NOVEMBRE 2018

COMMENTO AL CANTICO DEI CANTICI

“E’ il libro più poetico, sponsale, sapienziale e profetico della Sacra Scrittura. Il dialogo d’amore che lo caratterizza si muove in una dimensione temporo-spaziale non facilmente circoscrivibile. Il pensiero trasmesso dà l’impressione di appartenere a una condizione situata al di fuori del concetto comune di tempo, muovendosi ora in senso apparentemente contrario al suo scorrere naturale ora con un moto in avanti anticipatore di avvenimenti successivi. In entrambi i casi la relazione d’amore che lega i personaggi assume un significato contestualizzato nei singoli avvenimenti e, al contempo, pregnante e mai schiavo di una pura cronologia. I protagonisti del Cantico sono:1) Una coppia di sposi. Lui è la personificazione maschile Adamica e Lei quella femminile Evitica del genere umano, laddove Eva risulta essere spiritualmente e corporalmente intimamente unita ad Adamo. 2) Una coppia di eterni innamorati. Il desiderio di Lei di essere eternamente unita a Lui nell’Universalità del Progetto di Dio. Questo è concepito, sin dal principio, sul modello di una singola cellula madre in grado di convocare all’interno di un unico corpo tutte le cellule figlie che da lei avranno origine. Lui è lo Spirito Increato di Dio che nella Terza Persona dello Spirito Santo annuncia alla Chiesa pellegrina sulla Terra, dopo la Pentecoste, lo Spirito di Cristo; Lei è la Sua Sposa, Maria Santissima. 3) Le figlie di Gerusalemme apostrofano quanti nella vita spirituale sanno prestare ascolto alla Parola di Dio. 4) I figli sdegnati rappresentano coloro che hanno scelto di acclamarsi giudici e accusatori del prossimo nonché di se stessi. 5) infine v’è l’uomo compiuto, presentato nella realtà sponsale di maschio e femmina per ciò che riguarda la fisicità e, quale cellula vivente del Corpo Mistico per quanto concerne la spiritualità. Tale uomo è chiamato a costituire una nuova umanità che sia in grado di percepire già sulla terra il “Profumo di Dio. Una volta raggiunto tale livello di contemplazione, la coppia di sposi e la coppia di eterni innamorati, vale a dire la Chiesa Personale e la Chiesa Universale potranno operare in sinergia d’amore nella singola persona, che risulterà perfettamente marianizzata e dunque Cristificata ad opera dello Spirito Santo. Nell’ultima parte del Cantico, la Chiesa quale comunità di fedeli e la Chiesa quale convocazione di cellule si incontreranno sui monti degli aromi guidati dall’olfatto, il più “puro” tra i sensi spirituali. I singoli distretti anatomici, le percezioni, le sensazioni, l’agire umano, le figure del mondo vegetale e le personificazioni del mondo animale e del regno minerale assurgono, ciascuno nel proprio ambito, ad una dimensione simbolica eccelsa che consegna al fedele la chiave d’accesso nelle stanze più interne del proprio cuore e della sua anima. Le esigenze del Corpo di Cristo in accordo con la Sua Intenzionalità, combaciante con le direttive dello Spirito Santo, diverranno in quel giorno prioritarie rispetto alle necessità personali ed alle vecchie categorie di un tempo”.

 

(CAP 1)

(CC 1,1) 

1Cantico dei cantici, che è di Salomone.

(CC 1, 1) Il re Salomone, poligamo di spicco con le sue 700 mogli ed almeno 300 concubine, è l’autore ispirato del Cantico dei Cantici. La sua persona, figurazione del Mistero Trinitario, apre e pressoché chiude il Cantico, dal momento che la ritroviamo al terz’ultimo versetto del capitolo ottavo. Il poema evidenzia la figura di un unico re che riversa tutto il suo amore e la sua fedeltà nella femminilità che domina la sua vita, come se fosse al cospetto di una sola ed unica donna: l’Amata.

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(CC 1, 2-4)

2Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
3Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
4Attirami dietro a te, corriamo!
M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

(CC 1, 2-4) Il primo personaggio a parlare è lo Spirito Santo che si rivolge alla Chiesa la quale è in grado di ascoltare e comprendere le Sue parole. Nei baci che adesso scambia con Essa lo Spirito Santo fa memoria dei baci ricevuti dalla prima Eva nell’Eden e dalla seconda Eva Maria Santissima, Sua Sposa. Le tenerezze che la Chiesa Gli offre ora per mezzo dei Sacramenti sono addirittura più dolci del Sangue Espiatorio versato da Cristo per la redenzione dell’umanità. È nella Chiesa, quale Corpo Mistico vivente in grado di riunificare l’intero genere umano, che l’amore di Dio per ciascun Suo figlio raggiunge la massima espressione coniugale nella reciprocità dell’Amore che lega lo Spirito Santo a Maria Santissima, Sua Sposa. Questa è anche la ragione per la quale quanti prestano ascolto alla Parola di Dio e la mettono in pratica non possono non amare la Chiesa, rimanendo in Essa eternamente giovani ed eternamente innamorati. I Sacramenti sono paragonati alla fragranza dei migliori profumi della Terra ed il nome Chiesa viene assimilato ad un aroma unico ed inebriante. Nel versetto 4 è ancora lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, a rivolgersi alla Chiesa personificata quale Suo Corpo Mistico, da cui si sente baciata come da labbra di carne nell’atto in cui ciascun comunicando riceve Gesù Eucarestia. Lo Spirito Santo chiede pertanto alla Chiesa di continuare a sedurlo con il Suo cammino di fede, in modo che possa sempre seguirla e correre unito a Lei.
Mi introduca Cristo Re, continua lo Spirito Santo, nelle stanze della Maternità feconda di Maria all’interno delle quali, nel Suo Grembo immacolato, cresce il Corpo Mistico nel più profondo rispetto delle differenze che risultano fondate sulla differenziazione cellulare e sulla diversità tessutale. Voglio gioire e rallegrarmi della vittoria di Cristo sul male, continua lo Spirito Santo e con il Padre e il Figlio potremo rallegrarci per Te Chiesa, che sei stata capace di elargire tenerezze post-pasquali addirittura superiori a quelle scaturite per l’ebrezza del Vino versato sulla Croce dall’Unigenito, che i Suoi sacerdoti, unitamente all’Acqua e al Pane, continuano a consacrare sugli Altari Eucaristici del mondo.
Le giovinette, maschi e femmine di ogni tempo, ascoltatori della Parola del Padre che Tu veicoli, per questo Ti amano.

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(CC 1, 5-7)

5Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
6Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
7Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

(CC 1, 5-7) Prende ora la parola la Chiesa che è bruna di carnagione e con i capelli neri in quanto abbronzata dai raggi solari provenienti dall’effusione del Sangue versato nel Sacrificio del Golgota.
Gesù, morendo come il chicco di grano, sin dall’attimo in cui è caduto nella Terra santa di Maria con la prima deposizione, ha portato molto frutto e ha dato vita alla nuova spiga che ricapitolerà in sé l’intera umanità. La Chiesa, sin dai suoi esordi e per l’intera fase di abbronzatura, sarà comunque chiamata a proteggersi dai raggi ultravioletti delle eresie, fomentate e ispirate dagli angeli ribelli. Saranno i Suoi figli sdegnati a recepirle in quanto, piuttosto che ascoltare la Parola, essi ameranno criticare e giudicare ogni cosa rendendosi in tal modo inclini a cadere nell’errore. La principale preoccupazione della Chiesa, testimoniata dal colore bruno della Sua carnagione, consisterà difatti nel trasmettere la Luce di Cristo a tutti i Suoi figli, ad iniziare da coloro che ne sono sprovvisti. Il colore bruno della pelle è il riflesso cutaneo della Luce di Cristo che la Chiesa ha assorbito a livello cerebrale, per quanto concerne la condizione esistenziale di vita e, a livello cardiaco per ciò che riguarda l’aspetto spirituale profondo dell’anima di ciascun figlio. Il colore è percepito dall’uomo mediante l’ingresso nei suoi bulbi oculari di vari tipi di onde elettromagnetiche, facenti tutte parte dello spettro visibile della luce. Tali onde, a loro volta, saranno trasdotte ed elaborate dal SNC. La Chiesa, quale Corpo Mistico di Cristo, è stata dotata da Dio di tale visione nella potenza dello Spirito Santo. Con i Suoi capelli neri, desidera esprimere ancora l’assorbimento della Luce divina a livello della parte più craniale del Suo essere Chiesa, nel settore trionfante della Sua corporeità a vantaggio dell’intera umanità che prima brancolava nel buio, dall’umanità pellegrina all’umanità purgante.
La Chiesa è bella ed è l’Amata dello Spirito Santo perché fecondata dalla Parola che crea e dai Sacramenti che redimono e santificano. Ella vive in gestazione nel Grembo Immacolato di Maria Vergine, come protetta all’interno di una tenda o di un edificio elevato dal suolo della Terra, al pari delle tende di Kedar o dei padiglioni di Salma. Rivestita e nutrita dalla Parola e dalle Specie eucaristiche transustanziate, il Corpo vivente della Chiesa si rivolge adesso alle figlie di Gerusalemme, vale a dire alla parte in ascolto dei Suoi tessuti.
A Nazareth, Maria è divenuta con l’Annunciazione Madre di Gesù zigote, Vero Dio e Vero Uomo. A Betlemme si è scoperta primipara di Gesù Bambino e, sul Golgota, pluripara e Madre Universale di ogni uomo, in quanto proclamata dal Figlio morente: Madre della Chiesa e dunque cellula-madre di ogni Sua cellula-figlia. Affidata all’apostolo del cuore eserciterà per suo tramite la divina maternità su ogni uomo della Terra, quale cellula costitutiva del Corpo mistico del Suo Unigenito. Con la gloriosa Assunzione, in accordo con quanto preannunciato nell’Apocalisse al capitolo 12, nei paragrafi 1-2, partorirà la Chiesa neonata in una corporeità spiritualizzata che faranno di Lei un solo corpo, con una sola anima, un solo cuore ed un’unica intenzionalità.
La Chiesa, figlia di Maria, ancor prima di essere partorita in cielo, inviterà maternamente tutti i Suoi figli a rafforzare l’ascolto spirituale, l’umiltà e l’ubbidienza ai fini di poter conseguire una fede realmente matura e incrollabile. La Madre celeste permane addolorata per quanti invece, persistendo nelle loro convinzioni, si saranno allontanati dal retto approfondimento teologico promulgato dalla Chiesa in accordo alla Volontà del Suo Unigenito.
Il mandato della Chiesa Universale non consiste pertanto nell’essere Lei la guardiana dei vigneti piantati e coltivati dai fondatori di religiosità e spiritualità diverse, che si sono susseguite nel corso dei secoli ed i cui vitigni hanno attecchito e portano frutto sino ad oggi. Il Suo ruolo è quello di indicare in Gesù Cristo l’Unico Vitigno che il Padre celeste ha piantato nella Terra di Maria, Sua Figlia prediletta, quale Origine fontale di tutte le cose visibili e invisibili.
La Chiesa Universale, nella Sua profonda consapevolezza di essere il Corpo Mistico di Cristo nel Grembo di Maria e dunque consapevole di essere marianizzata e cristificata, riconosce nel Cantico di non avere coltivato a dovere la Vigna piantata sul Golgota, i cui frutti continuano a moltiplicarsi per Suo tramite ad ogni Celebrazione Eucaristica. Riconosce di essersi lasciata trascinare e distrarre dalle relazioni intraprese con i coltivatori di altri vigneti, trascurando il lavoro nella Sua Vigna. Rivolgendosi allo Spirito Santo Suo Sposo nel quale riconosce il Suo Amato, che è ugualmente lo Spirito del Redentore suo Unigenito, Gli chiede: «Dove vai a pascolare il gregge, dove lo fai riposare nelle ore più calde e insopportabili del cammino fisico e spirituale della vita, nei momenti più roventi dell’esistenza, laddove una lettura squisitamente storico-critica degli eventi può ustionare gravemente la pelle? Dimmelo, Ti supplico, perché io possa contare sempre sulla Tua vicinanza e smetta definitivamente di errare simile a una vagabonda che segue, senza nulla comprendere, i greggi dei Suoi compagni che pascolano ingannati dal male». Il termine compagno, dal latino cum panis, rimanda al Pane eucaristico spezzato dalle mani sacerdotali che agiscono nella Persona di Cristo. Il Pane viene spezzato dalle tante religiosità, ideologie, spiritualità, religioni e convinzioni personali presenti e susseguitesi sulla Terra che, pur infrangendo la Verità saranno da Essa redente e ricapitolate in Un solo Pane. La Chiesa Universale riconosce di non avere assolto a dovere l’incarico di viticoltrice finalizzato alla produzione dell’uva da vino. Vino che sull’Altare eucaristico subisce la transustanziazione nel Sangue di Cristo, il solo a potere collegare, sostenere e nutrire tutti gli altri tessuti del Corpo Mistico, che è il corpo dell’umanità. L’acino rimanda all’uomo in crescita nel grembo materno, così bisognoso delle cure di Madre Chiesa sin dall’esordio della sua esistenza e fino a quando sarà diventato un pesce ed anche dopo la sua nascita e la sua stessa morte. Il successivo passaggio da vertebrato acquatico a bipede della terra lo spingerà a pascere sui prati della pastorizia, laddove saranno i pastori della Chiesa a prendersene cura prestando il loro servizio all’interno del gregge.

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(CC 1, 8)

8Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

(CC 1, 8) A questo punto lo Spirito Santo prende la Parola ed invita la Chiesa universale, definita Bellissima tra le donne in quanto vive la Sua gestazione nel Grembo santo della Beata tra le donne, a seguire le orme del gregge. Lo Spirito Santo chiede alla Chiesa di portare le caprette bizzarre del pascolo ai sacerdoti della cattolicità, perché possano essere tutte trasformate in pecore di un unico gregge sotto la guida di un solo Pastore il Papa. Il gregge dell’Umanità viene sottilmente invitato a pascolare sui prati della Santità e ad ubbidire alla voce dello Spirito Santo  che opera attraverso i ministri di Cristo sotto la direzione del Suo Vicario in Terra, che è il Sommo Pontefice. Seguire le orme del gregge significa innanzitutto riconoscere le impronte che la mandria ha lasciato lungo il cammino e, una volta raggiunta e avvicinata nell’autentica fratellanza, farle cambiare direzione secondo l’Intenzionalità di Cristo facendole abbandonare le precedenti direttive impartite dal male.

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(CC 1, 9-11)

9Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
10Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
11Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

(CC 1, 9-11) Lo Spirito Santo, co-Eterno al Padre e al Figlio, prosegue e paragona la Sua Amata Sposa Maria Santissima gravida della Chiesa, alla cavalla veloce del cocchio del faraone, apostrofandola Amica mia. Egli apprezza in particolare le guance sul volto della Vergine, contornate dagli orecchini, quale prolungamento in direzione del cuore dei due padiglioni auricolari, ad esaltarne la profondità dell’Ascolto di cui l’Amata è dotata in modo speciale fino al punto d’avere concepito il Verbo Incarnato. Dichiara magnifico il Suo collo, area anatomica di transizione tra la regione pneumatizzata del torace ed il settore torreggiante del capo. Sulla superficie anteriore di tale distretto discendono leggiadre, inserite a collana e sorrette dall’unico filo della vita, le perle unicellulari dell’umanità nascente.
A questo punto lo Spirito Santo confida a Maria Sua Sposa che, con il Padre e il Figlio, faranno per Lei pendenti d’oro misti a grani d’argento, perché con la persistente fedeltà del Suo fine ascolto, la preziosità della vita sarà riscattata e permetterà a ciascun chicco di grano appena concepito di riacquistare il suo antico valore, andato perso agli occhi degli uomini ma non a quelli di Dio.

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(CC 1, 12-17)

12Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
13Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
14Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
15Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
16Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
17Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

(CC 1, 12-17) Maria risponde allo Sposo Divino confermando che: «Quando Gesù, Re dell’universo, vive nel Suo Grembo quale Corpo Mistico o sull’Altare Eucaristico durante la Celebrazione o dentro il Tabernacolo di una Chiesa nel Santissimo, la Sua Parola di vita si spande e rende profumato e vivificante l’ambiente circostante, come nel caso di una mistura di raffinatissime essenze odorifere di olio pregiato di nardo versata o come il corpo lunare che riflette e irradia la grande luce del Sole. Lo Spirito di Pace che si irradia dal Corpo Mistico, continua Sua Madre, è difatti per me simile a un sacchetto di mirra posto sul mio petto, perché il Suo Cuore sottodiaframmatico ed il mio sopradiaframmatico si sono fusi in un unico Grande Cuore pulsante d’Amore. Egli è per me come un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi, dacché con la Sua seconda gestazione spirituale ha ricapitolato misticamente in Sé ogni uomo e tutte le anime della terra e nei cieli».
Lo Spirito Santo è estasiato all’udire tali Parole ed inneggia a Maria: «Come sei bella Amica mia, come sei Bella mia Amata! I Tuoi occhi sono come colombe che volano leggiadre e non vedono altro che Me e l’Opera compiuta dal Padre Celeste, per Mio tramite, sulle onde dell’etere».
Maria riprende: «Come sei Bello Tu, mio Diletto e quanto sublimi sono le Tue azioni! Persino il nostro letto matrimoniale – l’Altare Eucaristico – appare verdeggiante e realizzato con pareti di cedro e soffitto di cipresso a indicarne la maestosità, la longevità e l’incorruttibilità. Tra le sue lenzuola fatte di paramenti, di tovaglie, di stole, di corporali, di talari e di lini, l’Amore di Dio Padre ha raggiunto il culmine della Sua passione per l’uomo nel Sacrificio espiatorio del Suo Unigenito.

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CAP 2

(CC 2, 1-7)

1Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
2Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
3Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
4Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
5Sostenetemi con focacce d’uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d’amore.
6La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
7Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché essa non lo voglia.

(CC 2, 1-7) Lo Spirito Santo si definisce ora un Narciso della pianura di Saron, vale a dire un Innamorato di Se stesso a causa della bellezza inaudita che vede brillare in ogni minimo particolare della creazione nata dalle Sue mani secondo l’intenzione della Santissima Trinità. Creata dal nulla per volere del Padre ed in vista della venuta del Figlio, l’intera Creazione è stata realizzata dallo Spirito Santo che, a partire da una pianura sterminata simile ad una tavola completamente piatta, con le Sue mani ha dato vita ai colli ed ai monti del mondo in organico per giungere poi ai colli e ai monti cellulari della vita organica e dunque all’uomo in tutta la sua bellezza riflessa nel giglio delle valli. Gesù unicellulare, concepito a Nazareth secondo il disegno del Padre, è quel Giglio delle valli che ha trasmesso il Suo candore ad ogni uomo che Lo ha preceduto e che a Lui seguirà. La Sua amata Chiesa, quale Suo Corpo Mistico, è anch’Essa quel Giglio delle valli che splende tra i cardi dell’esistenza di quanti non hanno ancora riconosciuto il Suo Nome. La Chiesa è chiamata a testimoniare la Bellezza incontaminata del Verbo per poterla trasmettere e comunicare inalterata ad ogni Suo figlio vicino e lontano. Le fanciulle sono quanti desiderano ascoltare la Parola di Dio e approfondirla sotto la guida sapienziale del Magistero della Chiesa.
L’Amata definisce il Suo Diletto tra i giovani simile ad un melo che vive tra gli alberi del bosco, a indicarne la freschezza dei frutti di cui è portatore in comparazione agli altri alberi non da frutto.
La Chiesa è l’Amata che, nella persona dell’Apostolo del cuore prese Maria in Casa Sua, ai piedi della Croce ubbidendo così al Maestro morente. Fu Giovanni a rendere possibile la prima Celebrazione Eucaristica all’aperto che diede i natali ai sette Sacramenti della Chiesa, ai piedi della Croce con Maria impietrita dal dolore al Suo fianco. Nei passaggi che seguirono, la Vergine accolse nella deposizione sul Suo Grembo dell’Unigenito il Corpo esanime di Cristo – Sacerdote, Vittima e Altare, – nel Calice e nella Patena della Sua Persona pietrificata. Su Maria e sul Figlio esanime stese ancora una volta la Sua ombra la Potenza dell’Altissimo affinché risultassero gradevoli al palato dei fedeli il Pane, l’Acqua e il Sangue puntualmente transustanziati ad ogni Celebrazione eucaristica all’interno del Contenente Materno.
È adesso Maria a parlare: «Lo Spirito Santo mio Sposo mi ha introdotta nella Cella del Vino, nel Calice pericardico di Cristo il mio Unigenito, all’interno del Torchio vinario che con la trafittura ha dato i natali alla Chiesa. Nello scorrere di quel Fiume impetuoso di Sangue e Acqua, come da un vessillo d’amore io Sua Madre ne raccoglievo l’intero Contenuto lasciandomi silenziosamente trasformare dal mio Sposo nell’Acquedotto di convogliamento e distribuzione di ogni grazia».
Maria, in quello straziante passaggio dalla Vita alla Morte di Cristo in attesa della Sua Resurrezione, chiede un sostegno di focacce composte da uva passa e mele per non venire meno. Cristo morente era desideroso di ricevere i peccati dell’umanità quale bevanda dissetante, Maria addolorata ai Suoi piedi è spinta dall’anelito materno di ricevere focacce di uva essiccata, quale risultato finale dell’omogeneizzazione del peccato e mele, quale frutto del peccato da consegnare entrambi al Figlio. La “Rosa mistica”, nel ricevere in gestazione la Chiesa, si rivela malata d’amore per la sorte di ciascun figlio dell’umanità, divenuto Suo figlio in Cristo con la prima e seconda deposizione.
Cristo in Persona descrive adesso la stretta materna ricevuta nella deposizione sul Suo Grembo, evidenziandone la mano sinistra sotto il Capo e la destra avvolgente il Suo Corpo esanime. Lo Spirito Santo a questo punto scongiura le figlie di Gerusalemme, in Nome della libertà che Cristo ha donato loro con la Sua Morte e Resurrezione e di cui le gazzelle e le cerve dei campi sono testimonianza, di non svegliare l’Amata finché non sarà Ella stessa a destarsi. Lo Spirito Santo implora di non rompere il lungo sonno teologico nel quale per circa due millenni è stata costretta fino a quando annuncerà al mondo cose nuove mai udite prima, in accordo a quanto il Padre Celeste Le consentirà di svelare agli uomini di quella generazione.

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(CC 2, 8-17)

8Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
9Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
10 Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
11Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
12i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
13Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
14 O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».
15Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
16Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
17Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

(CC 2, 8-17) Dopo il lungo silenzio di Dio Maria, gravida della Chiesa, ode la voce del Suo Sposo Diletto e Lo vede saltare libero come un capriolo o un cerbiatto sui monti delle gravidanze ed i colli delle gestazioni che hanno appena avuto inizio. Il dominio dell’uomo sul controllo e la selezione delle nascite sta per cessare mentre Lo Spirito Santo annuncia, in accordo all’Intenzionalità del Risorto, la Sua Verità che si rivela nella fede e dunque al di là del muro di separazione tra ragione e spiritualità. Maria rassicura maternamente la Chiesa che ha in Grembo, invitandola a vedere lo Spirito Santo attraverso le finestre dogmatiche del Suo Magistero e le inferriate che custodiscono le Verità della Fede. Sono questi i due luoghi attraverso cui lo Spirito Santo scruta e provvede a soddisfare le richieste e le aspettative da parte dell’umanità. Maria, si sente improvvisamente chiamare dal Suo Sposo che La invita ad alzarsi e ad uscire dalla stanza del riposo nel silenzio. Ella appare ai Suoi occhi sempre più Bella e l’Amica di sempre perché da sempre innamorata di Dio. Lo Spirito Santo La rassicura che l’inverno è oramai passato, che la pioggia è cessata e che i fiori primaverili sono già apparsi nei campi corporei dell’umanità embrionale, a bassa densità di popolazione cellulare, accompagnati dal canto degli uccelli tra cui la tortora. Il fico e la vite danno anch’essi testimonianza che il tempo della rinascita è vicino e lo fanno attraverso le primizie dei loro fiori. Questi daranno origine, per quanto riguarda la pianta del fico a dei falsi frutti e per ciò che concerne la vitis vinifera a dei veri frutti.
Lo Spirito Santo prosegue rassicurando la Sua Amata Sposa e rivolto verso Lei esclama: «Alzati Amica mia, mia Bella e vieni fuori dal Tuo bimillenario silenzio, parla o mia Colomba che stai con il cuore, la mente e l’anima perennemente immersi nella fenditura della Roccia toracica trafitta del costato di Cristo, Tuo Unigenito. Alzati Madre di Dio e Madre della Chiesa, alzati! Tu che vivi fedelmente nascosta nei precipizi realizzati abilmente dal maligno ai piedi di qualsiasi croce umana,nella diabolica attesa di vedervi cadere rovinosamente chi è già nella prova. Alzati, Tu che sei presente in codesti luoghi dove, nella più profonda debolezza e fragilità dell’uomo si manifesta in pienezza l’Onnipotenza di Dio. Alzati e mostrami il Tuo volto perché io possa godere della Bellezza e dello Splendore immacolati che si sprigionano dal Tuo capo, sorgente purissima ed area di mirabile espressività per i Tuoi cinque sensi. Fammi sentire la Tua voce, Tu che sei così restia a parlare e fedele alla suprema Volontà del Padre Celeste che ha reso leggiadro il tuo volto».
A questo punto Maria interviene e chiede che vengano catturate le volpi angeliche della stirpe dei ribelli quando sono ancora piccole, affinché la loro furbizie non sia strumentalizzata dal volpone malefico e siano in tal modo arrecati meno danni al Vitigno in fiore di Cristo Risorto, piantato nella Sua Terra Immacolata. In tal senso Maria usa il termine le “Nostre vigne”, sottintendendo l’origine comune dei vigneti dal Vitigno di Cristo. La Madre prosegue: «Il mio Diletto, lo Spirito Santo è per me ed io sono per Lui, così come il Vitigno del mio Unigenito deposto e piantato nella mia Terra uterina ha dato luogo alla Gestazione spirituale del Suo Corpo Mistico. Lo spirito di Cristo pascola attraverso la voce del Suo Vicario, il Papa, il gregge dell’umanità fra i gigli incontaminati dei Sacramenti che sono stati messi a disposizione dell’umanità. Ritorna mio Diletto sui monti degli aromi della vita fetale, alture che conservano il profumo di Dio e vivifica le loro esistenze per lungo tempo mercanteggiate dai commercianti che operano negli atri del Tempio dell’umanità. Ritorna prima che si faccia sera, prima che la brezza del giorno seguente inizi a spirare e prima che si allunghino le ombre a motivo del Sole della Verità che declina. Ritorna libero e agile quale Tu sei, mio Sposo, simile a una gazzella o a un cerbiatto.

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CAP 3

(CC 3, 1-4)

1Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
2«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
3Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l’amato del mio cuore?».
4Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

(CC 3, 1-4) Maria  è la mediatrice tra i singoli fedeli ed il Suo Unigenito e nella notte dello Spirito va alla ricerca del Suo Sposo nei loro cuori. Ne cerca la presenza sugli Altari eucaristici al momento della Consacrazione, luogo e momento del Suo riposo in Dio, ma non Lo trova. Allora si alza ed esce dall’Edificio ecclesiale per cercare il Suo Amato nelle opere di carità compiute dai Suoi figli  lungo le strade e le piazze della città, dove sono tanti i bisognosi. Maria interrompe dunque il Suo riposo nella Pace del Signore e, destatasi, prende a perlustrare le vie e le piazze della città alla ricerca del Suo Amato, ma invano. Non arrendendosi all’idea che i Suoi figli possano condurre una vita priva dello Spirito Santo, chiede alle guardie che La incontrano e che esercitano un’attività di ispezione sistematica sulle varie possibilità di esercitare la carità, se L’avessero visto, ma non ottiene alcuna risposta. Lasciati gli ispettori della carità, Maria trova improvvisamente lo Spirito Santo, l’Amato, lungo la strada dell’imprevedibilità. Maria stringe a Sé così forte il Suo Sposo da portarlo dentro il Grembo donandolo alla Chiesa che ha in grembo. Non se Lo lascerà più sfuggire, lasciando che sia Lui ad accompagnare la Chiesa fino al Suo ritorno nella Casa del Padre. La Chiesa sarà finalmente testimone della presenza dello Spirito Santo nel cuore dei Suoi fedeli, in particolare al momento della Consacrazione che ha luogo sull’Altare eucaristico, la stanza del riposo della Sua Genitrice.

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(CC 3, 5)

5Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata
finché essa non lo voglia.

(CC 3, 5) Lo Spirito Santo implora le figlie di Gerusalemme e quanti sono in ascolto spirituale, nel nome della libertà delle gazzelle e delle cerve dei campi, di non destare e di non scuotere dal sonno la Sua amata Sposa Maria, finché Ella non lo voglia. Maria deve liberamente scegliere di passare dallo stato di Pace fisica e psichica che la condizione della Sua Assunzione Le conferisce, allo stato di veglia delle azioni volontarie.

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(CC 3, 6-11)

6Che cos’è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere aromatica?
7Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
8Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
9Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

(CC 3, 6-11) Lo Spirito Santo chiede ora alle figlie ed alle fanciulle di Gerusalemme, che nell’insieme rappresentano i fedeli in ascolto della Parola e dunque provvisti di una sensibilità olfattiva, visiva, uditiva, tattile e gustativa libera e florida in senso spirituale : «Che cos’è che sale dal deserto della desolazione come una colonna di fumo profumata di mirra, di incenso e di ogni polvere aromatica? Le figlie e le fanciulle di Gerusalemme rispondono all’unanimità: È la lettiga mobile di Maria Santissima con sopra la sapienza di Salomone, lettiga tirata da cavalli con intorno sessanta tra i suoi più valorosi guerrieri! È simile all’Arca dell’antica alleanza che i sacerdoti portavano a spalla trasformata in un Fiume di grazia che scorre nel deserto della spiritualità, irrorato dell’Acqua e del Sangue dell’Espiazione di Cristo. I sessanta prodi sono i guerrieri al servizio della Maternità Universale, hanno in odio qualsiasi genere di idolatria e sono esperti nell’arte della guerra dell’uomo contro il male e abili nell’uso della spada metallica e del fendente della lingua. Questi prodi guerrieri sguainano prontamente dai loro fianchi e dalle cavità orali le loro armi nel nome della Verità. Le armi bianche sono spade a doppia lama, affilate di giustizia e di misericordia.
Il baldacchino che sovrasta la lettiga mobile che veicola le grazie dove è sdraiato il re Salomone, quale simbolo della sapienza incarnata, è fatto di legno del Libano impreziosito con argento, oro e porpora. È stato realizzato con un legno che non marcisce, quale testimonianza del regno vegetale ed impreziosito con metalli nobili, a testimonianza del regno minerale. Il medesimo è trattato con un pigmento pregiato estratto da alcuni molluschi che vivono nelle acque dei mari, quale testimonianza del mondo animale. Le fanciulle di Gerusalemme in onore del dono dell’ascolto ricevuto, hanno eseguito un ricamo sul centro del baldacchino che rimanda alla membrana timpanica per seguire quanto suggerito dalla Parola di Dio. La sapienza personificata, scorrendo sospesa sulla lettiga del deserto produce un fumo fragrante che sale al cielo quale profumo di Dio. Salomone fu un re che non esercitò la pastorizia, la quale al contrario costituì la prima attività svolta da suo padre David che, per suo tramite, diede valore e profondità ai significati di gregge e di pastore.
Uscite figlie di Sion dalla condizione dell’udito divenuto schiavo dei sensi fisici e prigioniero delle precomprensioni di natura squisitamente umana degli eventi e delle cose. Evitate figlie di Sion di compiacervi delle grandi opere compiute sulla terra e considerate frutto del solo intelletto neuronale. Uscite figlie di Gerusalemme dalla fiducia cieca riposta sulla scienza avulsa dai sette doni dello Spirito Santo e lasciatevi conquistare dalla grazia sacramentale che guida sia il discernimento che le intuizioni spirituali. La corona che il re Salomone ha sul capo è la stessa che sua madre gli pose il giorno delle sue nozze quale simbolo della sapienza che, in previsione della virilità sacramentale di Cristo avrebbe fecondato 700 mogli e 300 concubine, quale simbolo dell’intera umanità. La gioia di tale incoronazione è dunque figurazione delle nozze mistiche che Cristo Sposo avrebbe contratto con la Sua Chiesa Sposa a partire dai singoli fedeli nel giorno della Sua immolazione sacramentale sull’Altare, in presenza di Maria Santissima Sua e Nostra Madre» .

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CAP 4

(CC 4, 1-7)

1Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
2 I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
3Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
4Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
5 I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
6Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
7Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

(CC 4, 1-7) Lo Spirito Santo si rivolge ora direttamente a Maria Santissima, Madre della Chiesa e Sua Sposa, che apostrofa come Bella e Amica. Esordisce iniziando con l’enfatizzare gli organi periferici della vista che sono i Suoi occhi, i quali s’intravedono appena dietro al velo del mistero che l’avvolge. I bulbi oculari, paragonati a colombe in volo, vogliono simboleggiare le tante visioni spirituali da Lei accolte e subito trasmesse agli uomini per puro amore materno.
Seguendo un’analisi spirituale di tipo contemplativo della struttura corporea della Vergine, procedendo dall’alto verso il basso, è ora la volta dei capelli comparati ad un gregge di capre che scendono lungo i pendii della catena montuosa del Gàlaad, cordigliera che si erge a oriente del Giordano e della terra di Samaria. Lo Sposo, attraverso tale immagine desidera indicare l’amore elevato che Maria nutre per la Chiesa Universale. Si tratta di un amore che si erge sovrano sulle acque e sulla pianura della comune riflessione umana e che costituisce nel suo insieme un sistema montuoso geologico comprendente, avendoli in gestazione, i monti e le vette vocazionali di quanti aderiscono e ubbidiscono alla Volontà Divina. La Madre Celeste è consapevole del gregge umano di capre che, disordinato e disobbediente, è sospinto senza tregue a discendere a valle ma è altresì fiduciosa nella sua trasformazione, per i meriti acquisiti dal Sacrificio espiatorio del Suo Unigenito, in quello che sarà un gregge organizzato e ubbidiente di sole pecore sotto la guida di un Unico Pastore. L’auspicio è che tutte le anime caprine abitanti i cieli e la terra facciano ritorno al Cuore di Dio, quali cellule ecclesiali del Corpo Mistico di Cristo. Il fiume Giordano che scorre sinuoso da nord a sud dividendo in due metà la Terra Santa, rappresenta la linea di demarcazione tra la parte orientale della Creazione e quella occidentale della Sua Redenzione. Le estremità pilifere che affollano il capo di Maria, i capelli piantati sulla convessità del Suo cranio, sottolineano crescendo in direzione del cuore il Suo ardente desiderio di convertire a Cristo tutti i Suoi figli, nessuno escluso. Simili a sogni materializzati, tali estremità pilifere si prolungano difatti verso il basso e si proiettano sulla regione toracica che al Suo interno ha in custodia il cuore.
I denti sono equiparati ad un gregge di pecore tosate che, completamente denudate del manto di lana che le rivestiva, sono ora chiamate ad assolvere alle funzioni masticatoria, fonetica e di linguaggio al servizio della Parola di Dio. I componenti di tale gregge, nel risalire dal bagno battesimale e nel procedere ciascuno appaiato al suo antagonista, sono tenuti a mantenere una posizione ben precisa lungo le arcate dentarie superiore ed inferiore cui appartengono. I denti, veri e propri organi formati da più tessuti, si trovano disposti nel cavo orale a costituire nell’arco della vita due dentizioni successive che fanno dell‘uomo un difiodonte. Difiodonte ed eterodonte nel senso che ciascuna delle due serie di denti è composta da elementi tra loro molto diversi per dimensione, forma e funzione. L’immagine delle pecore dal vello tagliato che procedono appaiate in salita subito dopo aver fatto il bagno rimanda alla Grazia battesimale che, dopo l’immersione nelle acque, dona a ciascun fedele la nuova vita in Dio mediante la Piena di Grazia. Il conseguimento della dentizione definitiva è un processo molto lento che inizia intorno al secondo anno di vita e finisce verso il trentesimo. A dodici, tredici anni d’età la maggior parte dei denti si trova erotta nel cavo orale, nell’ebraismo è in tale periodo che si consegue la maturità spirituale. Per i ragazzi tale inizio è fissato a tredici anni e un giorno e, per le ragazze, a dodici anni e un giorno. I trentadue denti, posizionati sulle arcate ortogonalmente alle trentatré vertebre, saranno chiamati d’ora in poi a masticare il cibo spirituale della Parola di Dio riservato agli adulti. Per i Cristiani la maturità spirituale viene conseguita con la Prima Comunione, momento nel quale oltre a masticare la Parola di Dio si mangia e si beve per la prima volta il Corpo e il Sangue di Cristo. Il segno anatomico del raggiungimento della maturità spirituale che permette conseguentemente di poter discernere il bene dal male, potrebbe declinarsi in termini ortodontici in un armonico rapporto occlusale tra dentizione mascellare e mandibolare. La relazione che lega il gregge delle pecore, che pascola nei campi del massiccio “immobile” dell’osso mascellare, al gregge della pastorizia dell’osso mandibolare, “mobile” ed antagonista al primo territorio ne è la testimonianza. La Comunione eucaristica che affonda su tale mediazione mariana permette al comunicando di presentarsi a Dio non da solo ma quale fedele facente parte del gregge ecclesiale. Dopo avere fatto il bagno in confessionale, il comunicando farà in modo che il gregge mandibolare della Chiesa pellegrina proceda all’unisono e in accordo all’incedere del gregge mascellare degli angeli e dei santi, secondo l’intenzionalità di Cristo.
Le labbra di Maria hanno il colore rosso del Sangue dell’Unigenito, Sangue espiatorio versato da Gesù al momento della circoncisione e per l’intera durata della crocefissione. Le labbra materne hanno custodito tale Sangue come il bene più prezioso ed hanno bagnato in Esso ogni parola pronunciata dalla grotta di Betlemme al monte Calvario.
Lo Spirito Santo paragona ad uno spicchio di melagrana la guancia che si intravede attraverso il velo della Sua Sposa. Nella sensibilità ebraica questo frutto conterrebbe nei suo chicchi le 613 prescrizioni della legge. La guancia della Vergine sarebbe quello spicchio che nell’Amore misericordioso del Verbo Incarnato proclama e diffonde il retto comportamento dell’uomo in quelli che erano i 365 divieti ed i 248 obblighi.
Il collo della Vergine è paragonata alla torre di Davide, fortezza inespugnabile strategicamente collocata nell’area anatomica di transito dalla regione toracica a quella del capo. I mille scudi che vi sono appesi sono emblema delle armature dei santi che, attraverso la preghiera e le scelte maturate nell’anima, si sono totalmente sottomessi alla suprema Volontà di Dio da trovare riparo e difesa nella Madre e la loro collocazione in tale area del Corpo Mistico di cui il Corpo materno è forma, figura e fattezza nella Sua sponsalità genetica e complementarietà gestazionale.
I seni di Maria sono misericordia e giustizia, le due gemelle nate dalla medesima Madre e dalla Sua agilità spirituale, comparata a quella di una gazzella che allatta uno ad uno tutti i Suoi figli fra i gigli della purezza.
«Prima che inizi a soffiare il vento leggero del pensiero iniquo che avrà allungato sulla terra, con l’appropinquarsi della fine dei tempi, le aree scure proiettate sul suolo, nel senso che si sarà interposto tra la Sorgente luminosa della Verità e la superfice stessa, quale immagine di un pensiero mediocre e parificato espresso dall’umanità, me ne andrò sul monte della mirra e sulla collina dell’incenso. Trattasi del monte amaro delle gestazioni e della collina dei concepimenti, i due luoghi di elezione dove lo Spirito Santo e Maria daranno vita e restituiranno la dignità di persona ai più deboli e indifesi tra gli uomini. Tutta bella sei amica mia e non v’è in Te macchia di peccato perché Tu sei l’Immacolata, l’Assunta e la Madre Universale.

 

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(CC 4, 8-15)

8Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
9Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
10Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
11Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
12Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
13 I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
14nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
15Fontana che irrora i giardini,
pozzo di acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

(CC 4, 8-15) Vieni con me sui monti e sulle colline delle gestazioni che per mille motivi sono state interrotte, vieni con me dall’alto della Tua gloriosa Assunzione paragonabile sulla Terra alla regione del Libano, che a nord confina con la Galilea sovrastandola. Vieni con me o mia Sposa diletta ed osserva cosa avviene a valle, guarda dalle vette più alte della catena montuosa situata a nord-est della Palestina, dalle tane dei leoni feroci e dai monti dei felini sanguinari dell’iniquità, dove vivono i leopardi famelici specializzati nel predare chi opera il bene. Guarda e considera le sofisticate strategie di morte messe in moto dal maligno con l’adesione e la collaborazione di un uomo sempre più ingannato e solo.
Lo Spirito Santo continua: «Tu Maria mi hai rapito il Cuore Divino Increato che ho e sei diventata la mia Sposa con la quale condivido l’intimità nuziale mediante la quale concepisci ed hai in gestazione la Chiesa. Ti stimo ancora quale Sorella in quanto io, Spirito Santo e Spirito che procede dal Padre e da Gesù e Tu, Madre del Corpo Mistico viviamo e siamo testimoni dell’Amore del Padre che vive nel Corpo Mistico del Figlio che hai in gestazione e che mi porta a nutrire nei Tuoi riguardi sentimenti di fratellanza spirituale pur restando me medesimo il Tuo Sposo Divino e lo Spirito Santo che è Dio. Io partecipo di tale Amore quale Terza Persona della Santissima Trinità e Divino Contenuto che Tu, in quanto Contenente, trasmetti all’umanità e all’intero creato. Sei la mia Sposa fedele, perché sempre ti lasci fecondare in pienezza dalla Parola di Vita che Io trasmetto in Cristo, il Tuo Unigenito. Sei mia sorella in ogni nuova visitazione e sei mia Sposa in ogni ultimo concepimento.
Hai rapito il Mio Cuore Increato con un solo sguardo, quale riflesso vivente e senza alcuna ombra della Vera Luce che porti dentro di Te. Sono stato sedotto non dalla totalità della collana che porti al collo ma da una sua perla, la Perla Zigotica del Tuo Unigenito al momento dell’Annunciazione.
Quanto sono soavi tutte le azioni che simili a tenere carezze hanno il loro inizio nel tabernacolo toracico del Tuo Cuore immacolato, mia Sorella e mia Sposa. Quanto sono più deliziosi del Vino versato sull’Altare Eucaristico gli effetti che i Santi Sacramenti producono per Tuo tramite, nel raggiungere l’umanità con la gratuità più assoluta e con la più pura e paterna benevolenza. L’odore emanato dai Tuoi profumi è superiore a qualsiasi altra sostanza odorante, perché Tu sei il Profumo dei profumi di Dio.
Le Tue labbra, quali ante di una porta, gocciolano il miele incontaminato e dolce prodotto dalle api mellifere nelle arnie che Dio ha posto nella Tua bocca. Esse sono in adorazione, con gli angeli ed i santi del Paradiso durante la celebrazione del Mistero Eucaristico. Il miele delle api insieme al latte delle Tue mammelle costituiscono il nutrimento dei Tuoi figli, quali cellule di un Unico Corpo. Latte e miele sono presenti in ciascuna parola che esce dalla Tua bocca e sotto la Tua santa lingua, quando parli. Il profumo delle Tue vesti è il profumo celestiale del Libano.
Mia Sorella e mia Sposa sei lo splendido giardino chiuso e incontaminato del Paradiso terrestre, la cui fontana aortica non ha mai conosciuto e distribuito al Tuo corpo incontaminato altro che immacolatezza, rimanendo sigillata ai tentativi esterni di profanazione.
I Tuoi germogli sono un giardino di melagrane all’insegna della più ampia differenziazione nella pluricellularità universale di un Unico Corpo, nel quale l’intero genere umano in Te viene continuamente concepito in Cristo per volere del Padre. Il Tuo giardino ha il sapore prelibato della piena maturità spirituale teologica e materiale. I Tuoi germogli, una volta schiusi, diventano alberi pregiati e profumati del Profumo di Dio colmo dei migliori aromi.
Tu, nel Santissimo Sacramento dell’Altare sei la Fontana perenne e l’Acquedotto di Grazia che veicolano l’Acqua e il Sangue dal Cuore di Dio ai singoli giardini corporei degli uomini, per mezzo dei fedeli che senza tregua si accostano al Sacramento. E’ il Battesimo quel Pozzo d’Acqua viva dal quale sgorgano dal cielo i ruscelli che danno vita alla terra».

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(CC 4, 16)

16Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

(CC 4, 16) Adesso è Maria Santissima a intervenire nel dialogo d’Amore con lo Spirito Santo: «E tu, Vento di settentrione che gli uomini conoscono con il nome di “Aquilone”, allontanati con quell’aria fredda che veicoli e che mortifica le mie vulnerabili piante! Mentre Tu “Ostro” Vento del sud, Vento del Mezzogiorno, Vento della Giudea, Vento della fecondità della Terra e Soffio di Vita alzati e vieni perché è caldo il Tuo spirare che favorisce ogni forma di vegetazione ed il diffondersi della vita e degli aromi nell’aria! Venga lo Spirito Santo nel giardino incontaminato del Mio Corpo che, quale Sua Sposa, è stato chiamato sin dall’Eternità a concepire Cristo ed il Suo Corpo Mistico. Vieni Spirito Santo e mangia attraverso i fedeli i frutti prelibati dei sette Sacramenti da Te coltivati con infinita pazienza e sommo amore».

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CAP 5

(CC 5, 1)

1Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

(CC 5, 1) Lo Spirito Santo riprende: «Non ho resistito al Tuo invito e sono venuto nel Mio giardino che è il Tuo cuore, mia amata Sorella, in riferimento all’umanità di cui sei Madre e mia amata Sposa in riferimento alla Tua Persona Immacolata. Sono venuto da Te che hai in gestazione il Corpo Mistico di Cristo nel Tuo Grembo. Sono venuto e raccogliere la mirra amara ed il balsamo profumato che abbracciano l’intera umanità; sono venuto a mangiare il miele ed il favo, a deglutire con esso le celle di cera che lo costituiscono dove vengono deposti il miele, le larve della vita nascente ed il polline della fecondità. Sono venuto a bere il Vino della Transustanziazione ed il latte della Resurrezione mediante i quali Cristo Risorto ha voluto ricapitolare ogni cosa amara e dolce della Terra, ad iniziare dall’umanità grazie al Sì pronunciato dalle Tue labbra.
Nutritevi anche voi, amati fedeli che il Battesimo vi ha resi spiritualmente amici miei, bevete anche voi il Sangue dell’unione fraterna che ogni cosa riporta a Cristo e per Suo tramite al Cuore del Padre, fino a inebriarvi come degli ubriachi d’Amore. Perché è grazie all’Amore di Cristo che anima tutte le prove della vita che ciascuno potrà testimoniare la sua personale passione per Lui vincendo ogni dolore, tentennamento, dubbio e diabolica tentazione».

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(CC 5, 2-6)

2 Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! E’ il mio diletto che bussa:
«Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne».
3«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
4 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
5Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
6Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.

(CC 5, 2-6) Maria riprende: «Quando durante la dolorosa Passione e la morte in Croce di Gesù mi sono ritrovata come se dormissi, con lo stato di coscienza e la mia Volontà sospesi ed i contatti con i sensi e la parte motoria della mia fisicità semi-interrotti nei riguardi del mondo circostante, nel mio Cuore vegliavo con Cristo ed ho avvertito nitidamente il mio Sposo diletto, lo Spirito Santo bussare nel mio intimo, da dentro il mio essere chiedendomi di aprirgli la porta.
In quello stato di dormiveglia Lo Spirito Santo mi ha sussurrato: “Aprimi Sorella mia, mia Amica, mia Colomba, mia Creatura perfetta, mia amata Madre della Chiesa Universale, aprimi perché il mio capo è bagnato di rugiada, non di brina né di guttazione ma di vapore acqueo. Apri al Dio della Vita perché il mio capo è bagnato di quel vapore che si è elevato dal suolo e nel salire verso il Padre celeste si è condensato in gocce d’acqua pura, bagnando i miei riccioli di quelle gocce di fine notte e inizio alba della vita nascente».
Maria prosegue: «Mi sono allora tolta la Veste del dolore nella quale avevo perseverato nella Fedeltà a Dio e custodito la Sua Parola e mi sono addormentata in Pace, non come si addormentarono gli apostoli sul Tabor o nel Getsemani a motivo dello sfiancamento delle loro membra ma riponendo la Mia Fiducia nel trionfo della Vita sulla morte. Come indossare nuovamente tale Veste e mantenerne integro lo splendore della Resurrezione? Ho bisogno del Tuo aiuto, mio Sposo Divino, per non trovarmi appesantita in umanità e denudata della Parola di Dio mentre sostengo i Miei figli, così come ho bisogno di sporcarmi nuovamente i piedi bagnandoli nel Sangue di Cristo nel rimettermi in cammino accompagnando chi geme nella sofferenza e nel dolore. Aiutami Tu, mio Sposo, ad alzarmi e ad uscire da me stessa ogniqualvolta mi sarà richiesto e raggiungere, nella discesa agli inferi, con dentro al mio Manto il Corpo esanime del mio Unigenito, le periferie più lontane e profonde della terra dove Tu Spirito Santo mi spingi ad andare. Rendimi capace di fare ritorno ogni volta che compio questo viaggio tenebroso per continuare ad essere la Madre tanto dell’uomo-acqua quanto dell’uomo-sangue, sia dell’uomo-senza osso che dell’uomo-con l’osso, tanto della roccia-unicellulare dell’umanità quanto dei massicci rocciosi della pluricellularità compiuta».
Maria si accorge nel dormiveglia che il Suo Sposo Divino ha coperto con la Sua mano lo spiraglio della porta, coprendo quel fievole barlume di luce che Le permetteva di vedere al di là della morte del Figlio. Tale gesto, che ostruisce il passaggio della luce all’interno della Sua camera cardiaca Le provoca un brivido che La sconvolge e La fa destare completamente dal dormiveglia, facendole prendere coscienza della reale morte del Figlio. Si alza dunque per aprire allo Spirito Santo il Suo Sposo realizzando, nel recarsi alla porta, che dalle Sue mani stilla profumo amaro di mirra che fluisce copiosamente attraverso le dita cospargendo di amarezza la serratura di quella porta di confine. Non appena la apre il Suo Diletto se ne è già andato, è scomparso dalla Sua vista. Maria è sola negli inferi tra i morti con Cristo morto avvolto nel Manto della Sua Parola, si sente venire meno, cerca il Suo Sposo ma non Lo trova e dunque Lo chiama con gemiti ma senza alcuna risposta.

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(CC 5, 7-8)

7Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
8 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

(CC 5, 7-8) Le guardie, rappresentano i maestri della Parola, vale a dire quanti in forza della loro approfondita conoscenza per quanto attiene le Sacre Scritture, si sono sentiti nel diritto di esercitare questa loro grazia utilizzando il potere in luogo del servizio. Questi miei figli hanno innalzato muri di cemento armato di precomprensioni e, nell’udire la Mia voce e non conoscendomi nella realtà Mi hanno percossa e ferita sia nel fisico che nell’anima, presentandomi con parole che non mi raccontano né Mi rappresentano. Mi hanno strappato di dosso persino il Manto del Verbo nel quale avevo avvolto il Mio Unigenito Che da quel momento ho tenuto ancora più stretto a me. Le guardie che vigilano e proteggono i confini della città degli inferi con le sue mura difensive innalzate nei secoli di storia, hanno reso tale metropoli una vera e propria riserva di caccia, entro i cui confini potere esprimere cosa si può o non si può dire , cosa sia lecito o non lecito pensare. Non sto parlando delle guardie angeliche che hanno in custodia la santità delle mura biologiche e spirituali dell’uomo in divenire, sentinelle dai corpi spirituali volute da Dio per illuminare e governare i mosaici fluidi e le membrane semipermeabili che avvolgono e proteggono, all’interno del loro periplo, il DNA della vita dell’uomo sin dal suo concepimento sulla terra. Non parlo dei puri spiriti angelici fedeli e innamorati della creazione, bensì di tutti quei Miei figli tanto istruiti e dotti che tradendo la Verità si sono messi al servizio del maligno.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, quanti tra voi vivono e si nutrono dell’ascolto della Parola di Dio e non si preoccupano delle conseguenze che la loro testimonianza può avere sugli uomini, se trovate il mio Diletto che vi sussurra da dentro il vostro cuore cosa dire di Me, ditegli per cortesia che sono soltanto malata d’Amore e che continuo ad esserlo anche dopo avere raggiunto il fondo degli inferi con questa terebrante discesa».

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(CC 5, 9)

9Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

(CC 5, 9) Le figlie della città santa di Gerusalemme, gli ascoltatori timpanici della Parola di Dio che vibrano al Suo minimo sussurro si rivolgono dunque alla loro Madre e Le chiedono: «Che cosa ha il Tuo Diletto Sposo, lo Spirito Santo di così diverso da un altro spirito guida o da un’a ltra divinità trascendentale perché noi possiamo essere certe di sentire Lui e non un altro nel prestargli ascolto? O Tu che sei la più bella tra le donne, dicci e spiegaci che cosa ha dunque il Tuo Diletto di così diverso da un’altra divinità perché continui a scongiurarci con tanta veemenza e ardore?».

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(CC 5, 10-16)

10 Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
11 Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
12 I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
13Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
14Le sue mani sono anelli d’oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d’avorio,
tempestato di zaffiri.
15Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d’oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
16Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

(CC 5, 10-16) Maria risponde con disarmante trasparenza delineando i tratti fondamentali della Terza Persona della Santissima Trinità: «Il mio Sposo è Acqua e Sangue, è Bianco e Rosso, è il Fiume in piena sgorgato dal Costato trafitto di Cristo che il Padre ha fatto zampillare nell’esaudire la preghiera del Suo Figlio nel Getsemani. Egli è il solo a poter essere riconosciuto tra mille e mille corsi d’acqua, perché è il solo Fiume di Vita dall’inizio della creazione.
Il Suo capo è tenero e duttile come l’oro, malleabile e carico di Misericordia, il numero che lo contraddistingue è 79 quale riflesso del numero atomico di questo nobile metallo dal colore giallo. La Sua purezza è inattaccabile increata e divina.
I riccioli del Suo capo, quale esternazione dei Suoi pensieri, sono simili a grappoli di palma con la peculiarità di produrre i loro frutti sulla sommità del tronco, che appare indiviso e da cui si dipartono a ventaglio i rami della Sua grande chioma. Riccioli di colore nero, come nero è il piumaggio del corvo dal becco giallo, dal momento che l’unico pensiero del mio Sposo è quello di portare la Luce di Cristo, il mio Unigenito, a quanti vivono nella buia ignoranza della Sua Persona.
Gli occhi del mio Diletto sono come colombe in entrata ed in uscita da entrambe le colombaie orbitali del Suo Volto che, volteggiando sui ruscelli d’acqua dei dotti e sui rispettivi laghi lacrimali, ne bagnano le congiuntive con sottili pellicole di questa soluzione acquosa prima di sfociare nelle cavità nasali di entrambi i lati.
I denti del mio Amato sono bianchi e appaiono inumiditi dal latte bianco appena sgorgato dalle mie mammelle prospicienti il mio cuore, quale specchio del nutrimento che il Padre ha voluto che io elargissi all’umanità entrata nella Terra Promessa che è la Mia Maternità Universale. Denti incastonati nelle ossa mobili e immobili del Suo massiccio facciale, così diversi tra loro e così in armonia nell’espletamento delle loro specifiche funzioni, splendenti come gemme incastonate nella roccia.
Le Sue guance sono splendide strutture a ponte tra la parte mobile ed immobile del volto. Quando il mio Diletto parla, la Sua mimica facciale fa assumere loro forme di aiuole di balsamo e quando respira, ascolta o scruta qualcosa, le medesime diventano simili ad aiuole di erbe profumate.
Le Sue labbra hanno la purezza dei gigli di campo, capaci di effondere l’Amore di Dio insieme al sapore amaro del tradimento dell’uomo, che ha preteso il Sacrificio Espiatorio di Cristo quale Mirra necessaria al conseguimento della Sua Redenzione e conseguente Salvezza.
Le Sue mani sono paragonabili ad anelli d’oro che accolgono ed impreziosiscono ogni singola azione degli uomini, che a loro volta utilizzano le mani quali strumenti d’elezione, al fine di porre il Suo sigillo di Verità e di Amore su tutte le piccole e grandi opere , rendendole belle e incastonate come gemme preziose nel monile della storia della Salvezza.
La regione anteriore toracica del mio Diletto è fatta di avorio tempestato di zaffiro azzurro e rubino rosso, evocanti il Sangue e l’Acqua della Trafittura e costituenti le due principali varietà di questo splendido minerale, conosciuto anche con il nome di corindone.
Le Sue gambe sono colonne di alabastro, roccia di tipo evaporitico e origine gessosa dalla consistenza piuttosto tenera. Tali estremità inferiori non si continuano nei due piedi proseguendo nelle basi immobili e massicce composte di oro puro del Corpo Mistico e immobile di Dio. All’interno di tale Corpo hanno luogo i cammini degli uomini, che potranno rivestirsi di significato ed illuminarsi soltanto alla Sua Luce.
Il Suo aspetto è quello del paese del Libano confinante a nord con la Galilea e che sovrasta con la Sua magnificenza ogni cosa. È simile ancora ai Suoi grandi cedri dal maestoso portamento a candelabro, che vegetano possenti e caratterizzano con la loro imponenza quella terra. Il Santo Vitigno di Gesù è stato da Lui piantato per radicarsi nella mia Terra Verginale e Immacolata, confinante a nord da sempre con i cieli di Dio.
Il mio Diletto ha un palato in grado di trasformare in dolcezza ogni cosa che gli uomini percepiscono come amara, le Sue papille gustative divine trasmettono ai centri superiori della corteccia cerebrale increata di Dio Padre esclusivamente l’Amore dal gusto dolce, che sapientemente ha saputo trasformare dopo averlo abbondantemente irradiato agli uomini.
Lo Spirito Santo è una cascata di delizie! Questo è il mio Diletto, questo è il mio Amico o figlie di Gerusalemme che prestate ascolto ai Suoi sussurri e chiedete a me, Sua Sposa, in merito ai Suoi Misteri».

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CAP 6

(CC 6, 1)

1Dov’è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?

(CC 6, 1) Dov’è andato il tuo Diletto o Maria, o bella fra le donne ed Unica ad essere discesa negli inferi portandovi il Tuo Figlio morto per ridare la Vita alla morte? Puoi risponderci solo Tu che hai incorporato tutta la Bellezza e la Bontà presenti sulla Terra. Dicci dove si è recato il tuo Diletto, informaci, perché dopo quello che ci hai riferito di Lui noi Lo possiamo cercare insieme a Te, trovandolo finalmente presente nei Sacramenti fondati da Cristo che per Suo e Tuo tramite raggiungono ogni uomo.

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(CC 6, 2-3)

2 Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
3 Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.

(CC 6, 2-3) Maria risponde alle richieste avanzate dalle figlie di Gerusalemme e dona loro una attenta ed esaustiva spiegazione: «Il mio Diletto era sceso nel giardino del cuore piantato nell’Eden corporeo dei nostri comuni progenitori, fu quello il Suo primo giardino. Egli era presente nelle aiuole di balsamo che, grazie alla sequenza nucleotidica avrebbero disegnato le gote di Adamo ed Eva. Regnava sovrano nei tabernacoli del capo, del torace e dell’addome dell’uomo che cresceva e si sviluppava, pascolando il gregge della sua cellularità corporea, i cui prati erano irrigati dal grande fiume aortico. Tale imponente corso d’acqua connetteva mirabilmente il centro dell’Eden cardiaco alle lontane periferie dei quattro arti. In quei tempi lontani non ancora segnati dal peccato originale, il mio Diletto coglieva unicamente gigli di purezza e d’amore i quali crescevano copiosi presso l’umanità. Dopo la caduta, in vista della mia nascita come Madre di una Nuova umanità ai piedi della Croce di Cristo, mio Unigenito,  divenni per Lui con il mio secondo Sì non più soltanto la Sua Sposa, ma la Sua Amata, la Sua Amica e la Sua Sorella. Ora Egli pascola il gregge dell’umanità che ho in Grembo, quale Corpo Mistico di Cristo, tra i gigli sacramentali  della Chiesa dal profumo inebriante».

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(CC 6, 4-12)

4Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
5Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
6 I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
7Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
8Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
9Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l’unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
10«Chi è costei che sorge come l’aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?».
11Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
12Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.

(CC 6, 4-12) È la volta dello Spirito Santo che prorompe: «Tu sei bella Amica mia, sei bella come la capitale del regno del nord, la città di Tirsa e come la capitale del regno di Giuda, la città santa di Gerusalemme. Sei bella Amica mia che tieni uniti il Tabernacolo cerebrale e il Tabernacolo addominale della gestazione uterina al Tabernacolo toracico nutrendoli con il Sangue sgorgato dal Cuore di Dio. Sei bella e terribile al contempo per i misteri che hai ricevuto e accolto nella Tua Persona. A Te soltanto è stato dato di conoscere in profondità ogni singola cellula, tessuto, organo e apparato del Corpo Mistico di Cristo, che è la Sua Chiesa Universale. Al Suo interno ciascun raggruppamento è così fiero di portare la sua particolare bandiera e il suo drappo di rappresentanza, mediante i quali si differenzia istologicamente dagli altri gruppi. Non fissarmi con i Tuoi occhi, perché la sola idea del Tuo sguardo materno e protettivo, quale sintesi mirabile di razionalità e generosa maternità mi turba, scrutami con lo sguardo della Fede piuttosto che attraverso i Tuoi sensi percettivi che mi inducono a intervenire per non deludere l Tuo senso materno e quanto desideri quale Mia Sposa.
Le Tue chiome sono come un gregge di capre, perché riflettono la Tua atavica preoccupazione per ciascuno dei Tuoi figli, i quali spesso si perdono a causa delle loro scelte disordinate e impulsive, talvolta ostinate. Tale gregge scende in maniera sregolata dal monte Galaad, detto anche Gal-Ed o Mizpa, che declina a occidente del Giordano laddove il vecchio Labano e il giovane Giacobbe strinsero il loro patto invocando Dio quale Testimone.
I Tuoi denti sono simili a un gregge di pecore che risale dal Bagno Battesimale, ciascuna di esse rivestita della Parola di Dio nella quale è stata appena immersa. Parola, che nella parte sacrificale della Celebrazione Eucaristica diverrà Corpo di Cristo, ornato del Suo Sangue, della Sua Acqua e del Suo Cuore spezzato. Ciascuna di esse pascola sui prati mandibolari ed è appaiata al suo antagonista mascellare nel procedere, in armonia occlusale, lungo la strada del ritorno alla Casa di Dio.
La Tua guancia è uno spicchio di melagrana che si intravede attraverso il velo del mistero che avvolge tutta la Tua Persona di cui il volto, persino di profilo rimanda alla fecondità della creazione di cui sei Madre.
Se sessanta sono state le regine a capo di un regno che si sono succedute nella storia, dieci per ciascun giorno della prima creazione; se ottanta sono state le spose che hanno messo la famiglia al primo posto, dieci per ogni giorno della seconda creazione che vanta l’ottavo giorno e se senza numero sono le fanciulle di quanti vivono nell’ascolto della Parola quali figlie in continuità generazionale di entrambe le creazioni, Unica è la mia Colomba, la mia Sposa perfetta e la mia Amata. Ella è la sola Donna al mondo ad avere ricevuto in gestazione nel Suo Grembo Immacolato Gesù ed il Corpo Mistico, che è la Sua Chiesa.
La totalità della parte femminile del Creato, dalle regine alle fanciulle comprese le spose La riconoscono Beata e ne intessono tutte le lodi, mentre la parte maschile stenta a vederla rimanendo inabile a riconoscerla per ciò che rappresenta e realmente è.
Lo Spirito Santo prosegue e pone la suddetta domanda all’attenzione dell’umanità: “Chi è Costei che sorge come l’aurora, chi è Costei che precede lo stesso sorgere del Sole intorno al quale orbitano tutti i pianeti del sistema solare, quale segno astrofisico dell’incarnazione del Verbo ? Chi è Costei che sorge quale Madre di Dio in quel brevissimo lasso di tempo che fa seguito all’annuncio dell’Arcangelo Gabriele? Chi è Costei bella come la Luna, chiamata a divenire il Grembo di Dio e la Madre Universale sulla terra e nei cieli dell’umanità riflettendo di notte la Luce infinita emanata dal Suo Unigenito? Chi è Costei, splendida come il Sole che porta nel Suo Grembo immacolato Gesù nella fisicità della carne ed il Suo Corpo Mistico nella metafisicità del Suo Spirito? Chi è Costei che puntualmente atterrisce ogni mente umana che si avvicina con la sola ragione all’incommensurabile Mistero di grazia e di gloria che avvolge la Sua Persona? Chi è Costei scelta e voluta dalla Santissima Trinità quale Madre di Dio in pre-visione della venuta di Cristo? Chi è dunque Costei insignita di tanti titoli che il vento agita e che viene presentata come una schiera di persone a vessilli spiegati, pur essendo una sola la Madonna?”
Lo Spirito Santo prosegue: “Sono sceso nel giardino dei noci, sono sceso nel giardino dell’umanità simile a questa specie di pianta dotata nello stesso individuo di fiori d’entrambi i sessi. Sono sceso nel giardino dell’umanità con la consapevolezza di quanto essa prediliga l’aspetto cerebrale a quello cardiaco, inclinazione sottolineata dai gherigli cerebriformi del frutto della noce, pianta che già gli antichi romani consacrarono al re degli dei, Giove . Sono sceso, quale Terza Persona della Santissima Trinità presso il gregge dell’umanità, che con il Padre e il Figlio abbiamo voluto e costituito sin dal suo esordio unicellulare e per l’intero arco del suo divenire, quale sintesi finale di una mirabile costruzione biologica fondata sui cromatidi paterni e materni. Sono sceso e ho camminato in mezzo alle ventitré paia di cromosomi variamente combinati tra di loro, messi a fondamento del genoma umano. Sono sceso nel giardino dei noci, il cui frutto è un guscio duro che contiene un seme duttile e commestibile, formato da due cotiledoni chiamati gherigli a loro volta divisi in quattro lobi separati da un tramezzo membranoso. Sono sceso e ho passeggiato nei due emisferi cerebrali e i due cerebellari dell’encefalo umano. Sono sceso in questo splendido giardino neuronale il cui numero di sinapsi sovrasta quello delle stelle visibili nel cielo e nel quale ciascuna persona inizia il suo percorso psicologico sin dalla fase di zigote. Sono sceso in quel frutto dal guscio legnoso all’esterno a protezione del seme carnoso e commestibile che si trova al suo interno, frutto a due valve con un nocciolo legnoso e resistente simile alla calotta cranica con al suo interno il prodigioso seme cerebriforme irregolarmente lobato e ripiegato nei suoi gherigli pensanti e interconnessi nei due emisferi cerebrali. Ho passeggiato tra le più alte forme del pensiero umano, quello zigotico, nel gheriglio della sua anima e per tali ragioni particolarmente appetibile al maligno. Ero sceso in questo giardino per godere del verdeggiare della valle pur sapendo, nella mia Onniscienza, che un giorno avrei assistito alla lacerazione e alla frammentazione di tali frutti nel banchetto luculliano diabolico dei loro semi pregiati, consapevole che un giorno l’uomo sarebbe giunto, prigioniero del male, a crioconservare se stesso negli embrioni e a lasciarsi deliberatamente manipolare dal male nella loro legalizzata manipolazione. Ero sceso per vedere se la Vite di Cristo, piantata sul Golgota nella Terra Santa di Maria, aveva messo i Suoi germogli. Ero sceso a vedere se fossero fioriti i melograni a testimonianza del Suo Corpo Mistico pluricellulare, la vetta eccelsa della creazione, il culmine di ogni fisicità e l’apice di qualsiasi forma di spiritualità in cielo e sulla terra. Ero sceso per assistere alla crescita libera della fede presso l’umanità, quale sviluppo fisiologico delle norme presenti nei 365 divieti e nei 248 obblighi consegnati alla Torah e passati poi alla Chiesa sotto la nuova legge dell’Amore Misericordioso. Nel nome di questo Amore ho smesso di camminare con le mie gambe e sono salito sui carri di Ammi-nadìb, i carri militari del principe di questo mondo che trasportano la sofferenza, la malattia, la morte e la devastazione, per portarvi Gioia, Salute, Vita e Unità nel Corpo di Cri sto Risorto.
Sono sceso e non ho saputo oppormi alla mia Indole Divina che da sempre vivifica ogni situazione di morte e di trapasso a favore di chi, come la mia Sposa, mi invoca con il solo Suo sguardo.

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CAP 7

(CC 7, 1)

1«Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti».
«Che ammirate nella Sulammita durante la danza a due schiere?».

(CC 7, 1) Sono le fanciulle di Gerusalemme a questo punto a pregare la Santa Vergine con queste parole, avendo contemplato la maestà di Maria Santissima delineata dallo Spirito Santo Suo Sposo: «Volgiti, volgiti Sulammita verso di noi, volgiti, volgiti Sposa di Re perché vogliamo ammirarti!».
Lo Spirito Santo vuole essere certo che abbiano compreso la Sua grandezza e chiede loro: «Che cosa ammirate della mia Sposa, c’è devozionismo, curiosità, ritualismo, tenerezza o miracolismo all’origine della vostra richiesta? O realmente ammirate in Lei qualcosa di unico, raro, irripetibile e profondo? La Sulammita, la Sposa del grande Re, Colei che vi parla al Cuore, si è resa visibile con l’Annunciazione, in quel momento sublime di danza fisica e metafisica a due file di DNA divino e umano che ha manifestato la Sua incommensurabile grandezza. In quell’attimo la Mia Sposa si è rivolta a voi per potere essere ammirata da quante, tra voi, erano già in ascolto della Parola di Dio. In quell’istante il Suo cromatidio materno, quale frutto puro e maturo espresso dall’umanità, si è incontrato con il Cromatidio Immateriale, Increato e Immobile proveniente da Dio Trinità nel Mistero dell’Incarnazione. Per la Potenza che mi è stata data dal Padre Celeste quale Terza Persona della Santissima Trinità, è così che ha avuto inizio la vita terrena di Gesù zigote nella Totipotenza di vero Uomo e nella Onnipotenza di vero Dio. Nel momento dell’Annunciazione si è concretizzato quanto era stato anticipato nella danza babilonese nuziale d’invito, da parte della Sposa, di mostrarsi al Suo Re. Danza di rito pagano strutturata su due file con due cori».

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(CC 7, 2-9)

2«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d’artista.
3 Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
4 I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
5 Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
6 Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
7Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
8La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
9Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».

(CC 7, 2-9) Lo Spirito Santo continua e nel descrivere la Sua Sposa non distingue tra il sacro e il profano perché tutto è stato fatto per mezzo e in vista di Cristo : «Come sono belli Maria, mia Amata, i Tuoi piedi che pur avendo camminato sul suolo terrestre non hanno mai fatto parte del cammino peccaminoso degli uomini, quali figli della sola terra. Per quanto Tu sia realmente figlia dell’umanità e non del principe di questo mondo, che non riconosci come padre perché sei stata concepita, sei nata e sei rimasta esente dal peccato originale che lui aveva inoculato sulla Terra. La Tua infinita fedeltà a Dio Santissima Trinità Ti ha fatto compiere grandi cose e di più grandi ne compirai.
Le armoniche rotondità dei Tuoi fianchi sono sempre più belle man mano che nel Tuo Grembo Immacolato cresce il Corpo Mistico del Tuo Unigenito, la più incantevole opera che sia mai uscita dalla Misericordia del Padre.
Il Tuo ombelico, atavico segno della Tua figliolanza naturale a Sant’Anna e a San Gioacchino, rimanda ora alla grande Placenta Eucaristica, grazie alla quale l’intera umanità è sacramentalmente connessa a Te per mezzo dei Comunicandi inebriati dal Vino della Salvezza.
Il Tuo ventre è il granaio di Dio pieno del frumento di Cristo, dove ciascun chicco conserva la sua individualità e vocazione attorniato dai gigli sacramentali di purezza e dal Tuo trasparente amore di Madre Universale.
I Tuoi seni sono quei due cerbiatti gemelli nati da una gazzella che, proiettandosi sulla superficie anteriore del Tuo Tabernacolo toracico elargiscono, il sinistro la giustizia e il destro la misericordia per nutrire di latte e miele i figli della Terra Promessa nati alla Vita Eterna.
Il Tuo collo è quella torre d’avorio che mantiene saldamente uniti il Tabernacolo del capo al Tabernacolo toracico. Al suo interno ha origine il suono articolato della voce che dà onore e senso alla Parola, mettendosi al Suo servizio in quella particolare regione corporea del laringeo disposta lungo la strada delle vie aeree superiori.
I Tuoi occhi somigliano a masse d’acqua pura che, raccolte in più livelli di volume e densità nei bulbi oculari, permettono alla Grande Luce del Tuo Unigenito di illuminare costantemente tutta la Tua Verginale Corporeità. Simili ai laghetti di Chesbòn o alle piscine di Esbon, città dell’antica Tribù di Gad a nord-est del mar morto presso la cui porta di Bat-Rabbìm vi era pressoché costantemente un grande passaggio di persone.
Il Tuo naso rimanda alla torre del Libano che nel dolore, deliziandosi a occidente del Profumo di Dio scaturito dal Costato trafitto di Cristo guarda verso Damasco, a oriente, confidando nella nascita di nuove conversioni sulla scia di San Paolo.
L’intelletto neuronale scaturito dal Tabernacolo del Tuo capo sovrasta largamente ogni intelletto umano, così come la maestosa catena del Carmelo nell’alta Galilea sovrasta a nord-ovest tutta la terra di Israele. Questa condizione creaturale privilegiata fa di Te la Madre dell’eterna Sapienza.
La chioma del Tuo capo è paragonabile alla porpora estratta dai molluschi che pullulano nelle acque dei mari, quale immagine dell’Acqua e del Sangue scaturiti dal Costato trafitto di Cristo che tinsero di rosso porpora ogni Tuo pensiero, sentimento e sensazione. È Lui il Re della Gloria che le Tue trecce accarezzarono e abbracciarono dalla nascita a Betlemme alla Sua deposizione dalla Croce a Gerusalemme».
Quanto sei bella e quanto sei graziosa Amore mio, Figlia, Sposa e Madre delle più ridenti delizie presenti sulla Terra e nel Cielo.
La Tua altezza spirituale e la Tua Persona fisica sono assimilabili a una palma con i rami disposti a ventaglio, a indicare la Tua offerta incondizionata al ruolo di Madre Universale dei Tuoi figli dispersi nel mondo. Oblazione che a 360° di continuo rivolgi al Padre Celeste per la loro salvezza. Laddove i Tuoi seni prosperosi continuano a nutrire impassibilmente la nuova creazione nata dal Sangue dell’Espiazione del Tuo Figlio Unigenito. Le anime della Chiesa trionfante e le anime sante del Purgatorio sono quei grappoli fruttiferi prorompenti dalla base della Tua grande chioma ad ombrello.
Lo Spirito Santo seguita la Sua appassionata esposizione e ribadisce quanto già affermato in precedenza: «Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri che hai nutrito attraverso i Sacramenti di Cristo e che hai portato a maturità affinché Io li potessi presentare al Padre Celeste.
Siano dunque riservati a Me i Tuoi seni, le cui ghiandole mammarie apocrine a grappolo d’uva secernono il latte e il miele per nutrire l’umanità multiforme redenta e salvata, rendendola idonea ad essere accolta nella Casa del Padre. Il profumo del Tuo respiro rimanda alla freschezza delle mele e alla bellezza delle rose, entrambe appartenenti alla grande famiglia delle rosacee che si estende, nella riflessione biblica, dalla mela del peccato originale alla rosa mistica della Ricapitolazione finale.

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(CC 7, 10-14)

10«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
11 Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
12Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
13Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
14Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

(CC 7, 10-14) Lo Spirito Santo a questo punto, continuando a rivolgersi a Maria Sua Sposa proclama una Verità strepitosa: «Il Tuo palato è come Vino pregiato, mia Amata, perché nella Celebrazione Eucaristica Ti sei fatta Calice e Patena che hanno accolto e lasciato scorrere senza nulla tenere per Sé il Sangue e il Corpo del mio Diletto e Tuo Unigenito Gesù Cristo, per la Redenzione e la Salvezza dell’umanità. A Te che Lo hai concepito non Ti è stato dato di assimilarlo nella Tua corporeità già redenta e salva. Tu dovrai ora, mia prediletta Consorte, nutrire ed edificare nella Santità di Cristo l’unità della Sua Chiesa che è il Suo Mistico Corpo formato da cellule-uomo, maschi e femmine, di ogni razza, epoca e luogo. La Tua Persona calecizzata e patenizzata, con la Potenza che mi è stata conferita dal Padre quale Spirito Santo, fa scorrere e fluire il Corpo e il Vino del Sacramento Eucaristico dentro e fuori di Te trasformandoti nell’Acquedotto della Vita Eterna. Io sono tutta per il mio Diletto Gesù così come Egli è tutto per me e per Te, Spirito Santo e mio Amabile Sposo, che insieme a Lui e al Padre costituite nell’Unità inscindibile di un Solo Dio la Santissima Trinità .
Vieni mio Diletto Figlio Risorto, discendi dalla Tua Ascensione Tu che siedi alla destra del Padre, andiamo insieme nel semenzaio dell’umanità dove è estremamente bassa la densità della popolazione cellulare nel corpo dei Tuoi fratelli. Rechiamoci congiuntamente nei campi della vita intrauterina, all’interno delle provette di laboratorio della fecondazione umana medicalmente assistita e dentro i contenitori della crioconservazione e dell’ibernazione. Viviamo insieme la notte della fede desiderata e architettata dal male ai danni di un’umanità sempre più ingannata. Chiediamo rifugio per il nostro riposo nei villaggi della corporeità, dove le mitosi e le meiosi sono state bloccate con l’ausilio della scienza e della tecnica.
All’alba della Tua Seconda Venuta, di buon mattino e al risveglio dell’umanità adamica ancora assopita, ci recheremo insieme presso le vigne che il Padre Celeste ha dato, sottratto e ridato ancora una volta ai Suoi vignaioli. Là vedremo se il Tuo Vitigno, mio Adorato Figlio, che è stato deposto e piantato sacramentalmente nella Mia Terra Immacolata, avrà messo le Sue prime gemme d’autentico Amore. Quel mattino vedremo se saranno sbocciati i fiori che faranno maturare i frutti della Verità, se saranno fioriti i melograni della pluricellularità differenziata, quali segni visibili dell’Unica Corporeità Ecclesiale che anima il mondo. Sarà in quel momento che io Tua Madre Ti darò le mie carezze materne, di Sposa dello Spirito Santo e di Madre Universale della Chiesa, sfiorando la Tua pelle risuscitata attraverso le opere compiute da coloro che avendomi conosciuta Ti avranno reso onore.
Le mandragore, note anche con il nome di mandragole, nell’emanare il loro intenso profumo con la parte aerea della pianta ed approfondendosi, dal lato opposto nella terra con le loro radici biforcate disegnando figure umane maschili e femminili, rimanderanno all’aspetto sponsale che caratterizza sin dal principio ciascuna persona.
Io, quale Madre Universale e Tu, quale mio Figlio Divino, mettiamo a disposizione a chiunque lo desideri la possibilità di accedere alla Salvezza e di potere entrare nella Casa del Padre attraverso la porta d’ingresso al Mistero che ciascuno avrà scelto trovandovi quel particolare frutto spirituale che cercava e del quale sarà garante. Tali frutti prelibati, che siano freschi o secchi, io mio Figlio Diletto li custodisco gelosamente per presentarli esclusivamente a Te, Latore della vita nella Potenza dello Spirito Santo, mio Sposo».

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CAP 8

(CC 8, 1-3)

1 Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
2Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
3La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

(CC 8, 1-3) A questo punto è il Signore Gesù a parlare rivolgendosi a quanti ancora non Lo conoscono: “Oh se tu fossi un mio fratello immerso con il Battesimo nelle Acque della vita, cresciuto nei Sacramenti fino ad essere allattato al seno di mia Madre divenuta Tua Madre nella Chiesa! Trovandoti fuori dallo stato di Grazia, alla luce del nostro intimissimo rapporto sacramentale di fratellanza che ci lega, ti avrei potuto baciare senza suscitare giudizi di condanna né sentimenti di disprezzo per il Mio gesto da parte di alcuno. Dopo il bacio ti avrei ricondotto e riportato al sicuro, introducendoti nuovamente in Casa di mia Madre che è il Suo Grembo Immacolato assunto in cielo dove, al suo interno nella Chiesa, che è il Mio Corpo Mistico, avrei lasciato che fossi tu ad insegnarmi l’arte dell’Amore verso Dio, i Suoi angeli e santi, verso te stesso e il tuo prossimo e verso tua Madre e i tuoi stessi nemici. Un’arte che come ben potrai intuire è inconcepibile per una mente umana concupiscente, così bisognosa di insegnamenti se non ha ancora conosciuto il Mio Nome. Un’arte che contempla il dono totale di sé senza aspettare nulla in cambio, ubbidendo al criterio della gratuità assoluta. A te avrei fatto bere il Vino aromatico della connettività sacramentale che viene versato sugli Altari Eucaristici di tutto il mondo, a te avrei dato il succo autunnale dal colorito rosso intenso della spremitura del mio melograno, quale segno trionfante del ritorno venoso al Cuore di Dio che io ho conseguito per te con la mia dolorosa Passione.
Ma tu non sei ancora mio fratello nella fede nonostante tu sia da sempre mia carne con la tua anima creata a mia immagine e somiglianza. Ancora non puoi riconoscermi quale tuo Amico ed unico Dio, perché non riconosci ancora Maria quale tua Madre, non riconoscendola mia Madre e Madre di ogni uomo, compreso di chi ti ha fatto del male e dei miei stessi crocifissori. Fu ai piedi della Santa Croce che Ella nella Deposizione Mi strinse così forte a Sé con il Suo braccio sinistro, sostenendomi il capo e con la Sua mano destra, abbracciandomi così teneramente da addolcire ed abbreviare quel dolorosissimo e interminabile momento”.

 

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(CC 8, 4)

4 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché non lo voglia.

(CC 8, 4) Lo Spirito Santo in quel tragico momento esordì nel cuore dei fedeli: «Io vi scongiuro figlie di Gerusalemme, voi che siete perpetuamente sintonizzate sull’ascolto della Parola di Dio e che desiderate vivamente passare dalla condizione di fanciulle adolescenti a quella di figlie mature nella fede, non destate ve ne prego e non scuotete dal sonno la Mia Amata finché non sarà Lei a destarsi. Non svegliatela dalla condizione nella quale giace per la Morte del Suo Unigenito. Non scuotetela, ve ne prego e lasciate che sia Lei nel suo ineffabile ruolo di Figlia, di Sposa, di Madre e di Donna a decidere quando svegliarsi per comunicare all’umanità le confidenze di cui è stata fatta tramite, quale Grembo di Dio e Porta del Cielo che conduce al Cuore dell a Santissima Trinità.

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(CC 8, 5)

5Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

(CC 8, 5) Lo Spirito Santo si rivolge ora a quanti sono in ascolto e vivono una vita di fede, al fine di sondare le loro posizioni circa la discesa agli inferi di Maria che avvolge il Suo Unigenito nel Suo Manto: «Chi è Colei che sale dal deserto della putrefazione della carne dell’uomo , appoggiandosi al Corpo esanime del Suo Figlio morto, Che non ha mai conosciuto né mai conoscerà la corruzione e la decomposizione della Carne? Chi è Colei che fu concepita Immacolata quale creatura umana, pertanto come ogni uomo nata sotto la pianta del melo dalla quale la prima Eva aveva colto il frutto di cui si era cibata, dandone anche ad Adamo perché ne mangiasse? Chi è Colei che sale nella contemplazione fisica e spirituale sino al punto di divenire la Madre Universale al momento della morte in Croce del Suo Unigenito, il Cui Corpo immolato e desertificato Le ha fatto acquisire tale merito? Chi è Colei che è cresciuta ed è stata innalzata a livelli tanto eccelsi da guadagnarsi l’Assunzione in cielo con l’anima e il corpo?
Mentre Tu, anima che giaci nel profondo degli inferi dormivi sotto il melo, quale figurazione della morte che Cristo ha voluto sperimentare e che tale pianta ha simbolicamente fatto entrare nel mondo portandovi il frutto del peccato originale, io Spirito Santo ti ho svegliata. Cristo, avvolto nel manto di Maria, con la Sua discesa agli inferi ha difatti raggiunto le radici di tale pianta fino ai capillari radicolari ed io, Spirito Santo, divenuto grazie alla Mia Sposa il Tuo Sposo, Ti ho potuto svegliare e presentare a Cristo proprio là dove nella morte del peccato Ti aveva concepita Tua madre, la Tua genitrice naturale».

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(CC 8, 6-7)

6Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

(CC 8, 6-7) Lo Spirito Santo prosegue e dalle figlie di Gerusalemme, dopo avere ridestato l’anima che giaceva negli inferi, passa alla Chiesa che vive la Sua gestazione spirituale nel Grembo di Maria e Le chiede: «Mettimi come sigillo sul Tuo Cuore alla Luce di quanto la Mia Sposa che è Tua Madre ha fatto per Te, a iniziare da ogni singola anima che Ti appartiene, affinché io non mi allontani mai più dal Tuo Cuore. Mettimi come sigillo sul Tuo braccio sacerdotale, perché io possa trasmetterti tutta la mia Onnipotenza per assolvere, benedire, consacrare e somministrare i Sacramenti della Vita Eterna.
Perché forte come la Morte di Cristo è l’Amore che Dio Padre nutre per l’anima di ciascun uomo ed infinita come l’Ostinazione del Male è la Sua Eterna Passione per l’umanità di cui è plasmato. La Permissione Divina della sofferenza, del dolore e della morte che affliggono l’umanità, a qualsiasi livello si realizzino, sono un impeto di calore che Dio Padre trasmette a chi ne è potatore perché si converta e converta in Cristo i suoi fratelli, nella direzione di un’Unica Mistica Corporeità. Sofferenza, dolore e morte sono lingue di fuoco che in luogo di distruggere plasmano, creano e rinnovano ogni cosa nella Sofferenza, nel Dolore e nella Morte di Cristo. Le grandi acque non possono spegnere il Suo Immenso Amore anzi, canalizzate dalla Madre di Dio in fiumi arteriosi, in ruscelli capillari e in torrenti venosi, esse alimentano e trasportano l’Amore Divino fino alle più lontane periferie.
Se qualcuno, vinto l’inganno del maligno, decidesse di cedere tutte le ricchezze della sua casa corporea in cambio dell’amore non riceverebbe dal mondo che disprezzo, al pari di Gesù Cristo che denudò Se Stesso consegnandosi liberamente alla Croce per ricevere, persino dopo il Suo decesso, la trafittura della lancia».

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(CC 8, 8-12)

8Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
9Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d’argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
10 Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
11Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d’argento.
12La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!

(CC 8, 8-12) Lo Spirito Santo lo Sposo del Cantico si rivolge ora al fedele che, grazie alla mediazione di Maria nutrendosi di Cristo, è stato conformato a Lui e dice: «Noi, le Tre Persone della Santissima Trinità abbiamo dunque una piccola sorella che sei Tu, fedele di ogni tempo e luogo de lla Terra. Sei Tu la nostra Chiesa nata dal Costato trafitto di Gesù Cristo, sei diventato Uno di Noi e tutti e Tre Noi insieme. Sei Tu ad essere stato chiamato a vivere la tua gestazione spirituale nel Grembo di Maria, nostra Figlia prediletta, oltreché mia Sposa e Madre dell’Unigenito. Tu, nostra piccola sorella in Cristo non hai ancora i seni sviluppati, dal momento che per ora vivi all’interno del Grembo Mariano la tua condizione filiale. Diverrai adolescente al momento del Parto escatologico ed allora potrai dire di essere entrato nella pubertà spirituale. Che faremo dunque per nostra sorella il giorno in cui l’intera creazione parlerà di lei? Cosa faremo quando nascerà alla Luce e sarà rapita verso il Trono di Dio?
Se tutto ciò potesse essere spiritualmente paragonabile a una struttura muraria, progettata prediligendo lo sviluppo verticale e disegnata per assolvere mansioni di sostegno, di recinzione, di delimitazione e di divisione tra la Gioia all’interno e la non-Gioia all’esterno, Noi le costruiremo un recinto d’argento, affinché le forze invisibili e violente del male non la possano più attaccare né travolgere.
Se invece la sua conformazione spirituale potesse essere assimilata ad una porta interposta tra il bene e il male, la rafforzeremmo con tavole di cedro più che resistenti all’usura».
La piccola Chiesa neonata prorompe con la voce di un fedele redento, risorto e salvato: «Io sono quel muro e sono anche quella porta! I miei seni in formazione sono due torri di difesa e due fontane di nutrizione collocate sul territorio toracico affinché scrutino, con occhi mariani, le cellule uomo in entrata e in uscita dai tessuti del Corpo Mistico e diano loro il giusto nutrimento. Così io apparirò agli occhi del mio Diletto, lo Spirito Santo, come Colei che ha trovato Pace essendo concepita e cresciuta nel Grembo della Benedetta fra le donne e da Lei nata nella fedeltà a Cristo.
Una vigna aveva re Salomone in Baal Hamòn, paese impuro e votato all’idolatria per le tante divinità che ruotavano intorno al dio Baal, ivi adorato. Affidò la sua vigna a dei custodi pretendendo da ciascuno di essi non il frutto dell’uva, da cui avrebbe potuto ottenere un buon vino, bensì un compenso in denaro pari a mille sicli d’argento.
Ora io, nella consapevolezza di essere stato redento, risuscitato e salvato, so bene di essere stata piantato nella Terra Santa di Maria sul monte Calvario nel luogo del Cranio e che il mio vitigno è il Vitigno di Cristo, Uomo-Dio il Redentore e il Salvatore del mondo. La vigna del re Salomone, quale prefigurazione della vigna dell’umanità, la considero nel Corpo Mistico di Cristo la mia vigna e mi sta sempre davanti, perché è Lui che seguo e quanto avviene all’interno del Torchio Vinario del Suo Torace trafitto ad ogni Celebrazione Eucaristica. A te dunque re Salomone i mille sicli d’argento che pretendi e che ti devo, quale custode post-pasquale della vigna che Dio a te ha affidato riconoscendo la tua irraggiungibile saggezza. Ai mille sicli voglio aggiungerne altri duecento quale remunerazione nei confronti del tuo popolo che ha messo a disposizione, rendendola sempre pronta all’uso, la ricchezza della Parola custodita nella Torah. A nome della Chiesa Universale, cui il popolo ebraico ha dato i natali, e insignito da Cristo della carica di vignaiolo al Suo servizio, dono a te e ai depositari della Parola quanto detto».

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(CC 8, 13-14)

13Tu che abiti nei giardini
– i compagni stanno in ascolto –
fammi sentire la tua voce.
14«Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».

(CC 8, 13-14) Il fedele redento, risorto e salvato, dopo avere dato testimonianza della sua fede, si rivolge allo Spirito Santo con le seguenti parole di supplica: «Tu che abiti i giardini corporei dei figli dell’uomo – i compagni che vivono sulla Terra sono in trepido ascolto – Tu che ci ami tutti e che hai di tutti noi cura dal concepimento agli inferi e che intercedi per la nostra Redenzione e Salvezza, fammi sentire la soavità della Tua Voce perché anche i miei compagni che vivono ancora sulla Terra La possano ascoltare e, fiduciosi, smettano di vivere nella menzogna per passare dalla parte della Verità ».
Lo Spirito Santo risponde con un flebile sussurro alla richiesta espressa dalla Chiesa innamorata: «Tu che hai creduto ed hai recuperato l’Immagine e la Somiglianza di Dio in Cristo, non sei più per me la sorella di prima ma il mio Diletto. Corri! Fuggi veloce e libero con l’agilità di una gazzella e di un cerbiatto sopra i monti degli aromi, laddove ad accoglierti non saranno più né le parole elevate né la musica sublime degli angeli ma il profumo soave e incontaminato della Fecondità di Dio Padre, di cui sei divenuto uno strumento d’elezione».

 

 

 

 

 

 

 

 

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