spirito Santo nel sonno e nello stato di dormiveglia che ho provato in quel momento mi ha sussurrato: “Aprimi Sorella mia, mia Amica, mia Colomba, mia Creatura perfetta, mia amata Madre della Chiesa Universale perché il mio capo è bagnato di rugiada, non di brina né di guttazione. Apri al Dio della Vita perché il mio capo è bagnato del vapore acqueo che elevandosi dal suolo si è condensato in gocce di acqua pura ed i miei riccioli sono intrisi di gocce notturne di vita nascente».
Maria continua: «Mentre dormivo mi sono tolta la Veste del dolore nella quale avevo custodito la pienezza della Tua Parola e mi sono addormentata nella Tua Pace, non come si addormentarono gli apostoli sul Tabor o nel Getsemani per lo sfiancamento delle loro membra. Come indossare nuovamente tale Veste e mantenerne integro lo splendore? Ho bisogno del Tuo aiuto per non trovarmi appesantita di umanità e denudata spiritualmente, così come ho bisogno di sporcare nuovamente i miei piedi bagnati dal Sangue di Cristo e di rimettermi in cammino per il bene dell’umanità? Aiutami Tu, mio Sposo, ad alzarmi e ad uscire da me stessa per raggiungere con la discesa agli inferi e dentro al mio Manto il Corpo esanime del mio Unigenito, le periferie più lontane e profonde della terra, dove Tu mi spingi ad andare. Rendimi capace di fare ritorno da questo viaggio tenebroso e continuare ad essere la Madre tanto dell’uomo-acqua quanto dell’uomo-sangue, tanto dell’uomo-senza osso quanto dell’uomo-con osso, tanto della roccia-unicellulare dell’umanità quanto dei massicci rocciosi della pluricellularità».
Maria intravede nel dormiveglia che il Suo Sposo ha messo la mano ed ha coperto quel fievole barlume di luce che Le permetteva di vedere al di là della morte del Figlio, esso viene paragonato ad una tenue fenditura attraverso la quale dall’interno della Sua camera riusciva a vedere fuori, al ché un brivido La sconvolge e La fa destare completamente dal sonno facendole prendere coscienza della reale morte del figlio. Si alza dunque per aprire allo Spirito Santo, Suo Sposo e si accorge che le Sue mani stillano il profumo amaro della mirra, che fluisce copiosamente dalle Sue dita cospargendo di amarezza la serratura di quella porta di confine. Non appena aperta il Suo Diletto se ne è già andato, scomparendo dalla Sua vista. Maria è sola negli inferi con Cristo morto disceso con Lei nel Suo Manto tra i morti e si sente venire meno. Cerca il Suo Sposo ma non Lo trova e dunque Lo chiama con gemiti senza ricevere alcuna risposta.

 

7Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
8Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

(CC 5, 7-8) Le guardie che sono figurazione del controllo che gli angeli decaduti possono esercitare ancora con l’inganno e sotto Permissione divina sulle anime che hanno oltrepassato la soglia della morte, all’udire la mia voce e conoscendo chi fossi mi hanno percossa e ferita fisicamente nell’anima. Mi hanno strappato di dosso il Manto nel quale avvolgevo il mio Unigenito che ho tenuto ancora più stretto a me. Le guardie messe a protezione delle mura difensive della città degli inferi e dei suoi recinti, totalmente impenetrabili dalla mente umana sono anche i puri spiriti che hanno in custodia i confini di quanto sia lecito dire e di quanto non lo sia e che considerano il dire ed il fare proprietà esclusiva del loro padrone. Non erano le guardie che hanno in custodia la santità delle mura biologiche e spirituali dell’uomo, non si trattava delle sentinelle dei mosaici fluidi e delle membrane semipermeabili che avvolgono e proteggono all’interno del loro periplo il DNA della vita dell’uomo sin dal concepimento sulla terra, non erano i puri spiriti angelici fedeli ed innamorati della creazione di Dio bensì i Suoi usurpatori e traditori inveterati.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, quanti tra voi vivono e si nutrono dell’ascolto spirituale e non di parole di uomini o di intenzioni suscitate dal maligno, se trovate il mio Diletto che vi sussurra da dentro il cuore cosa Gli direte di me che sono la Sua Sposa e che ho nel Mio Grembo il Corpo Ecclesiale di Cristo morto che sta per vivificare la morte con la Sua Resurrezione? Ditegli per cortesia che sono semplicemente malata d’Amore anche dopo avere toccato il fondo di questa tenebrante discesa».

 

9Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

(CC 5, 9) Le figlie della città santa di Gerusalemme, gli ascoltatori in preghiera della Parola di Dio si rivolgono dunque alla loro Madre e Le chiedono: «Che cosa ha il Tuo Diletto Sposo lo spirito Santo di così diverso da un altro spirito guida o da un’altra divinità trascendentale perché noi dovremmo sentirlo o prestargli ascolto? O Tu che sei la più bella tra le donne, dicci e spiegaci che cosa ha dunque il Tuo Diletto di così diverso da un’altra divinità perché continui a scongiurarci con tanta veemenza e ardore?».

 

10Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
11Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
12I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
13Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
14Le sue mani sono anelli d’oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d’avorio,
tempestato di zaffiri.
15Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d’oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
16Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

(CC 5, 10-16) Maria risponde con disarmante trasparenza: «Il mio Sposo è Acqua e Sangue, è Bianco e Rosso, è il Fiume in piena sgorgato dal Costato trafitto di Cristo. Egli è il solo a poter essere riconosciuto tra mille e mille corsi d’acqua perché è il solo Fiume della Vita.
Il Suo capo è tenero e duttile come l’oro, malleabile e carico di Misericordia al contempo. Il numero che lo contraddistingue è il 79, quale riflesso del numero atomico dell’oro e il Suo colore il giallo. La Sua purezza è inattaccabile.
I riccioli del Suo capo sono simili a grappoli di palma che hanno la peculiarità di produrre i frutti sulla sommità del tronco indiviso, da dove si dipartono a ventaglio i rami della Sua grande chioma. Riccioli di colore nero come nero è il piumaggio del corvo dal becco giallo, perché il solo pensiero del mio Sposo è quello di portare la Luce di Cristo a quanti vivono nel buio della Sua ignoranza.
Gli occhi del mio Diletto sono simili a colombe in entrata ed in uscita dalle colombaie orbitali del Suo Volto e volteggianti sui ruscelli d’acqua dei dotti lacrimali e sui rispettivi laghi che bagnano le congiuntive quali sottili pellicole, prima di sfociare nelle cavità nasali di entrambi i lati.
I denti del mio Amato sono bianchi e sembrano ancora inumiditi dal latte bianco sgorgato dalle mammelle prospicienti il cuore della sua Amata Sposa, quale prezioso nutrimento all’umanità nelle prime fasi di vita. Denti incastonati nelle ossa mobili e immobili del massiccio facciale, così diversi tra loro benché in armonia nell’espletamento delle loro funzioni, splendenti come gemme incastonate nella roccia.
Le Sue guance sono splendide strutture a ponte tra le parti mobili e immobili del volto. Quando il mio Diletto parla la Sua mimica facciale fa assumere loro la forma di aiuole di balsamo e quando egli respira, ascolta o scruta qualcosa, diventano simili ad aiuole di erbe profumate.
Le Sue labbra hanno la purezza dei gigli dei campi che effondono l’Amore di Dio ed il sapore amaro del tradimento dell’uomo che ha richiesto la Passione di Cristo quale Mirra sacrificale necessaria al conseguimento della Redenzione e la Salvezza.
Le Sue mani sono simili ad anelli d’oro per accogliere ed impreziosire tutte le azioni degli uomini, di cui le mani sono uno degli strumenti d’elezione, al fine di porre il Suo sigillo di Verità e di Amore su ogni piccola e grande loro opera rendendola bella e incastonata come una gemma preziosa nel monile della storia della Salvezza.
La regione anteriore del torace del mio Diletto è costituita di avorio tempestato di zaffiro azzurro e rubino rosso, evocanti il Sangue e l’Acqua della Trafittura ma che rappresentano anche le principali varietà di questo splendido minerale conosciuto pure con il nome di corindone.
Le Sue gambe sono colonne di alabastro, roccia di tipo evaporitico e di origine gessosa dalla consistenza piuttosto tenera. Tali estremità inferiori non finiscono con i due piedi bensì nelle basi immobili e massicce composte di oro puro del Corpo Mistico ed immobile di Dio. È all’interno di tale Corpo che hanno luogo tutti i cammini degli uomini, rivestendosi di significato ed illuminandosi alla Sua Luce.
Il Suo aspetto è paragonabile al paese del Libano, che confina a nord con la Galilea e che sovrasta con la Sua magnificenza ogni cosa. È ancora simile ai Suoi grandi cedri dal maestoso portamento a candelabro, che vegetano possenti e caratterizzano quella terra. In maniera analoga il Santo Vitigno di Gesù è stato piantato e si è radicato nella mia Terra Verginale ed Immacolata che a nord confina da sempre con i cieli di Dio.
Il mio Diletto ha un palato che trasforma in dolcezza ogni cosa percepita come amara dagli uomini, dal momento che le Sue papille gustative divine trasmettono ai centri superiori della corteccia cerebrale increata di Dio Padre esclusivamente il gusto dolce dell’Amore che da Lui si irradia e a Lui fa ritorno.
Lo Spirito Santo è unicamente delizie! Questo è il mio Diletto, questo è il mio Amico o figlie di Gerusalemme che prestate ascolto ai Suoi sussurri e chiedete a me, Sua Sposa notizie di Lui».

 

(CAP 6)

1Dov’è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?

(CC 6, 1) Dov’è andato il tuo Diletto o Maria, o bella fra le donne ed Unica ad essere discesa negli inferi portandovi il tuo Figlio morto? Puoi risponderci solo Tu che hai incorporato tutta la bellezza della Terra. Dicci dove si è recato il tuo Diletto? Diccelo, perché dopo quello che hai riferito di Lui noi Lo possiamo cercare insieme a Te e trovare nei Sacramenti che per Tuo tramite raggiungono l’uomo.

 

2Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
3Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.

(CC 6, 2-3) Maria risponde alle richieste avanzate dalle figlie di Gerusalemme e si sofferma nella spiegazione: «Il mio Diletto era sceso nel giardino del cuore piantato nell’Eden corporeo dei nostri progenitori che era il Suo giardino. Egli era presente nelle aiuole di balsamo che disegnavano le gote di Adamo ed Eva. Egli regnava sovrano nei tabernacoli del capo, del torace e dell’addome dell’uomo e pascolava il gregge della cellularità corporea visibile e invisibile, i cui prati erano irrigati dal grande fiume dell’aorta. Tale fiume connetteva mirabilmente il centro dell’Eden cardiaco alla periferia. In quei tempi lontani non ancora segnati dal peccato originale, il mio Diletto coglieva unicamente i gigli della purezza e dell’amore che crescevano copiosi presso l’umanità. Dopo la caduta, in vista della mia nascita come Madre della Nuova umanità ai piedi della Croce di Cristo mio Unigenito, con il secondo Sì che pronunciai non più con le labbra ma con il palpito del mio cuore, divenni per Lui non più soltanto la Sua Sposa ma la Sua Amata, la Sua Amica e la Sua Sorella. Ora Egli pascola il gregge dell’umanità che ho in Grembo, quale Corpo Mistico di Cristo, tra i gigli sacramentali profumati della Chiesa».

 

4Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
5Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
6I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
7Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
8Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
9Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l’unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
10«Chi è costei che sorge come l’aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?».
11Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
12Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.

(CC 6, 4-12) A questo punto interviene lo Spirito Santo che esclama: «Tu sei bella Amica mia, sei bella come la capitale del regno del nord che è Tirsa e come la capitale del regno di Giuda che è Gerusalemme. Tu sei bella Amica mia, come il Tabernacolo cerebrale ed il Tabernacolo addominale della gestazione uterina uniti dal Tabernacolo toracico dove risiede il Cuore di Dio. Sei bella e terribile al contempo per i misteri che accoglie la Tua Persona. A Te soltanto è stato dato da Dio di conoscere in profondità ogni singola cellula, tessuto, organo e apparato del Corpo Mistico di Cristo che è la Sua Chiesa, ciascuno di essi così fiero nel portare la sua particolare bandiera ed il suo drappo di rappresentanza nel differenziarsi istologicamente. Non fissarmi con i Tuoi occhi perché la sola idea del Tuo sguardo materno quale sintesi mirabile di razionalità e spiritualità mi turba, scrutami con l’intuizione della Fede piuttosto che con gli strumenti della percezione fisica e metafisica.
Le Tue chiome sono come un gregge di capre, perché il Tuo pensiero è fondamentalmente per i Tuoi figli che potrebbero perdersi a causa delle loro scelte disordinate ed impulsive. Tale gregge scende sregolatamente dal monte Galaad, Gal-Ed o Mizpa, che declina a occidente del Giordano, laddove il vecchio Labano ed il giovane Giacobbe strinsero il loro patto invocando Dio quale Testimone Onnipresente.
I Tuoi denti sono simili ad un gregge di pecore che risale dal Bagno battesimale, ciascuna di esse rivestita della Parola di Dio divenuta Corpo di Cristo nell’Eucarestia, ornato del Suo Sangue, della Sua Acqua e del Suo Cuore spezzato. Ciascuna pecora cammina sui prati mandibolari, appaiata al proprio antagonista mascellare, procedendo nell’armonia occlusale lungo la strada del ritorno alla Casa di Dio.
La Tua guancia è come uno spicchio di melagrana che si intravede attraverso il velo del mistero che avvolge la Tua Persona di profilo, Essa in ogni Sua parte rimanda alla fecondità pluricellulare della creazione.
Se sessanta sono state le regine della storia, dieci per ciascun giorno della prima creazione; se ottanta le spose, dieci per ogni giorno della seconda creazione e se senza numero sono le fanciulle di quanti persistono nell’ascolto della Parola quali figlie di entrambe le creazioni, unica è la mia Colomba, la mia Sposa perfetta e la mia Amata. Ella è la sola Donna ad avere in gestazione nel Suo Grembo Immacolato il Corpo Mistico di Cristo, che è la Sua Chiesa, la realizzazione in assoluto preferita da Maria Santissima, Sua genitrice.
La parte femminile del Creato dalle regine alle fanciulle, comprese le ottanta spose, La riconoscono Beata e ne intessono le lodi, mentre la parte maschile stenta a vederla rimanendo pertanto inabile a riconoscerla per quello che realmente è.
Lo Spirito Santo prosegue e pone all’attenzione dell’umanità questa domanda: “Chi è Costei che sorge come l’aurora vale a dire che precede il sorgere del Sole, segno dell’Incarnazione del Verbo? Chi è Costei che sorge quale Madre di Dio in quel brevissimo lasso di tempo che fa seguito all’annuncio dell’Arcangelo Gabriele? Chi è Costei bella come la Luna, chiamata a divenire il Grembo di Dio e Madre Universale sulla terra e nei cieli riflettendo di notte la Luce infinita del Suo Unigenito? Chi è Costei, splendida come il Sole che porta nel Suo Grembo immacolato Gesù nella fisicità della carne ed il Suo Corpo Mistico nella metafisicità dello Spirito? Chi è Costei che puntualmente atterrisce ogni mente umana che si avvicina con la sola ragione all’incommensurabile Mistero di grazia e di gloria che avvolge la sua Persona? Chi è Costei scelta e voluta dalla Santissima Trinità quale Madre di Dio in pre-visione della venuta di Cristo? Chi è dunque Costei insignita di tanti titoli che il vento trasporta come schiere a vessilli spiegati?”
Lo Spirito Santo prosegue: “Sono sceso nel giardino dei noci, sono sceso nel giardino di questa specie di piante che presenta nello stesso individuo fiori di entrambi i sessi. Sono sceso nel giardino dell’umanità, con la piena consapevolezza di quanto essa prediliga l’aspetto cerebrale a quello cardiaco, inclinazione sottolineata dai gherigli cerebriformi del frutto del noce, pianta che gli antichi romani avevano consacrato al re degli dei, Giove. Sono sceso, quale Terza Persona della Santissima Trinità presso il gregge dell’umanità, che abbiamo voluto e costituito sin dal suo esordio unicellulare e per l’intero arco del suo divenire, quale sintesi finale di una mirabile costruzione biologica fondata sui cromatidi paterni e materni. Questi, variamente combinati e raccolti in ventitré paia di cromosomi furono messi a fondamento del genoma umano. Sono sceso nel giardino dei noci, il cui frutto è un guscio duro contenente un seme commestibile, a sua volta formato da due cotiledoni chiamati gherigli che a loro volta risultano divisi in quattro lobi, separati da un tramezzo membranoso, che richiamano i due emisferi cerebrali ed i due cerebellari dell’encefalo umano. Sono sceso in questo splendido giardino nel quale ciascuna persona inizia il suo cammino terreno sotto forma di zigote, presentandosi con il frutto dal guscio legnoso all’esterno a protezione del seme carnoso e commestibile che si trova al suo interno. Un frutto a due valve con un nocciolo legnoso e resistente simile alla calotta cranica che custodisce al suo interno il prodigioso seme cerebriforme irregolarmente lobato e ripiegato nei suoi gherigli pensanti, interconnessi come i due emisferi cerebrali sin dalla fase di zigote. Zigote, in grado di elaborare una tra le più alte forme del pensiero umano nel gheriglio della sua anima e per tali ragioni particolarmente appetibile al maligno. Ero sceso in questo giardino per godere del verdeggiare della valle, pur sapendo nella mia Onniscienza che un giorno avrei assistito alla lacerazione di tali frutti ed al banchetto luculliano dei loro semi, nella crioconservazione degli embrioni e nella loro cieca, motivata e legalizzata manipolazione. Ero sceso per vedere se la Vite di Cristo piantata sul Golgota nella Terra Santa di Maria, aveva messo i Suoi germogli. Ero sceso a vedere se fossero fioriti i melograni a testimonianza del Suo Corpo Mistico pluricellulare, la vetta eccelsa della creazione, il culmine di ogni fisicità e l’apice di qualsiasi forma di spiritualità in cielo e sulla terra. Ero sceso a vedere lo sviluppo e la crescita della fede nell’umanità, in virtù dei 365 divieti e dei 248 obblighi consegnati alla Torah e successivamente consegnati alla Chiesa con la nuova legge dell’Amore Misericordioso. È stato in nome di questo Amore incondizionato che sono salito sui carri di Ammi-nadìb, che sono i carri militari del principe di questo mondo e che veicolano la morte, la sofferenza, la malattia e la devastazione per portare su di essi Vita, Gioia, Salute e Unità.
Questa mia scelta è dettata dalla mia Natura Divina che vivifica ogni situazione di morte e di trapasso a favore di chi mi invoca.

 

(CAP 7)

1«Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti».
«Che ammirate nella Sulammita

(CC 7, 1) Le fanciulle di Gerusalemme a questo punto esclamano nel contemplare la maestà di Maria Santissima grazie alle Parole del Suo Sposo: «Volgiti, volgiti Sulammita, volgiti, volgiti Sposa di Re, vogliamo ammirarti!»
Lo Spirito Santo chiede loro: «Che cosa ammirate della mia Sposa, è curiosità la vostra o realmente ammirate in Lei qualcosa di unico e profondo? La Sulammita, la Sposa del grande Re che è Colei che vi parla dal Cuore si è resa visibile con l’Annunciazione. In quel momento sublime di danza a due file di DNA divino ed umano ha manifestato la Sua incommensurabile grandezza, in quell’attimo Ella si è volta per essere ammirata da quanti ascoltano la Parola di Dio. Tutto questo ha avuto luogo allorquando il Suo cromatidio materno, quale frutto maturo dell’intera umanità, si è incontrato con il Cromatidio Immateriale, Increato ed Immobile proveniente dal Padre Celeste nel Mistero dell’Incarnazione di Gesù zigote, per la Potenza che mi è stata data quale Terza Persona della Santissima Trinità. In quell’attimo si è concretizzato quanto era già stato anticipato dalla danza d’invito babilonese da parte della Sposa a mostrarsi al Suo Re, di tipo nuziale, strutturata su due file con due cori».
durante la danza a due schiere?».

 

2«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d’artista.
3Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
4I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
5Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
6Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
7Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
8La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
9Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».

(CC 7, 2-9) Lo Spirito Santo riprende: «Come sono belli Maria, mia Amata, i Tuoi piedi che pur avendo camminato sul suolo terrestre non hanno mai fatto parte del cammino degli uomini quali figli della sola terra, per quanto Tu sia realmente figlia in virtù dell’umanità del principe di questo mondo pur esente dal peccato originale da lui inoculato sulla Terra. Tutto ciò hai compiuto grazie alla tua infinita fedeltà al Dio della Santissima Trinità.
Le curve dei Tuoi fianchi sono sempre più belle man mano che cresce nel Tuo Grembo Immacolato il Corpo Mistico del Tuo Unigenito, la più incantevole opera mai uscita dalle mani di Dio.
L’ombelico, atavico segno della Tua appartenenza alla maternità di Sant’Anna e alla paternità di San Gioacchino, rimanda al grande Calice Eucaristico che ci connette tutti a Te e che di continuo porgi traboccante del Suo Divino contenuto ai Comunicandi inebriati dalla Sua Onnipotenza.
Il Tuo ventre è un mucchio di grano costituito dal frumento di Cristo, dove ciascun chicco conserva la propria individualità e vocazione allietato dai gigli sacramentali di purezza e dal Tuo sincero amore di Madre Universale.
I Tuoi seni sono come due cerbiatti gemelli nati da una gazzella che, proiettandosi sulla superficie anteriore del Tuo Tabernacolo toracico elargiscono l’uno la giustizia e l’altro la misericordia, fino a quando i medesimi nutriranno di latte e miele i figli nati alla Vita Eterna.
Il Tuo collo è una torre d’avorio che unisce saldamente il Tabernacolo del capo al Tabernacolo toracico, luogo dove ha origine il suono articolato della voce nel tratto laringeo delle vie aeree superiori.
I Tuoi occhi somigliano a masse d’acqua pura che, raccolte a vari livelli nei bulbi oculari, permettono alla Grande Luce del Tuo Unigenito di illuminare la Tua Verginale Corporeità. Essi sono simili ai laghetti di Chesbòn o alle piscine di Esbon, città del territorio di Gad a nord-est del mar morto presso la cui porta di Bat-Rabbìm vi era un grande passaggio di persone.
Il Tuo naso è simile alla torre del Libano che, mentre si delizia a occidente del Profumo di Dio scaturito dal Costato trafitto, guarda in direzione di Damasco verso oriente confidando nel prodigio delle nuove conversioni sulla scia di San Paolo.
L’intelletto prodotto dal Tabernacolo del Tuo capo sovrasta largamente ogni intelletto umano così come la maestosa catena del Carmelo, nell’alta Galilea, sovrasta a nord-ovest la terra di Israele. Tale condizione privilegiata fa di Te la Madre della Sapienza.
La chioma del Tuo capo è come la porpora che si estrae dai molluschi che pullulano nelle acque dei mari, quale immagine dell’Acqua e del Sangue che scaturirono dal Costato trafitto di Cristo che ha tinto di rosso porpora ogni Tuo pensiero. È lui il Re della Gloria che le Tue trecce hanno accarezzato ed abbracciato dalla Sua nascita a Betlemme alla deposizione dalla Croce a Gerusalemme».
Quanto sei bella e quanto sei graziosa Amore mio, Figlia, Sposa e Madre delle più ridenti delizie della Terra e del Cielo.
La Tua statura e la Tua immagine spirituali sono assimilabili ad una palma, i cui rami disposti a ventaglio indicano l’offerta incondizionata a 360° che di continuo rivolgi al Padre Celeste, laddove i Tuoi seni ardimentosi continuano impassibili a nutrire spiritualmente la creazione del Sangue del Tuo Figlio. Le anime della Chiesa Trionfante e le anime sante del Purgatorio sono simboleggiate dai grappoli di frutto che prorompono dalla base della Tua grande chioma.
Lo Spirito Santo seguita la Sua appassionata esposizione e ribadisce quanto ha affermato in precedenza: «Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri che Tu hai nutrito con i Sacramenti di Cristo e reso maturi affinché possa presentarli al Padre Celeste.
Siano dunque riservati a Me questi Tuoi seni a grappolo, frammisti di datteri e di uva quale segno dell’umanità multiforme, perché il Padre Celeste possa tutta accoglierla redenta e salvata nella Sua Casa. Il profumo del Tuo respiro riflette la freschezza delle mele e la bellezza delle rose, entrambe appartenenti alla vasta famiglia delle rosacee che si estende nella spiritualità biblica dalla mela del peccato alla rosa mistica della Ricapitolazione finale.

 

10«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
11Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
12Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
13Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
14Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

(CC 7, 10-14) Maria Santissima a questo punto si rivolge ad ogni singolo comunicando e proclama una Verità strepitosa: «Il tuo palato è come Vino pregiato mio amato figlio. Il palato che si è accostato al Grande Sacramento della Comunione ed ha gustato il Corpo ed il Sangue del mio Unigenito. Egli ha voluto che tu Lo assimilassi nella tua corporeità per poterla trasformare da Contenente passivo in Contenuto attivo in grado di divinizzare la tua carne mortale. Sei tu ora, mio figlio prediletto, a dovere nutrire ed edificare nella Santità di Cristo l’unità della Sua Chiesa, che è il Suo Corpo Mistico. La tua persona è divenuta quel Vino pregiato sacramentato che scorre e fluisce nella Potenza dello Spirito Santo dentro e fuori di te, mediante quanto esprimerai con le labbra, attraverso quello che mangerai con i tuoi denti e che compirai con le mani.
Io sono tutta per il mio Diletto, lo Spirito Santo, Che compie ogni cosa secondo l’Intenzionalità del mio Unigenito e Che insieme al Padre e il Figlio sono un Solo Dio.
Vieni, mio Diletto, andiamo insieme nel semenzaio dell’umanità dove è bassa la densità della popolazione umana. Andiamo insieme nei campi della vita intrauterina, nelle provette di laboratorio della fecondazione medicalmente assistita e nei contenitori della crioconservazione e dell’ibernazione. Passiamo insieme come due Sposi, quali Noi siamo, la notte della fede deliberatamente desiderata ed abilmente architettata dall’umanità e cerchiamo rifugio nei villaggi della corporeità dove le mitosi e le meiosi sono state bloccate.
All’alba della Resurrezione, di buon mattino, al risveglio dell’umanità adamica ci recheremo sempre insieme presso le vigne che il Padre ha dato ai Suoi vignaioli e là vedremo se la Vite di Cristo, piantata sacramentalmente nella Mia Terra Immacolata ha messo le Sue prime gemme. Per Suo tramite difatti tutto è stato creato e tutto ha vita di ciò che di visibile e invisibile esiste, compresa la vita nei contenitori della crioconservazione, della crio-preservazione e nelle provette della fecondazione. Quel mattino vedremo insieme se saranno sbocciati i fiori che avranno portato ai frutti della Verità, se saranno fioriti i melograni con il loro frutto pluricellulare differenziato quale emblema di un’Unica Mistica Corporeità e sarà là che ti darò le mie carezze di sposa, sfiorando la Tua pelle mediante le opere compiute da chi Mi ha conosciuta ed onorata.
Le mandragore, conosciute anche come mandragole, da un lato emaneranno un intenso profumo con la parte aerea della pianta e dall’altro, con le radici biforcate, rimanderanno alla sostanziale unità della figura umana nelle sue componenti maschile e femminile.
Io quale Madre Universale e Tu quale Spirito Santo, da sempre mio Sposo Celeste, mettiamo a disposizione a chiunque lo desideri la possibilità di potere accedere nella Casa di Dio, attraverso la porta d’entrata al Mistero che avrà scelta e di trovarvi quel particolare frutto spirituale che cercava. Tali frutti prelibati, che siano freschi o secchi, io mio Sposo diletto li custodisco gelosamente per presentarli esclusivamente a Te, Latore di vita».

 

(CAP 8)

1Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
2Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
3La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

(CC 8, 1-3) A questo punto è il Signore Gesù a parlare rivolgendosi a chi ancora non Lo conosce: “Oh se tu fossi un mio fratello allattato per mezzo del Battesimo e dei Sacramenti al seno di mia madre Maria Santissima, nella Chiesa! Trovandoti fuori dallo stato di Grazia, alla luce del nostro rapporto sacramentale di fratellanza, ti avrei potuto baciare senza suscitare giudizi di prevaricazione e sentimenti di disprezzo per il Mio gesto da parte di alcuno. Dopo il bacio ti condurrei e ti riporterei introducendoti nuovamente nella Casa di mia Madre, che è il Suo Grembo Immacolato assunto in cielo e al suo interno, nella Chiesa, quale Mio Corpo Mistico lascerei che tu Mi insegnassi l’arte dell’Amore verso Dio, verso gli angeli e i santi, verso te stesso, verso il prossimo, verso la tua Santa Madre e verso i tuoi stessi nemici. Un’arte inconcepibile per una mente umana che ha bisogno di essere insegnata a chi ancora non Mi conosce perché non ha conosciuto il Mio Nome. Un’arte che contempla il dono totale di sé senza ricevere nulla in cambio, secondo il criterio della gratuità più assoluta. A te farei bere il Vino aromatico della connettività sacramentale versato sugli Altari Eucaristici di tutto il mondo, a te darei il succo autunnale di colore rosso intenso della spremitura del mio melograno, quale segno trionfante del ritorno venoso al Cuore di Dio che ho conseguito mediante l’Opera di Redenzione cui farà seguito la Salvezza per quanti la invocheranno.
Ma tu non sei ancora mio fratello nella fede, perché non mi riconosci quale tuo unico Dio e non hai ancora Maria quale tua Madre, perché non La riconosci quale mia Madre, Madre di Dio e Madre di ogni uomo, compresi i tuoi nemici ed i Miei crocifissori. Fu ai piedi della Santa Croce che Ella, nella Deposizione, Mi strinse fortemente a Sé mentre il Suo braccio sinistro mi reggeva il capo e la Sua mano destra Mi abbracciava teneramente in quel dolorosissimo ed interminabile momento della Sua vita”.

 

4Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché non lo voglia.

(CC 8, 4) Lo Spirito Santo in quel tragico momento esordì nel cuore dei fedeli: «Io vi scongiuro figlie di Gerusalemme, voi fedeli tutti perpetuamente sintonizzati sull’ascolto della Parola di Dio che desiderate vivamente passare dalla condizione di fanciulle adolescenti a quella di figlie mature nella fede, non destate ve ne prego e non scuotete dal sonno la Mia Amata finché non sia Lei a destarsi. Non svegliatela dallo stato di indescrivibile dolore nel quale giace per la Morte del Suo Unigenito. Non scuotetela, ve ne prego e lasciate che sia Lei nel suo ineffabile ruolo di Figlia, di Sposa, di Madre e di Donna a decidere quando svegliarsi e confidare all’umanità che è Lei il Grembo di Dio e la Porta del Cielo che conduce al Cuore della Santissima Trinità.

 

5Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

(CC 8, 5) Lo Spirito Santo si rivolge ora ai credenti in ascolto e sonda circa la loro conoscenza su Maria Santissima scesa negli inferi con il Suo Unigenito, avvolto nel Suo Manto: «Chi è Colei che sale dal deserto della putrefazione della carne dell’uomo, appoggiandosi al Corpo esanime del Suo Unigenito morto senza avere mai conosciuto la corruzione o la decomposizione della Carne? Chi è Colei concepita Immacolata, quale creatura umana, pertanto nata sotto la pianta del melo da cui la prima Eva aveva colto e si era cibata del suo frutto che aveva poi dato a Adamo perché ne mangiasse anche lui? Chi è Colei che sale e diviene la Madre Universale con la morte del Suo Unigenito, il Cui Corpo immolato, dissanguato e desertificato Le ha fatto acquisire tale merito? Chi è Colei che è cresciuta ed è stata innalzata a livelli tanto eccelsi da guadagnare l’Assunzione al cielo in anima e corpo?
Mentre dormivi sotto il melo, simbolo della pianta portatrice del frutto del peccato originale le cui radici hai voluto raggiungere con la discesa agli inferi, Io Spirito Santo Ti ho svegliata mia Amata Sposa là dove Ti concepì, quale creatura umana, la maternità naturale di Eva e la maternità di Sant’Anna Tua genitrice che ti procreò».

 

6Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

(CC 8, 6-7) Lo Spirito Santo prosegue rivolto alla Chiesa che è nel Grembo di Maria e Le chiede: «Mettimi come sigillo sul Tuo Cuore alla Luce di quanto la Mia Sposa che è Tua Madre ha fatto per Te, affinché io non mi allontani mai più dal Tuo Cuore di Figlio Maschio, in Cristo Morto, Risorto, Asceso e Disceso dal Cielo. Mettimi come sigillo sul Tuo braccio sacerdotale perché io vi ponga tutta la mia forza onnipotente che assolve, benedice, consacra e somministra l’Eucarestia e gli altri Sacramenti di vita.
Perché forte come la Morte di Cristo è l’Amore che Dio Padre nutre per ciascun uomo ed infinita come l’Ostinazione del Male è la Sua Eterna Passione per l’umanità. La Permissione Divina del dolore e della sofferenza presso gli uomini a qualsiasi livello si realizzi, è un impeto di calore che Dio Padre trasmette a chi ne è potatore, perché si converta e converta gli altri affinché cresca e faccia crescere i suoi fratelli nella direzione di un’Unica Mistica Corporeità. Dolore e sofferenza sono lingue di fuoco che in luogo di distruggere plasmano, creano e rinnovano ogni cosa nel Suo Infinito Amore Trinitario! Le grandi acque non possono spegnere il Suo Immenso Amore anzi, canalizzate dalla Madre di Dio in fiumi arteriosi, in torrenti venosi ed in ruscelli capillari esse alimentano e trasportano tale Amore Divino, raggiungendo i vari distretti del corpo umano dal centro alla periferia.
Se uno ingannato dal maligno cedesse tutte le ricchezze della propria casa corporea in attesa di ricevere amore non avrebbe che disprezzo così come Gesù Cristo che, pur non ingannato, volle consegnarsi liberamente alla Croce ricevendo la trafittura della lancia persino dopo il decesso».

 

8Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
9Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d’argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
10Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
11Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d’argento.
12La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!

(CC 8, 8-12) Lo Spirito Santo, lo Sposo del Cantico, sta per giungere alla conclusione: «Noi, le Tre Persone della Santissima Trinità abbiamo dunque una piccola sorella che sei Tu, fedele di ogni tempo e luogo della Terra. Sei Tu la nostra Chiesa nata dal Costato trafitto di Gesù Cristo, uno di noi Tre e tutti Noi insieme, sei Tu ad essere stato chiamato a vivere la tua gestazione spirituale nel Grembo di Maria, nostra Figlia prediletta oltreché mia Sposa e Madre del Verbo Incarnato. Tu, nostra piccola sorella in Cristo non hai ancora i seni sviluppati dal momento che per ora vivi all’interno del Grembo la condizione filiale. Sarai adolescente al momento del Parto escatologico ed allora entrerai nella pubertà spirituale. Che faremo dunque per nostra sorella in Cristo il giorno in cui l’intera creazione parlerà di lei? Cosa faremo quando nascerà alla Luce e sarà rapita verso il Trono di Dio?
Se fosse spiritualmente paragonabile a una struttura muraria, progettata prediligendo lo sviluppo verticale ed atta ad assolvere le funzioni di sostegno, di recinzione, di delimitazione e di divisione tra la Gioia internamente e la totale Sua mancanza all’esterno, Noi le costruiremo un recinto d’argento, affinché le forze invisibili e violente del male non la possano più attaccare e travolgere.
Se invece la sua conformazione spirituale fosse assimilabile ad una porta interposta tra il bene ed il male, la rafforzeremo con tavole di cedro molto resistenti all’usura».
La piccola Chiesa neonata prorompe: «Io sono un muro e sono anche quella porta! I miei seni in formazione sono le due torri di difesa e di osservazione collocate sul territorio toracico, affinché scrutino con i loro occhi le cellule uomo in entrata ed in uscita dai tessuti del Corpo Mistico riflesso nella mia corporeità redenta, risuscitata e salvata. Così io appaio agli occhi del mio Diletto, lo Spirito Santo, come colei che ha trovato Pace perché nata dal Grembo della Benedetta fra le donne e radicalmente fedele come Lei a Cristo.
Una vigna aveva re Salomone in Baal Hamòn, paese considerato impuro e votato all’idolatria per la moltitudine delle altre divinità afferenti al dio Baal che ivi si adoravano. Affidò la sua vigna ai custodi pretendendo da ciascuno non il frutto naturale dell’uva, da cui avrebbe potuto ottenere un buon vino, bensì un compenso in denaro pari a mille sicli d’argento.
Ora io che ho la consapevolezza di appartenere con la mia anima ed il mio corpo alla Grande Chiesa di Cristo che è il Suo Corpo Mistico, so bene di essere stata piantata nella Terra Santa di Maria sul monte Calvario nel luogo del Cranio e che il mio vitigno è il Vitigno dell’Uomo-Dio Redentore e Salvatore del mondo. La vigna del re Salomone, quale vigna dell’umanità, la considero la mia vigna e mi sta sempre davanti, perché è Cristo che seguo e quanto avviene all’interno del Torchio Vinario del Suo Torace trafitto ad ogni Celebrazione eucaristica. A te dunque re Salomone i mille sicli d’argento che pretendi, per essere stato eletto da Dio dall’alto della tua sapienza re e guida della coltivazione della vigna sulla Terra, ai quali voglio aggiungere altri duecento sicli come interessi perché è il tuo popolo che ha dato i natali alla Chiesa Universale. Insignito da Cristo della carica di vignaiolo al Suo servizio dono a te ed ai custodi della Parola quanto detto».

 

13Tu che abiti nei giardini
– i compagni stanno in ascolto –
fammi sentire la tua voce.
14«Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».

(CC 8, 13-14) Il fedele dopo avere dato testimonianza della sua fede si rivolge in ultimo alla Madre Celeste: «Tu che abiti i giardini corporei dei figli dell’uomo – i compagni in vita sono in trepido ascolto – Tu che ci ami tutti e che hai di tutti noi cura sin dal concepimento fino alla distribuzione dei Sacramenti e che vivi la Santa Comunione nel Tuo stesso Corpo, fammi sentire la delicata soavità della Tua Voce perché anche i miei compagni di vita La ascoltino e smettano di vivere nella menzogna e passino dalla parte della Verità ».
Maria risponde con un flebile sussurro alla richiesta del figlio divenuto Chiesa: «Tu! Che hai permesso al Mio Sposo di farti recuperare l’immagine e la somiglianza del mio Unigenito corri! Fuggi veloce e libero con l’agilità di una gazzella e di un cerbiatto sopra i monti degli aromi, laddove ad accoglierti non saranno più né le parole elevate né la musica sublime degli angeli ma il Profumo soave e incontaminato di Dio Padre!».

 

 

 

 

 

 

 

 

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