AGOSTO 2018

 


DOPPIA ELICA PERLATA

(Dalla terra dei padri al grembo di Nostra Madre)

(Prima sezione)

«10Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 11È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. 12Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? 13Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18, 10-14).

PRESUPPOSTI

Quelle che seguiranno sono riflessioni personali di carattere spirituale, maturate nel tempo in maniera graduale e progressiva. A giudizio dell’autore il piano spirituale è l’unico a poter galleggiare senza entrare in soluzione e in ubbidienza alle direttive dei testi del magistero della Chiesa, sui piani culturale, sociale, economico, politico, filologico, storico-critico, esegetico e filosofico. Dio pretende il 100% della creazione umana assimilata a dei piccoli di uomo, quali pecore di un gregge. Il peccato aveva fatto perdere all’uomo la somiglianza e l’immagine di Dio, facendogli smarrire la via del ritorno nella casa del Padre dopo essere passati dall’ovile mariano. Lo schema delle presenti riflessioni segue fedelmente i canoni dell’arte sacra antica, nel senso che anche in questo caso risulta pressoché impossibile attuare una netta distinzione tra i vari linguaggi di volta in volta utilizzati.

SOSTANZA

Ciascun uomo ha il suo esordio fisico e spirituale in una singola cellula chiamata zigote. A partire da questa prima perla posizionata a fondamento della sua fisicità nelle profondità abissali della terra corporea e fino all’ultimo mattone cellulare costituente il corpo umano compiuto, sarà possibile individuare tanta fecondità o sterilità nella vita di un uomo, quante saranno state le cellule che avranno preso parte al divenire fisico e metafisico della sua esistenza sulla terra. L’umanità è alla ricerca dell’immagine e della somiglianza di Dio, che ha deformate al punto da averne smarrito il candore originario. Nella diversità e differenziazione del genere umano si cela il segreto dell’unità e dell’interdisciplinarietà che sono alla base di ogni ricerca la quale, qualsiasi essa sia e sebbene focalizzata su cose apparentemente tanto diverse tra loro, fa sempre parte di un progetto unitario che riconduce tutto a sé.

CONCLUSIONE

La finale è condensata nella citazione del premio Nobel Thomas Stearns Eliot: «Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta». Ciascun uomo è sin dal suo esordio una prodigiosa miniatura del tempio unico e immortale dell’umanità cristificata.

DISCUSSIONE

“Allorquando avrai deciso di separare le cose invisibili da quelle visibili ben presto diventerai, a tua insaputa, uno dei tanti proseliti del male. Quando avrai imparato ad associare le cose del cielo con quelle della terra, sei già un discepolo del bene”.

א Il linguaggio simbolico rimanda al termine simbolo che a sua volta deriva dal suffisso greco σμ (sym «insieme») e dal verbo greco βάλλω (ballo «mettere»). Il significato letterale è: «mettere insieme, unire armonicamente, congiungere». Con tale linguaggio si vuole esprimere in questo contesto il concetto spirituale dell’unità sostanziale di tutte le cose in Cristo (Col 1, 17).

ב Il Verbo eterno del Padre incarnandosi nel grembo immacolato di Maria ha voluto rivelare la sostanziale unità che lega da sempre il mondo invisibile celeste a quello visibile terreno, attraverso la mediazione di Sua Madre. Il primo mondo è intuibile mediante le funzioni proprie dell’anima, il secondo è percepibile attraverso gli organi periferici di senso, il loro successivo sviluppo e la conseguente elaborazione centrale neuro-sensoriale e psichica. Il primo mondo, immateriale, sarebbe più vicino alla vita intra-trinitaria di Dio che può essere espressa attraverso la sequenza ordinata di tre grafemi יהו‎che ne costituirebbero il Trigramma. Il secondo mondo si riferirebbe alla creazione quale opera extra-trinitaria di Dio in vista dell’incarnazione, più opportunamente sarebbe rappresentato dalla sequenza di quattro grafemi יהוה che ne realizzerebbero il Tetragramma.

ג Il primo Adamo fu creato con delle caratteristiche fisiche, le cui attività biochimiche e funzionali avrebbero attinto dalle proprietà spirituali metafisiche presenti nel Tetragramma. Il Nome di Dio, consegnato a Mosè avrebbe dunque potuto indicare la venuta di Dio sotto le sembianze fisiche di una singola cellula. Il primo Adamo, malgrado la mascolinità espressa dalle traduzioni, avrebbe rappresentato il simbolo della prima macro-generazione monocellulare di anime e di corpi, maschili e femminili, dell’umanità.

ד I germi della prima Eva, di cui la Sacra Scrittura afferma essere stata tratta in un secondo tempo dalla costola d’Adamo, attingevano la loro femminilità dalle medesime proprietà spirituali metafisiche presenti nel Tetragramma, che sarebbero state anch’esse trascritte nel corpo dell’uomo con delle specificità percettive, motorie e spirituali, tipicamente femminili.

ה L’armonica unione tra Adamo ed i germi della prima Eva diede origine, al sesto giorno della creazione, alla nascita dell’uomo vivente fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Questi, a Mosè sarebbe stato prefigurato nel Tetragramma, per essere rivelato molto tempo dopo, nella pienezza dei tempi, dalla venuta di Gesù sulla terra. Scendendo nei dettagli e analizzando quanto espresso in modo succinto, la persona umana andrebbe identificata con Adamo ed Eva sin dal suo esordio unicellulare, con Adamo, per via dei cromatidi maschili localizzati nel nucleo dello zigote nato dalla terra e, con Eva, per via di quelli femminili che, unitamente al citoplasma avrebbero dato corpo alla persona umana, quale cellula zigotica creata dalla terra e dunque non ancora procreata attraverso l’incontro di due gameti. Nel nucleo di uno zigote sono difatti custodite tutte le informazioni che ne guideranno la futura espressione biologica, nella sua interezza  di maschio e di femmina. Al suo interno è tutelato l’intero progetto che specificherà il successivo e graduale sviluppo mediante la decodifica del patrimonio genetico e la sintesi proteica. Nel citoplasma avranno luogo le numerose funzioni vitali che lo zigote sarà chiamato ad espletare nell’arco del suo divenire fisico, psichico, sociale e spirituale, ubbidendo alle informazioni che di continuo avrà ricevute dal nucleo.

Sotto tale angolatura, la collocazione di Adamo nel nucleo dello zigote, unitamente alla disposizione dei germi evitici all’interno del medesimo nucleo nonché nel citoplasma, testimonierebbero l’immagine e la somiglianza di Dio impressa sin dalle profondità corporee abissali dell’uomo. La presenza dei germi della prima Eva, complementari alla sequenza nucleotidica specifica di Adamo, situati sia nel nucleo che nel citoplasma, diverrebbe altresì figurazione di un corpo sponsale sin dai primi istanti di vita, infarcito e fecondato dall’anima.

L’intera umanità discenderebbe dunque da una prima coppia unicellulare, metafisica e fisica, composta di anima e di corpo, di nucleo e di citoplasma, che avrebbe ricevuta la sua prima forma corporea da Adamo tratto dalla terra unitamente ai germi della prima Eva. Tali germi, solo in un secondo momento creaturale si sarebbero manifestati nella maternità evitica, che Dio avrebbe tratta dalla costola d’Adamo in una fase successiva e avanzata di sviluppo filo ed ontogenetico. Avrebbe dunque ancora oggi parlare di origine «monogenetica» del genere umano, a partire da questa prima coppia microscopicadi nostri progenitori, laddove Adamo sarebbe verosimilmente stato creato per primo e, in sequenza ed in modo a lui complementare, i germi di Eva, a costituire il binomio nucleo-citoplasma della prima cellula zigote della storia umana. Una diade, quest’ultima, che avrebbe fatto dei due un solo esserevivente, gettando le basi anatomiche e spirituali della futura nascita di Eva dal costato d’Adamo. Il passaggio da essere umano a persona vivente, sarebbe avvenuto a seguito del soffio divino passato come un vento nelle narici dell’uomo.

ו La Sacra Scrittura descrive ancora, come nel corso del lunghissimo processo della creazione Dio abbia realizzato in successione prima i cieli e poi la terra, indicando, sotto tale asciutta e rigorosa sequenza, la direzione scelta nel condurre il processo creativo che avrebbe visto apparire prima la realtà angelica e successivamente quella umana. I cieli rimanderebbero difatti, oltre ai corpi celesti, alla realtà invisibile degli angeli, comprendendo tra essi anche le anime che lasciati i corpi mortali sarebbero diventate come angeli in cielo. La terra, unitamente al primo significato che farebbe pensare ad essa quale pianeta o ancora quale insieme delle terre emerse, ricondurrebbe in realtà ad un terzo significato che rimanderebbe alla realtà corporea degli uomini. I movimenti astronomici di rotazione e di rivoluzione sarebbero allora un riflesso dei movimenti spirituali che ciascun uomo compirebbe attorno al proprio asse, identificabile con l’ego e attorno al sole, quale immagine che rimanda al Creatore. Secondo tali ipotesi, la creazione angelica e la creazione dell’anima precederebbero la formazione del corpo dell’uomo. Nella genesi dei nostri progenitori sarebbe stato il nucleo adamico, provvisto di un doppio-filamento di DNA, il primo ad essersi formato sotto la sapiente spinta dello Spirito Santo e, a seguire, i germi evitici, quale completamento di quel primo emi-nucleo cui avrebbero fornito il secondo doppio-filamento complementare unitamente al citoplasma. Il tutto si sarebbe realizzato sotto la supervisione e la custodia degli angeli, strutturati a loro volta nei nove cori angelici della tradizione. Gli angeli custodi sarebbero divenuti i messaggeri particolari di ciascuna persona, che avrebbero custodito con la loro infallibile intelligenza e tenace volontà. Suggestiva sarebbe peraltro l’ipotesi che anche la creazione angelica possa essere fondata su una molecola di natura puramente spirituale ed immateriale di DNA, creata ad immagine di una ipotetica sequenza ordinata ed increata presente nel Trono divino. Se così fosse, il corpo spirituale dell’angelo potrebbe essere specificato da una coppia di cromatidi spiritualizzati ed inalterabili, ciascuno dei quali sarebbe provvisto di una doppia elica di DNA invisibile, il tutto organizzato in ventidue coppie di cromosomi come le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, ad identificare ciascun angelo differenziandone la specificità. Nel caso dell’angelo custode tale DNA spiritualizzato potrebbe essere complementare al DNA fisico, mutabile, manipolabile, corruttibile e mortale della persona a cui sarebbe affidato. Il legame angelo – uomo diverrebbe, nella fattispecie, specifico, unico ed insostituibile. Nei corpi mortali dei primi uomini unicellulari furono verosimilmente i polmoni mitocondriali gli organi adibiti alla respirazione e, successivamente, il sistema branchiale per poter vivere nelle acque ed infine i polmoni per la vita aerea. Questi ultimi, a sviluppo ultimato, si sarebbero posizionati all’interno della gabbia toracica “pneumatizzandola” e consentendo, per suo tramite, la respirazione attraverso le vie aeree e la conseguente distribuzione dell’ossigeno a tutto il corpo con il sangue. La comparsa celeste dei puri spiriti angelici andrebbe datata dunque al quarto giorno della creazione e collimerebbe con l’origine delle stelle. Queste avrebbero iniziato a brillare di luce propria, conformemente allo splendere degli angeli in se stessi della luce di Dio, quali creazioni molto prossime entrambe al rifulgere della grande luce divina, ingenerata ed increata. La creazione angelica avrebbe preceduto di due giorni quella umana, avvenuta al sesto giorno e che sarebbe stata interamente riservata alla creazione degli animali prodotti dalla terra, con l’uomo posto al loro vertice. Non sarà comunque per questo primato cronologico, quanto per la diversa natura che distinse sul nascere le due realtà, che gli angeli furono chiamati da subito ad illuminare, custodire, reggere e governare l’uomo vivente. Sarebbero proprio loro quei corpi spirituali puri e celesti, di cui parla la Scrittura, creati subito dopo le due grandi luci, il sole e la luna. Gli angeli custodi si sarebbero comportati nei riguardi dell’umanità che era stata loro affidata,  quali fidatissimi “Fratelli maggiori”. Il sole, nella sua immobilità solo apparente e con la sua danza rotatoria pericoretica, sarebbe divenuto il riflesso del Dio Trinitario, caldo e luminoso nel Suo infinito amore, intorno al quale l’intero sistema solare avrebbe iniziato a ruotare prefigurandone la Sua futura incarnazione nella storia. La luna, dal canto suo, avrebbe rappresentato il riverbero della maternità di Maria, Madre del Dio incarnato e Madre universale, che con i suoi movimenti di rotazione, traslazione e rivoluzione, avrebbe avvolto nel Suo manto verginale la terra zigotica dell’Unigenito. L’incarnazione avrebbe difatti permeato l’intero creato con il Suo divino ed umano immanentismo trascendentale espiatorio sacramentale. In Gesù e Maria furono previsti e saranno regolati il giorno e la notte astrofisici, calendarizzati di nuovo unitamente al giorno e alla notte spirituali degli uomini e degli angeli. Gli angeli, creati prima degli uomini a garanzia e caparra del rientro a casa dei loro “Fratellini minori”, furono corredati da Dio di un’intuizione riguardo le cose passate e future, di gran lunga superiore a quella riservata agli uomini. Ciascun uomo fu pertanto dotato, sin dal principio, di una propria guida angelica affinché potesse in qualsiasi circostanza della sua vita ricorrere alle sue illuminanti indicazioni, onde evitare lo smarrimento, la sfiducia e la perdizione. La relazione angelica, nel  coadiuvare l’anima, si sarebbe basata sulla trasmissione leggera e tenue delle intuizioni spirituali senza mai inficiare il libero arbitrio dell’uomo, che avrebbe sostenuto nelle scelte fauste della vita e dissuaso da quelle infauste. Tutto questo sarebbe stato finalizzato a favorire il ritorno a casa del Padre dei Suoi figli, consentendo a ciascuna persona di poter giungere alla perfezione ultima prevista da Dio nel Suo Unigenito. Non sarà mai data ad un uomo la possibilità di elargire consigli ad un angelo, quanto piuttosto di riceverli attraverso l’illuminazione, la custodia, il sostegno ed il governo da questi esercitati. L’angelo, in sintesi, interposto tra Dio e l’uomo, vedrebbe faccia a faccia Dio quale copia puramente spirituale complementare del DNA metafisico increato divino. Sul versante terreno, l’angelo custode in particolare, vedrebbe e conoscerebbe alla perfezione la persona che gli è stata affidata in quanto a lei complementare, per il fatto di possederne verosimilmente la medesima sequenza nucleotidica benché spiritualizzata. La sua funzione di messaggero e di guida per l’uomo potrebbe allora essere così intima, da essere paragonata agli stretti e continui legami che intercorrono tra il DNA e le molecole di RNA, queste ultime impegnate senza sosta a trasmettere dal centro alla periferia citoplasmatica di una cellula, quanto decodificato nel nucleo.

ז L’umanità, munita del dono della scienza e della tecnica e supportata dalla conoscenza e dalla sapienza, è oggi in grado di approfondire e comunicare in maniera adeguata e incisiva l’antropocentrismo cristico che la costituisce, alla luce dell’intercessione angelica che la caratterizza sin dal suo esordio, al fine di trasmettere a se stessa e alle generazioni tutte, l’immenso valore e l’autentico significato di cosa significhi vivere quali cellule appartenenti ad un solo corpo. La famiglia angelica, prevista e voluta da Dio in Cristo quale realtà puramente spirituale e invisibile, fu creata con una modalità che potremmo definire “diretta”, al fine di cooperare più da vicino e in maniera immediata con la volontà espressa dal Trono intra-trinitario di Dio, a vantaggio della crescita progressiva fisica e metafisica dell’uomo in cammino verso la casa della Verità. Dopo la rivelazione, tutto si è rivestito di nuova luce, dal momento che fu proprio la realtà della persona ad essere svelata dalla Seconda Persona umana e divina di Gesù Cristo. Questi la volle assumere in pienezza sin dall’esordio zigotico per potere riscattare tutta l’umanità, dallo zigote nato dalla terra, allo zigote  pro-creato per mezzo dei gameti, a quello che sarebbe stato creato dalle mani dell’uomo per via asessuata. Gesù zigote fu concepito di Spirito Santo nel grembo della Vergine, non in maniera magica, perché in tal caso sarebbe venuta meno la Sua vera umanità bensì in un modo misterioso, le cui riflessioni in merito rappresentano peraltro la base delle ipotesi formulate nella presente ricerca. Gesù zigote è la serratura, la chiave di lettura e la porta dell’intera realtà umana. Questa fu prevista e voluta da Dio non in maniera “Immediata, totalizzante e completa” sin dal suo esordio, come per l’angelo bensì “in stato di via”, secondo una modalità graduale che avrebbe comportato numerosi passaggi intermedi, pieni di insidie, di gioie e sofferenze, a motivo del peso e del giogo della carne. L’uomo costituirà per tali ragioni la più alta e prodigiosa realizzazione di qualsiasi progetto divino che sia mai stato compiuto sulla terra ed in cielo, nonostante la parentesi infausta della caduta angelica e la conseguente involuzione umana concupiscente. L’amore di Dio aveva difatti provvisto ciascun uomo di un’anima decodificata direttamente dal Suo Trono celeste, coadiuvata della presenza angelica ed infusa  in un corpo trinitario fatto a Sua immagine e somiglianza. I tessuti e gli organi corporei, unitamente alle specifiche funzioni e alle facoltà mentali, sarebbero cresciuti progressivamentesia in senso filo che ontogenetico. La luce minore, paragonabile alla luna e chiamata a girare in orbita con la terra intorno al sole, si identificherebbe con Maria Santissima, la sola creatura che sarebbe stata in grado di avvolgere fisicamente e spiritualmente la terra e quanto in essa contenuto con i suoi movimenti materni di rotazione, traslazione e rivoluzione, illuminandone le notti buie con la luce riflessa del Suo Unigenito. Mediante l’incarnazione, la luce maggiore avrebbe manifestato la fecondità della Parola di Dio sotto forma di gameti aploidi maschili, che avrebbero fecondato gli ovociti femminili mano a mano maturati nelle gonadi di Madre terra, a sua volta abbracciata dal manto lunare. Dalla mutua relazione tra queste due luci, non solo la prima ma anche la nuova creazione avrebbe iniziato sacramentalmente a germinare, a crescere e a maturare. Ogni concepimento umano e ciascuna dipartita dalla terra, sin dalle origini della creazione, avrebbero coinvolto l’intero uni-verso a partire dal sistema solare. L’incarnazione avrebbe rivelato il mistero di Dio e della Madre di Dio gravida dell’Unigenito, avvicinando ulteriormente l’angelo all’uomo ed entrambi al Padre. La seconda Persona umana e divina di Gesù, già presente nella doppia Hei del Tetragramma consegnato a Mosè, avrebbe rivelato il mistero delle Tre Persone della Santissima Trinità e sciolto ogni dubbio sulla creazione.

ח In tale contesto rivelatore, il primo Adamo fu da subito prefigurazione del secondo Adamo Gesù, quale DNA dal Suo DNA, nucleo dal Suo nucleo, citoplasma dal Suo citoplasma, prima cellula del Suo Corpo di Vero Uomo e Vero Dio che, sebbene fosse venuto dopo di lui era da sempre prima di lui. Gesù si incarnerà a Nazareth, nella grotta pelvica di Maria Sua madre, nascerà nella grotta di Betlemme e sarà crocefisso e deposto a Gerusalemme nella grotta sepolcrale di Giuseppe d’Arimatea. Questi, giudeo osservante ed autorevole membro del sinedrio e discepolo di Gesù insieme a Nicodemo, potrebbe essere stato tra i primi ad avere toccato il Corpo di Cristo nella deposizione e durante la Sua sepoltura. L’Unigenito Figlio del Padre celeste, nato in una grotta, vissuto senza agi e morto su una Croce, sarà Lui ad essere inviato sulla terra per restarvi sacramentalmente con la Sua anima, il Suo corpo, il Suo sangue e la Sua divinità. Giovanni sarà l’unico apostolo a fare anche menzione del Suo angelo custode, nel libro dell’Apocalisse. In Gesù saranno svelati pienamente il senso della vita e della creazione fondati sull’amore di Dio. La Sua incarnazione manifesterà quanto era già evidente presso gli angeli, ovvero come tutta la materia visibile e invisibile sia da sempre esistita in Lui, creata dal nulla dal Padre celeste ed opera delle Sue mani nella potenza dello Spirito Santo, in vista della Sua venuta. Il linguaggio greco, platonico ed aristotelico, sarà preziosissimo per le definizioni conciliari sulla Verità della fede sebbene il pensiero greco aristotelico creda erroneamente che la materia sia sempre esistita.

ט Con la nascita di Maria l’umanità raggiunse il culmine dell’espressione materna evitica. L’immacolata riparerà definitivamente ed interamente tutte le conseguenze nefaste conseguite al tradimento della prima Eva, Sua prefigurazione da un lato e porta d’ingresso del peccato dall’altro, raggiungendo altezze inimmaginabili per qualsiasi creatura umana. Sarà  collocata vicina agli angeli e proclamata loro Regina  dal momento che in vita non mai commesso alcun peccato. Maria dovette attendere la pubertà prima che il Suo ovocita maturo, munito di un normale corredo cromosomico aploide, potesse venire fecondato verginalmente dallo Spirito Santo, Suo Sposo, al compimento della seconda divisione meiotica. La Vergine aveva custodito a lungo quel sacro ovocita, sin dal secondo mese di vita intrauterina e dunque sin dal grembo di Sant’Anna Sua madre. Avrebbe atteso ancora pazientemente molti anni dopo la nascita, in preghiera ed in profonda ed isolata mistica contemplazione, per prepararsi santamente al concepimento verginale del Suo Unigenito. Pregnante dello Sposo celeste ed unita verginalmente a San Giuseppe, Suo Sposo terreno, che L’avrebbe difesa e tutelata nel corso dell’intera vita terrena, la Piena di grazia diverrà: Madre di Dio nell’annunciazione, Madre universale di ogni uomo durante la deposizione e Grembo e Granaio di Dioin cielo e sulla terra, nella gloriosa assunzione. Resa Madre di Dio a Nazareth ancor prima che a Betlemme, sarà in realtà sul monte Calvario che l’Immacolata andrà incontro alla totale spoliazione che La vedrà trasformata in Madre universale. Da quell’istante la Divina Misericordia La renderà capace, nella morte di Cristo Suo Figlio, di accogliere, impastare e trasformare misticamente ciascun chicco di grano nato dal sangue, dalla carne e dal volere di uomo, in preziosissima farina celestiale da cui potere ottenere sacramentalmente, ad ogni Celebrazione eucaristica, il Pane della vita. Sul Calvario Maria accoglierà, nel Suo grembo impietrito dal dolore, il Sangue della Salvezza sedimentato nella componente plasmatica e corpuscolata insieme al Corpo morto e martoriato del Suo Unigenito. Fu il superamento di tale disumana prova che La rese capace di ricevere misticamente, sugli Altari eucaristici di tutto il mondo, i corpi martoriati di tutti i figli dell’umanità che diverranno, ciascuno di essi nella consacrazione, Suoi figli nel Figlio.  Con la prima deposizione  tutte le anime dei defunti vengono consegnate alla Sua Maternità, ai piedi della Croce, assimilate alla morte di Cristo. Mediante la seconda deposizione, le medesime anime sprofondate negli inferi per loro libera scelta, vengono tratte da questa  condizione infernale in Cristo morto ed avvolto nel manto di Maria. I tabernacoli di tutte le Chiese del mondo sono figurazione del sepolcro nuovo, così come lo sono i corpi dei comunicandi, veri e propri monasteri deambulanti forniti ciascuno, dentro le proprie mura, di tabernacoli cimiteriali in grado di trasformare in vita quanto ufficialmente e biologicamente dichiarato morto a livello cerebrale, cardiaco e cellulare. Tabernacoli dunque sempre freschi e nuovi dove al fetore della putrefazione subentra il profumo della redenzione. La pietra rotolata all’alba del terzo giorno può continuare in tal modo a venire rimossa a beneficio di ogni anima che, in Cristo, viene strappata dagli abissi infernali per prendere parte al Pane spezzato sull’Altare. Ancora a Lei è stato riservato dalla Divina Misericordia, il gravoso ufficio di impastare con l’Acqua espiatoria emersa dal Sangue dell’Unigenito, le tre staia di farina contenenti i chicchi di grano macinati, e preventivamente separati dalla zizzania dal lavoro degli angeli, per la divina panificazione. La farina del Pane dell’offerta è difatti il prodotto finale della macinazione delle cariossidi umane che, in ogni singola consacrazione, vengono di volta in volta convocate, impastate ed aggiunte al Corpo Mistico di Cristo in gestazione, del quale sono cellule. Il Pane, cotto nel fuoco dello Spirito Santo Suo Sposo, potrà soltanto dopo tale lavorazione materna essere presentato e offerto dal celebrante al Padre celeste, per venire da Questi accolto ad ogni Eucarestia. In forza della consacrazione e della transustanziazione dell’Agnello pasquale, ciascuna cariosside macinata viene istantaneamente redenta nell’anima e nel corpo e resa idonea a potere essere comunicata ai fratelli d’esilio, sotto forma di Pane di vita unitamente al Sangue della salvezza. Il chicco macinato, divenuto parte integrante del Pane consacrato, potrà soltanto adesso venire assimilato insieme al Vino della salvezza, dal comunicando.  A questo punto sarà il Corpo Mistico del Risorto in gestazione nel grembo di Maria, ad assimilare dalla persona del comunicando le vite zigotiche immortali e redente dei suoi fratelli vivi, ma morti spiritualmente e dei fratelli defunti. Tutte le anime che hanno preso parte al Pane consacrato  partecipano alla vita fisica e spirituale del Corpo mistico, ciascuna al proprio posto contribuendo alla Sua crescita progressiva. Non tutti i comunicandi, purtroppo, e non tutti i redenti ospitati nei monasteri della grazia, accoglieranno, parteciperanno e ricambieranno con rendimento di grazia quanto avranno ricevuto. Un tale atteggiamento, a motivo dell’elevata condizione spirituale raggiunta, qualora reiterato, potrebbe rappresentare per entrambe le categorie, al momento del giudizio, motivo di autocondanna eterna. La dannazione dell’uomo difatti, a differenza della caduta istantanea angelica, non sarà mai conseguente ad una singola grave colpa, ma il risultato di un lunghissimo e lentissimo reiterato cammino di allontanamento da Dio. La dannazione è fondata non sulla condanna divina bensì sulla autocondanna dell’uomo. Al momento del giudizio ciascuno vedrà dinanzi a sé il giudice supremo con il volto coperto da un velo e, rimosso quel velo, rivedrà se stesso come dinanzi ad uno specchio.  Sul monte eucaristico del Golgota, Maria è equiparabile alla Patena ed al Calice usati nella Celebrazione, nel ricordo imperituro della Sua Persona pietrificata dal dolore ai piedi della Croce e nella deposizione. Le mani sacerdotali riempiranno, consacreranno, poggeranno ed eleveranno più volte il Contenente materno con al suo interno il Contenuto divino, tenendo tra le loro mani l’Assunta che, sull’Altare, continuerà a dare forma al Pane ed argini al Vino. In forza della prima e della seconda deposizione, ogni cariosside inanimata che avrà ripreso sacramentalmente vita nel Corpo transustanziato di Cristo, andrà incontro ad una seconda mistica gestazione nel Suo grembo dilatato e verginale di Madre, così come spiegato da Gesù a Nicodemo. Durante la Celebrazione, le anime dei defunti i cui corpi sono stati convocati a far parte del Pane dell’offerta, si lasceranno tutti trarre dagli inferi da Maria, che vi continua a scendere con il Corpo esanime del Figlio avvolto nel Suo manto. Le anime ed i corpi strappati agli inferi, in questo momento solenne di liberazione, manterranno la libera scelta di poter mutare o conservare la condotta di vita che avevano tenuto sulla terra, assimilata a quella dei capri, accettando o meno le preghiere ed i suffragi offerti dalla Chiesa orante e pellegrina a loro beneficio. Comunque redenti dal Sangue espiatorio di Cristo, una parte di tali anime continuerà nel grembo di Maria la propria purificazione iniziata negli inferi mentre, l’altra, proseguirà nell’impurità impenitente il suo triste cammino. Entrambe le tipologie entreranno a far parte delle tre staia di farina dell’unico Pane di vita e tutte , in virtù della gratuità della redenzione, saranno state rese spiritualmente simili alle dieci vergini. L’atteggiamento però che ciascuna di esse avrà nei confronti della Comunione sarà molto diverso, come prefigurato dalla parabola evangelica. Nella notte della condivisione eucaristica e del grande incontro con il Risorto, cinque di esse avranno già finito l’olio all’interno dei loro piccoli vasi e cinque ne avranno invece a sufficienza. L’olio è figurazione delle orazioni, dei suffragi, delle indulgenze e delle opere di carità donati dalla Chiesa a beneficio dei Suoi figli. La porta del Paradiso sarà aperta soltanto alle cinque vergini che avranno sapientemente accettato tali frutti di grazia. Queste vergini sono sagge perché hanno  alimentato la fiamma della loro fede con i beni comperati dai venditori, loro fratelli d’esilio, pagandoli con la monetaforte della condivisione e della comunione fraterne, sotto la preziosa guida dei loro angeli custodi, nella loro condizione di vita purgante. Il liquido organico dell’olio che si ottiene dalla spremitura dei frutti dell’ulivo risulta altamente viscoso, lipofilo, idrofobo ed oramai immiscibile con l’acqua mortifera del peccato. In virtù di tali caratteristiche organolettiche, esso costituirà il nuovo combustibile che le anime redente potranno utilizzare per alimentare la fiamma della fede nella resurrezione. Le cinque vergini che sopraggiungeranno in ritardo non avranno accesso in Paradiso, perché avranno anteposto ancora una volta la loro pigrizia ed il loro non amore, all’operosità ed alla dedizione verso il prossimo. L’arte ovina di stampo caprino, basata sul profitto e sulla menzogna, avrà avuto ancora una volta il sopravvento sulle dinamiche dell’amore misericordioso che continuerà ad animare il gregge delle pecore. Sebbene quanti avranno già deciso di rimanere capri riempiranno comunque, lungo il cammino post- esilico di redenzione, i loro piccoli vasi semivuoti con l’olio messo a disposizione dalla Chiesa. Il fine dell’Eucarestia è difatti quello di radunare tutti i figli di Dio in un unico Pane, che viene spezzato a motivo della presenza d’entrambe le tipologie ovine. Il Sangue della salvezza operata da Cristo connetterà gli uni alla Sua giustizia e le altre alla Sua infinita misericordia. Disperse negli inferi, le anime saranno tutte riportate nell’ovile mariano per la resurrezione di vita eterna le une e di morte eterna le altre. Le pecore del gregge, trasfigurate nell’anima e rivestite dell’immacolatezza originaria redentiva,  parteciperanno con una maggiore determinazione rispetto al passato alla gratuità dell’amore fraterno, quali zigoti redenti in attesa di completare la loro crescita intra-uterina nel Corpo Mistico da dove, con la Sua nascita al cielo, potranno avere accesso all’ascensione. Le pecore, presentate senza più alcuna macchia al cospetto del Padre, parteciperanno  con Cristo alla Sua seconda venuta sulla terra dove, dopo il giudizio finale, riprenderanno ciascuna il proprio corpo glorificato. La morte ed il peccato avevano distrutto ed incenerito l’uomo uni, parvi e pluricellulare, separandone l’anima dal corpo e smembrandone ogni singola cellula. Nella morte di Croce Gesù ha potuto sperimentare la condizione di separazione dell’anima dal corpo. La sedimentazione del Suo Sangue avrebbe sancito la separazione della Sua vita terrena dalla Sua fisicità ma non la separazione della Sua Umanità dalla Divinità, la cui doppia natura nella Sua Persona non potrà mai venire separata né confusa. Il grido di abbandono che Gesù urla al Padre, al quale è unito per l’Eternità, sottolinea la suddetta separazione comunque terribile per il Dio della vita, per quanto essa non possa  ingenerare lo smembramento o la corruzione della Sua fisicità che rimane integra anche durante la morte. La condizione di assoluta immacolatezza presente sia in Gesù che in Maria, ha preservato la loro carne da qualsiasi malattia  in vita e da ogni corruzione durante la morte e nella dormizione. Il “Chicco di grano” cui aveva fatto cenno in riferimento alla Sua corporeità di Vero Uomo e di Vero Dio, è diverso da tutti gli altri chicchi perché è all’origine della loro esistenza. Nella Sua morte Gesù assimilerà ogni morte facendo risuscitare ogni chicco nella Sua resurrezione. Nella Sua corporeità integra ed incontaminata, che aveva vissuto sulla terra per trentatré anni, ricapitolerà in tal modo l’intero creato. La fisicità di Gesù, ad ogni consacrazione eucaristica, passa dal Pane consacrato all’Agnello transustanziato che incorpora nella Sua Carne incorruttibile ed immortale l’umanità di volta in volta macinata sotto la mola della morte. Unitamente alla farina delle anime sante del Purgatorio, è presente nel Pane eucaristico anche la farina proveniente dalle anime impenitenti dei ribelli, che godranno comunque dei benefici della redenzione e della prima resurrezione. Tali anime prenderanno anche parte all’ascensione ma non potranno in alcun modo partecipare alla salvezza, per averla ostinatamente e reiteratamente rifiutata. Gesù e Sua Madre, in luogo di abbandonare questi fratelli e figli della carne all’incendio diabolico perenne ed indifferenziato che li avrebbe arsi senza mai consumarli per l’eternità, hanno voluto ancora una volta offrire loro la dignità di un’esistenza che fosse governata da una pena eterna non superiore al peccato commesso da ciascuno, in ubbidienza alla suprema volontà del Padre celeste. L’umanità sarà pertanto tutta redenta ma non tutta salvata. Il Vino della salvezza rappresenterà, per i salvati, il tessuto connettivo dell’amore eterno  e, per gli autocondannati, il principio divino della giustizia eterna. Ciascuna persona morta nell’impenitenza finale, una volta redenta e risuscitata da Cristo, non perderà neppure nell’inferno l’immagine di Dio e potrà continuare ad esercitare la sua libertà di scelta nei confronti dei demoni. Ciò che avrà perso definitivamente sarà la somiglianza di Dio, in accordo alla gravità della sua colpa fino alla totale dissomiglianza. Le anime del Corpo Mistico che avranno accolto la salvezza di Cristo, nel riprendere ciascuna il proprio corpo glorificato, continueranno a crescere nell’amore e nella somiglianza di Dio per l’eternità. Le anime scismatiche ed autarchiche che avranno scelto l’inferno, risusciteranno ciascuna in un corpo non glorificato, il cui livello di mal-essere eterno dipenderà dall’intensità del loro mancato amore. Il parto celeste causerà pertanto a Maria le doglie del parto per la presenza delle pecore insieme ai capri, mentre il male angelico, vedendo approssimarsi la sua fine con il giudizio finale alle porte darà manifestazioni mostruose ed inimmaginabili di sé. La nascita del Corpo Mistico per via eutocica e nelle doglie del parto celeste, sarà descritta al capitolo dodicesimo del libro dell’Apocalisse. La venuta definitiva del Signore Gesù, trionfante sulla morte e sul male, sarà delineata ai capitoli ventunesimo e ventiduesimo del medesimo, facendo ricorso a particolari urbanistici relativi alla città santa di Gerusalemme. Giovanni vedrà sgorgare dall’interno della città un fiume di Acqua viva direttamente dal Trono di Dio e dell’Agnello. Il Trono sarà collocato al centro della città dalla quale, in mezzo alla piazza, si ergerà maestoso l’albero della vita. È l’immagine riepilogativa, che declinerà il trionfo del fluire dell’Acqua della Vita eterna sul Sangue espiatorio, nell’apoteosi della Piazza quale punto di convergenza più largo delle strade che vi affluiscono. La Gerusalemme celeste è l’immagine del corpo redento, salvato ed asceso al cielo di ogni uomo che possiederà oramai, nella sua corporeità glorificata, l’identità di ciascun abitante percepito quale suo fratello e concittadino. Il centro e la piazza di quanti saranno salvati sarà l’amore dilatato e gratuito della Santissima Trinità e non più il proprio “Ego”, l’Acqua della Vita scorrerà al suo interno liberamente senza più sedimentarsi. Ciascun salvato orbiterà gioiosamente intorno ed unitamente alla Luce del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che sarà un’unica Luce di Verità e di Eternità a risplendere nel Paradiso. È così che il Salvatore del mondo ha voluto restituire la dignità regale all’uomo decaduto, riscattandone l’esistenza passata dallo zigote iniziale che era allo zigote eucaristico che sarà divenuto, fino al corpo glorioso incorruttibile che riceverà per l’eternità.

י Coeterno al Padre e allo Spirito Santo nella Seconda Persona umana e divina inseparabili Gesù ha rivelato, con la Sua prima venuta il Nucleo primigenio dal quale tutto il creato ha avuto origine ed ha preso forma e vita e, con la Sua seconda venuta, introdurrà l’umanità redenta, salvata ed ascesa al Padre al giudizio finale.

Al momento dell’annunciazione ed il sì di Maria l’anima di Gesù assunse a Nazareth nella più ineffabile purezza e nel più abissale silenzio il corpo unicellulare di vero uomo, realizzando in Lui tutti i requisiti fisici della Seconda Persona umana allo stadio di zigote. La sostanziale unità della Sua Persona divina con le altre due Persone della Santissima Trinità non si è indebolita ma è rimasta inalterata. La venuta sulla terra del Figlio di Dio con le due nature in una sola Persona concepita di Spirito Santo, nata verginalmente e cresciuta come un normale Figlio dell’uomo, ebbe inizio all’interno della tuba uterina, ancor prima dell’annidamento nel grembo materno di Sua Madre. In tale breve tragitto che Gesù embrione compì durante la prima settimana di vita intrauterina, si condensa l’enorme lasso di tempo che dal primo Adamo avrebbe portato alla nascita di Eva dal suo costato e, dalla prima coppia dei nostri progenitori  all’arca dell’alleanza che Mosè avrebbe fatto costruire nel deserto su progetto di Dio. Al momento dell’annidamento di Gesù, l’umanità vissuta prima del peccato originale e quella susseguente diverrà figurazione del tempio di Gerusalemme, che Salomone avrebbe fatto erigere e che sarebbe stato più volte demolito, ricostruito, ampliato sino ad essere ridotto al muro del pianto e venire sostituito da altre costruzioni. Nel periodo compreso tra il sì di Maria e la morte di Croce, Gesù realizzerà compiutamente l’intero progetto di redenzione e di salvezza del genere umano per il quale era stato inviato sulla terra dal Padre. Con la Sua ascensione innalzerà l’umanità dei redenti per farla sedere con Lui e nella Sua corporeità alla destra del Padre. La seconda venuta ed il giudizio universale introdurranno i salvati nella Vita intra-trinitaria, laddove le Tre Persone divine saranno tutto in tutti quale culmine del trionfo finale di Cristo, primizia di tutte le cose e di ogni passaggio.

כ Il Tetragramma è preesistente a Maria ed ha già in sé la maternità che genererà, per Suo tramite e nella pienezza dei tempi, l’Unigenito, eternamente generato dal Padre nella potenza dello Spirito Santo. Durante la sconfinata fase spazio-temporale che precedette la manifestazione storica della prima venuta di Gesù, tutto fu creato, specificato e implementato per mezzo della Sua divina Persona in vista dell’incarnazione. Il sì della Madre fu dunque anche manifestazione del desiderio dell’umanità vissuta in attesa e nel presagio della Sua rivelazione. Tutte le anime dei defunti che popolarono la terra, da Adamo ed Eva fino alla generazione coeva di Gesù, parteciparono con quel sì e gioirono al consenso di Maria che accettò di diventare la Madre di Dio. Fu così che il DNA aploide primigenio increato, immateriale ed eternamente generato  dal Padre, quale Principio metafisico a Lui consustanziale di tutte le cose visibili ed invisibili, scese come un’ombra ed in modo complementare, appaiandosi al mono-filamento di DNA aploide primigenio materno. Il Padre, inviando sulla terra il mono-filamento di DNA Filiale primigenio intra-trinitario aveva generato, non creato e non pro-creato, Gesù zigote facendo sì che, nella potenza dello Spirito Santo, si appaiasse alle ventidue coppie autosomiche aploidi dei cromatidi materni ed alla ventitreesima coppia eterocromosomica cromatidica materna. La doppia elica diploide informazionale, spiralizzata, orientata, complementare ed antiparallela, costituente il genoma dell’Unigenito Figlio di Dio, Vero Uomo e Vero Dio, aveva definitivamente unito il cielo alla terra nella nuova, eterna, indistruttibile ed ultima alleanza ratificata tra il Creatore e le Sue Creature. Gesù fu dunque dotato in pienezza, sin dal concepimento, di entrambe le nature. Maria divenne, con il sì pronunciato a Nazareth,  la Madre di Dio dalla cima dei capelli sino alla base dei piedi ed in ogni atomo e particella subatomica della Sua corporeità e, nel contempo, la Terra Santa e immacolata presso la quale l’intero creato sarebbe stato interamente ricapitolato e redento in Cristo, Suo Unigenito. Maria diverrà l’emblema del Paradiso riconquistato, perché sarà ancora Lei a rendere sacramentalmente percepibile, tangibile, pronunciabile e persino gustabile il Tetragramma divino incarnato יֵשׁוּעַ , fino a quel momento inderogabilmente impronunciabileintangibile, impercepibile e del tutto impensabile che un giorno potesse divenire persino commestibile.

ל Le generazioni che precedettero il mistero dell’incarnazione furono tutte costituite da “persone” originatesi da una singola cellula e corredate da un corredo cromosomico specifico della specie umana. Le generazioni che vissero prima del peccato originale furono esenti da sofferenza e malattie sia congenite che acquisite e dunque prive di qualsiasi anomalia cromosomica numerica o di struttura. Tali macro-generazioni, a iniziare dalla prima monocellulare, crebbero, si svilupparono e, con il passare del tempo, si differenziarono in popolazioni cellulari via via sempre più organizzate e complesse che, attraverso i processi mitotici e meiotici, sarebbero giunte alle dimensioni corporee e alla complessità organica odierne. Parallelamente all’avanzare della complessità biologica e anatomica anche la vita media degli uomini si allungava, mentre l’avvicendarsi delle generazioni non  conosceva salti realizzandosi nella più rigorosa successione dalla generazione precedente a quella seguente. La generazione umana che fu in grado di riprodursi per la prima volta, attraverso la pro-creazione, sarebbe stata composta da individui oramai perfettamente differenziati in maschi e femmine, tutti indistintamente esenti da peccato. Quanto detto si sarebbe realizzato attraverso passaggi epocali che inevitabilmente avrebbero comportato una interazione sempre più raffinata tra le molecole di DNA e quelle di RNA, culminante nella doppia divisione mitotica detta anche meiosi. La vita dell’uomo sulla Terra, promossa e monitorata istante dopo istante dallo Spirito Santo, sarebbe in tal modo approdata all’era della procreazione. Da lì a breve l’umanità avrebbe fatto esperienza del peccato originale mentre il suo aspetto fenotipico, spirituale, funzionale e razionale, in continuo mutamento, sarebbe giunto all’attuale homo sapiens-sapiens di cui siamo testimoni viventi. Nel corso di tale cammino filo ed ontogenetico, complicato dal peccato, ciascun uomo interiorizzava e trasmetteva alla generazione successiva quanto aveva ricevuto dalla precedente.

Dalla Parabola evangelica lasciataci da Gesù, del Padrone di casa che esce più volte nel corso della giornata alla ricerca di operai che lavorino nella Sua vigna, si evince come siano almeno cinque i passaggi epocali che l’allegoria  pone alla nostra attenzione.

«1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. 5Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? 7Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi» (Mt 20, 1-8).

La prima uscita del Padrone sarebbe avvenuta all’alba del sesto giorno della creazione, momento nel quale, con la comparsa dell’uomo sulla terra avrebbe avuto inizio il dialogo intimo tra il Creatore e la Sua creatura. L’uscita farebbe riferimento alla prima fase del processo creativo dell’uomo, allorché le prime cellule adamiche neo-formatesi dalla terra divennero “persone”, subito dopo avere ricevuto l’infusione dell’anima nei loro corpi monocellulari appena plasmati. I primi nuclei adamici della cellula zigote, uniti in assetto sponsale con i germi evitici ed in accordo con le direttive dello Spirito Santo, avevano dato avvio alla storia dell’uomo. Questi elevava gioiosamente all’unanimità le lodi del mattino a Dio, con la sua anima rivolta al Creatore nella totipotenza fisica di cui era stato elargito.

La seconda uscita all’ora terza (circa le 09:00 del mattino), avrebbe segnato un secondo traguardo epocale che l’umanità in crescita avrebbe conseguito molto tempo più tardi, nel corso del suo sviluppo filo ed ontogenetico. In quest’ora, i livelli raggiunti di complessità pluricellulare e di differenziazione, conseguiti in ogni ambito corporeo compreso quello sessuale, sarebbero stati tali da consentire agli organismi umani la pro-creazione. L’accoppiamento avrebbe permesso l’incontro nel corpo femminile,  per inseminazione interna, del gamete maschile con l’ovocita in attesa. Le due linee sessuali si sarebbero perfettamente distinte, differenziate e definitivamente stabilizzate nella loro complementarietà. Fu probabilmente questa l’ora nella quale Eva fu tratta dalla costola di Adamo addormentato, per essere riconosciuta al suo risveglio quale compagna della sua vita.

La terza uscita all’ora sesta (circa le 12:00) avrebbe messo in evidenza un’ulteriore conquista memorabile dell’umanità, che allo scoccare di quest’ora avrebbe conseguito la stazione eretta. Condizione che le avrebbe donato una più vantaggiosa postura, rendendola capace di poter deambulare, cacciare e correre con molta più agilità e rapidità. Noè rappresenterà l’uomo  giusto e l’emblema di tale periodo, sarà lui ad acquisire la consapevolezza fisica e spirituale di vivere sentendosi supportato dalle acque delle generazioni precedenti. Il Noè bipede farà entrare gradualmente, coppia dopo coppia, tutte le generazioni del passato all’interno della sua arca corporea, ospitandole ordinatamente. Noè visse in armonia con il passato e ne intuì fortemente la vitalità e la connotazione sponsale avendo accolto ciascuna generazione, non come un pensiero o un concetto astratto, bensì come una presenza viva con le fattezze di una o più coppie di animali puri ed impuri. Prese con sé anche i componenti della sua generazione che riconobbe come suoi familiari, anch’essi appaiati e parimenti ospitati ordinatamente all’interno della sua persona. Noè, prefigurando i benefici della Comunione sacramentale,  avrebbe consegnato l’intero carico dell’arca da lui costruita su tre livelli nel rispetto del progetto divino ricevuto, liberando ciascuna coppia sui monti dell’Ararat a navigazione ultimata. Questo grande patriarca, anti e postdiluviano nel contempo, avrebbe condotto l’umanità intera opportunamente sistemata nei comparti intra ed extra cellulari della sua corporeità, dalla pianura meramente esistenziale di una vita fondata sui bisogni terreni alla catena montuosa dell’Ararat, protesa verso il cielo. Dopo avere navigato per quaranta giorni e quaranta notti, supportato dalle acque del diluvio e contornato dalla realtà ittica, la prima forma di vita animale apparsa sul pianeta, approdò sulle alture della contemplazione. Cristo, sul Golgota, avrebbe innalzato ulteriormente  la medesima umanità, questa volta assimilata alla Sua Carne e non più soltanto ospitata al Suo interno, elevandola alle altezze celesti con il Suo Corpo crocefisso ed infisso con i chiodi sul patibolo e sull’asse verticale della condiscendenza del Padre. Noè aveva prefigurato quanto l’umanità delle acque fosse preziosa agli occhi di Dio e come essa rappresentasse le fondamenta zigotiche del tempio unico dell’umanità. Sul Golgota, dal versante occidentale toracico trafitto del tempio corporeo di Cristo, sarebbe scaturito il Sangue e l’Acqua dell’espiazione, della redenzione e della salvezza. In tale drammatica circostanza, l’apostolo Giovanni non vide con il Sangue e l’Acqua né tracce di bile d’indignazione, né gocce di liquor cefalorachidiano di rancore. Da Noè in poi, l’umanità avrebbe funzionalizzato ulteriormente il suo progetto corporeo. Lo scheletro assiale tripartito teneva uniti i tre tabernacoli corporei dell’addome, del torace e del capo formando con essi un armonico complesso edilizio, agile, verticalizzato e integrato ai quattro arti che, a loro volta, realizzavano lo scheletro appendicolare a simmetria bilaterale. Noè, questo grande patriarca della preistoria fu il grande protagonista di quest’epoca, peraltro caratterizzata con ogni verosimiglianza dal passaggio definitivo della vita dell’uomo dalle acque, dove aveva avuto inizio, alla terraferma da dove avrebbe proseguito il cammino nei cieli. Passaggio che dovette richiedere la più grande immolazione di vite che si sia mai verificata nella storia dell’umanità. Passaggio dalla vita acquatica intrauterina alla vita aerea extrauterina che annovera nell’attuale generazione un’enormità di vittime e di prigionieri.

La quarta uscita all’ora nona (circa le 15:00) si sarebbe incentrata essenzialmente sul sacrificio espiatorio del Figlio Unigenito per il riscatto dell’umanità, donando Se stesso ai carnefici quale sacrificio vivente, santo e gradito al Padre, il Padrone di casa. La casa è figura del Corpo di Cristo Tre volte Santo, il Padrone di casa è Suo Padre. Il Corpo assunto da Gesù con l’incarnazione è la nuova casa costruita nell’Eden mariano dalla Potenza dello Spirito Santo. L’inganno satanico ed il male erano riusciti a  demolire la prima casa adamica ed evitica, facendo uscire l’umanità dall’Eden terrestre con il peccato. Gesù e Maria hanno ricostruito quella casa a partire dalle sue fondamenta genetiche, riportando l’intera umanità nel nuovo Eden che abbraccia cielo e terra. Tutti vi entreranno, dal primo Adamo all’ultimo uomo, da Abramo padre nella fede ai fedeli sacramentati che sono divenuti la sostanza della fede. L’ora nona vedrà la nascita di Maria ai piedi della Croce, quale Madre universale e presenzierà al Suo secondo sì con il quale darà inizio ad una secondagestazione sacramentale dell’umanità morta, che verrà in tal modo redenta ed accolta nel Suo grembo per essere salvata in Cristo. L’Immacolata sovrasta qualsiasi altra creatura umana ed angelica e, nella Sua assunzione, l’Eden terrestre e l’Eden celeste diverranno una sola realtà paradisiaca. Ella offrirà ad ogni Suo figlio in cammino san Giuseppe, il Suo Sposo terreno, quale difensore, patriarca e protettore in ogni circostanza della vita. È questa l’ora tratteggiata dalla Sacra Famiglia di Nazareth, nel corso della quale l’umanità potrà abbandonare la zavorra degli obblighi di legge e vivere nella libertà della grazia sacramentale, compimento della legge mosaica e di tutti i profeti.

La quinta uscita, all’undicesima ora (circa le 17:00) si incentra sulla Cena Pasquale e sulla ristrutturazione redentiva post-quaresimale o crepuscolare della creazione. Siamo ai vespri dell’umanità quando il Padrone di casa, Dio Padre, uscirà per l’ultima volta, non prima di avere concesso però alla Madre universale di potere annunciare, quale Eden Paradisiaco di Dio, in ogni modo e maniera ed a tutti i Suoi figli l’amore del Padre comunicato nel Sangue di  Cristo che si versa sull’Altare. La Madre esorterà ciascun figlio ad attingere dall’albero sacramentale dell’Eucarestia per fare ritorno in Cristo alla casa del Padre.

La sera è il momento finale di questo giorno apodittico, così denso di immagini e di esortazioni. È il tramonto “relativo” e non assoluto del Sole. La sera apre alla preghiera di compieta che conclude la parabola creativa e introduce al giudizio finale. È il tempo che darà accesso al riposo o al tormento eterni dei corpi e delle anime che sono stati redenti e sono ascesi in Cristo al Padre, per la loro salvezza o per la loro autocondanna. È a compieta che Dio Padre si rivelerà quale Il Solo Padrone della vigna e darà il giusto compenso a tutti i figli che vi avranno lavorato, chiedendo al Suo Fattore, il Corpo Mistico del Risorto, di convocare uno ad uno tutti gli operai che sono stati redenti per potere dare a ciascuno la paga concordata. Tutti indistintamente, in quanto cellule costitutive del Corpo Mistico, giungeranno al Suo cospetto con la veste dei redenti e tutti riceveranno il medesimo salario secondo il principio atavico che contrassegnerà quest’ora, vedendo gli ultimi operai trattati come i primi. La redenzione non è mai stata sinonimo di salvezza e l’apparente ingiustizia fondata sull’uniformità del compenso, susciterà perplessità e mormorazioni persino tra gli eletti, vale a dire da parte di quanti avranno lavorato la vigna del Signore per un tempo più lungo affrontando un numero maggiore di tribolazioni. Il salario che Dio aveva pattuito con i Suoi vignaiuoli ha però una valenza totalmente diversa dal valore invalso presso gli uomini. L’unità monetaria alla quale Dio Padre fa riferimento è sostanziale, identificandosi con la corporeità zigotica ottenuta da ciascun operaio a prezzo del Sangue e dall’Acqua versati dal Suo Unigenito. I figli di compieta che brontoleranno non avranno ancora chiaro il fatto che per accedere alla salvezza bisognerà, sull’esempio di Cristo ed in Lui, lasciarsi macinare, lavorare, impastare, cuocere, spezzare e masticare a beneficio di ogni fratello d’esilio vicino e lontano, parente e non, della stessa fede e non, della stessa etnia e non. Sul finire della sera il Fattore separerà il gregge dei fedeli dal branco degli infedeli, che conosce entrambi molto bene per essere Sua carne redenta. Il Corpo Mistico di Cristo dividerà i capri dalle pecore, dal momento che saranno i capri a ritrovarsi da soli a brucare i loro bisogni primari, secondari, terziari e quaternari prigionieri del proprio “Ego sum”. Le pecore avranno invece ascoltata, riconosciuta e seguita la voce del loro Pastore sacramentalmente, fisicamente, misticamente, ciecamente e con la gioia di vedere nell’altro Gesù. Per i capri sarà l’inferno la condizione di vita che avranno da sempre preferito con la loro condotta ed il loro perseverante diniego all’amore di Dio. Perseverando nell’impenitenza finalel’autocondanna farà definitivamente perdere loro il dono della maternità, lasciando la componente sponsale costitutiva del loro essere, eternamente in conflitto. Il pozzo della dannazione vedrà i demoni tentare e tormentare, a vario livello e per l’eternità, i loro fratelli minori, ma sempre sotto la permissione della Giustizia Divina che non li abbandonerà mai, nonostante abbiano rifiutato definitivamente  i fratelli di un tempo, il Pastore, il gregge, la Madre, l’ovile e il Padre.

מ Agli albori della creazione dell’uomo, questi divenne un essere vivente non appena Dio ebbe soffiato un alito di vita nelle sue narici. In queste stringate parole è condensato l’atto divino dell’infusione dell’anima immortale nel corpo mortale di un essere umano, che divenne istantaneamente un essere vivente e dunque una persona. Tale infusione verosimilmente avvenne, per i primi zigoti apparsi sulla terra, attraverso le membrane nucleari selettivamente permeabili corredate di pori assimilabili a narici, allorquando i corpi unicellulari raggiunsero una maturità biologica tale da garantire loro l’individualità. L’anima metafisica, in stretta relazione con Dio, avrebbe potuto controllare da questo momento in poi, a partire dal nucleo, il corpo citoplasmatico e dunque l’intera fisicità dell’individuo. Il passaggio dell’anima, dal Trono di Dio al nucleo del corpo unicellulare dell’uomo, sarebbe stato istantaneo e pregnante l’intera cellula zigotica. L’anima avrebbe presieduto alla vita organica del corpo cui apparteneva, guidandone ogni attività dal principio alla fine della parentesi terrena e riempiendone, con la sua presenza metafisica, ogni più recondito anfratto esistenziale. Nell’organismo umano compiuto le narici si sarebbero posizionate definitivamente nella regione medio alta del volto, in un particolare territorio anatomico posto al confine tra splancnocranio e neurocranio. In tale strategica area sarebbe stato possibile individuare sul volto della persona completamente formata, una croce latina, il cui piano sagittale ne avrebbe disegnato idealmente l’asse verticale passante dal vertice del capo alla sinfisi mentoniera. Tale piano avrebbe incrociato l’orizzontalità del patibolo, posizionato a sua volta su un piano trasverso passante per i padiglioni auricolari e le due orbite. Adoperando un linguaggio meno tecnico e più spirituale rispetto a quello utilizzato in anatomia topografica, sarebbe possibile ipotizzare come, su tale croce immaginaria, l’amore del Padre celeste abbia voluto concentrare, decussare e crocefiggere nel Suo Unigenito i cinque sensi fisici della vita di ciascun uomo. Lungo l’asse verticale della suddetta Croce diverrebbe così possibile distinguere, dall’alto verso il basso, la regione frontale che conferisce l’individualità di una persona; il senso olfattivo della spiritualità accompagnato alla funzione pneumatica della respirazione ed infine la cavità orale detentrice dei recettori del gusto, della funzione masticatoria e dell’articolazione della parola. Il patibolo orizzontale risulterebbe composto dai due globi oculari, che rappresenterebbero le strutture più periferiche del senso della vista e dai due padiglioni auricolari che, localizzati simmetricamente, svolgerebbero la funzione di convogliare le onde sonore internamente nel meato acustico esterno per farle impattare sulla membrana del timpano. Le narici, collocate in posizione mediale rispetto alle orbite, convergendo posteriormente in un canale unico muscolo-membranoso conosciuto come faringe, si incontrerebbero con la parte posteriore della cavità orale, con l’esofago, la laringe e l’orecchio medio. L’entrata dell’anima, nel corpo dell’uomo-zigote, esprimerebbe dunque la sua potenza e signoria sull’organismo sin dal suo esordio, nonché il dominio assoluto sui cinque sensi fisici una volta raggiunta la maturazione finale. Il divenire corporeo di ciascuna persona prenderebbe dunque forma e sostanza attraverso la codifica e decodifica della sequenza polinucleotidica del suo DNA. È tale custodia nucleare a venire trasmessa integralmente a ciascuna cellula figlia sia per via mitotica che meiotica ed a guidarne le singole fasi successive dell’esistenza umana di morula, blastula, gastrula, fino all’ultima mitosi e meiosi che avranno luogo nel corpo. A dieci settimane di gravidanza, corrispondenti ad otto settimane di vita per l’embrione, il corpo umano apparirebbe già completo sia pure confinato in una minuscola miniatura di appena 2,5 cm di lunghezza. D’ora in avanti si parlerà di feto e non più di embrione, laddove il naso con i suoi due minuscoli orifizi esterni, oramai perfettamente distinguibili nelle narici, disegneranno sul volto la parte epidermica dell’albero respiratorio e del sistema olfattivo. Il naso continuerà a crescere e raggiungerà la sua forma definitiva soltanto nelle fasi più avanzate della vita adulta. All’interno delle narici si sarà nel frattempo formata la parte più periferica dell’organo olfattivo che, a differenza degli altri sensi, sarebbe sfuggito al controllo diretto del talamo. Quest’ultima è una struttura nodale appartenente al sistema nervoso centrale, deputata ad integrare e ad arricchire i contenuti veicolati dalla sensibilità somatica e dalle percezioni sensoriali che afferiscono al cervello. Per tali motivi, l’olfatto sarebbe da ritenersi il più puro e spirituale dei cinque sensi, sfuggendo al condizionamento integrativo diretto da parte del talamo, con il quale contrarrebbe solo rapporti indiretti dopo che le sue informazioni saranno  state veicolate alla corteccia cerebrale attraverso i bulbi olfattivi. Tale senso, come già detto, è intimamente connesso alla funzione respiratoria e può attivarsi unicamente durante l’inspirazione. L’incensamento di una salma nel corso delle esequie, indicherebbe quanto sia cara a Dio ciascuna persona vissuta nel suo corpo, anche dopo la morte, tanto da permettere a parenti e conoscenti di accompagnarne il ricordo ed il successivo cammino dell’anima attraverso una successione di celebrazioni commemorative in suo suffragio. La liturgia funebre prevede che l’anima sia introdotta al Trono dell’Altissimo dalla comunione degli angeli e dei santi, al momento dell’incensamento della bara che ne contiene la salma, laddove il profumo di questa pregiata oleoresina stimolerebbe le percezioni olfattive, confortando chi presiede e quanti partecipano al rito.

Allorquando la Sacra Scrittura afferma che Dio infuse l’anima nelle due narici, avrebbe potuto sottolineare dunque l’intima relazione che da quell’istante in poi avrebbe unito il Creatore ad ogni creatura, sin dall’attimo del suo concepimento, o meglio sin dalla fase unicellulare di zigote ed in previsione della sua futura maturazione biologica, anatomica, fisiologica e spirituale. Soltanto nelle fasi più avanzate di sviluppo l’encefalo sarebbe diventato l’organo deputato all’elaborazione dei dati che ad esso sarebbero pervenuti ed il responsabile delle funzioni motorie che ne sarebbero conseguite. L’encefalo maturo specificherebbe sulla terra, probabilmente più di ogni altro organo, la persona presso la quale è cresciuto e si è ramificato, rivelandosi quale organo anticipatorio in grado di immaginare e programmare situazioni e contingenze tra le più disparate. Sebbene la persona non sia soltanto il suo cervello, l’encefalo costituirà l’anello di congiunzione insostituibile tra l’attività chimico-elettrica ed intellettivo-psicologica proprie del corpo e le funzioni più elevate della sua anima. Da tale profondo e per certi versi esclusivo ed intrapersonale rapporto, nascerà l’autentica relazione tra la triade creaturale umana composta di anima, corpo e psiche e la Santissima Trinità. L’intenzionalità del Padre e la volontà dell’uomo, mediate dall’angelo custode e funzionalizzate dallo Spirito Santo, che è amore, potranno allora muoversi nel Figlio per conferire a ciascuna persona una riconquistata visione ecclesiale della vita, facendone una cellula preziosissima del Suo Corpo Mistico. La parte più periferica dell’encefalo, la sua corteccia telencefalica, protetta dalla scatola cranica, deterrebbe le attività cognitive più complesse e nobili quali l’intelletto, la memoria, l’affettività, le aree uditive, le aree visive, del linguaggio, delle percezioni sensibili e delle funzioni motorie. Il diencefalo, che tra le sue componenti enumererebbe la stazione talamica, costituisce la porzione intermedia dell’encefalo e al contempo la sede dell’inconscio. Il tronco encefalico, la porzione filogeneticamente più antica, continua in basso con il midollo spinale per proseguire nel canale vertebrale dopo essersi collegato all’interno della scatola cranica al cervelletto, mediante i tre peduncoli cerebellari. Il tronco encefalico è la sede dei principali centri che regolano le funzioni vitali dell’organismo, quali la circolazione, la respirazione, la temperatura ed il ritmo sonno-veglia. Il grado ed il livello del suo danneggiamento sono oggi fortemente implicati per poter fare diagnosi di morte cerebrale, risultando i due fattori determinanti ai fini dell’attivazione, in tempi brevi, delle procedure per un eventuale espianto degli organi che potranno essere utilizzati per uno o più trapianti. Nel caso di trapianto multiorgano, del cuore, dei polmoni, dell’intestino e del pancreas, le manovre di espianto determineranno contestualmente alla loro effettuazione la cessazione di tutte le funzioni vitali nel corpo del donatore, trasformandolo repentinamente in un cadavere. La prima conseguenza della morte fisica è il distacco dell’anima dal corpo. Nel caso di espianto di un rene, di una parte di fegato o di altre parti corporee non vitali, come ad esempio il midollo osseo, il donatore continuerà a vivere come prima. Sul tema dei trapianti è necessario riflettere e dibattere ancora molto, sia a livello scientifico che di Magistero della Chiesa, per essere in grado di pervenire a “soluzioni” e “scelte” che rispettino in Cristo riceventi e donatori. Per quanto risulti inappropriato stabilire in questa sede una scala di valori idonea a classificare gli organi corporei, sulla base del loro fabbisogno energetico o delle più o meno nobili funzioni da essi espletate, le basi anatomo-funzionali della regalità di Gesù risiederebbero non tanto in un organo quanto nel Suo genoma fisico e metafisico. Il fedele, soltanto dopo essersi avvicinato a tale realtà fondante, potrà pervenire conseguentemente alla contemplazione del Suo sacro cuore, delle Sue sante piaghe, della Sua coronazione di spine e del Suo preziosissimo sangue e acqua a seconda della particolare sensibilità di ciascuno. È difatti a partire dalla regalità genomica rivelata da Gesù zigote e trasmessa attraverso le mitosi e le meiosi a ciascuna cellula figlia del Suo Santo Corpo, sintesi di tutto il creato, che potrà avere inizio il successivo approfondimento e la conseguente devozione dei Suoi singoli organi quali strumenti di salvezza.

Nel contesto di tali fisiche e metafisiche dinamiche relazionali tra creatura e Creatore, mediate dai cinque sensi, quello relativo all’olfatto metterebbe comunque in intima e immediata relazione ciascun uomo con Dio. Il vento leggero dello Spirito Santo diverrebbe il mediatore di questo incessante dialogo d’amore che il Padre da sempre nutre nei riguardi di ciascun figlio, nel Suo Unigenito e potrebbe essere proprio questo il motivo per cui le cellule olfattive godrebbero di un continuo e costante rinnovamento mitotico sul versante epiteliale, area nella quale si contrarrebbero intimi rapporti con le cellule nervose sensoriali periferiche che, a loro volta risulterebbero totalmente prive di alcuna attività mitotica. È come se per percepire il profumo di Dio l’uomo avesse bisogno, dal lato dell’anima, della componente citologica immutabile presente sul versante neuronale e, sul lato della fisicità, della componente citologica in continuo rinnovamento mitotico presente sul versante epiteliale.

Il dono del libero arbitrio è presente in ciascuna persona sin dall’attimo del concepimento, grazie all’intelletto, all’affettività e alla memoria di cui  sarebbe dotata la sua anima. Dono preziosissimo che soltanto in età più matura potrà integrarsi all’attività neuronale nel frattempo maturata. Ciascuna persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, potrà inoltre disporre e godere dell’angelo custode che la illuminerà, custodirà, reggerà e difenderà da ogni insidia e deformazione del pensiero conseguenti al peccato originale, preservandola dagli attacchi del maligno. San Giuseppe, unitamente ai tre arcangeli san Michele, san Raffaele e san Gabriele, sono a tal proposito di grandissimo sostegno a quanti li invocano. Cionondimeno Dio non ha voluto privare gli angeli ribelli della facoltà di perseverare nella loro libera scelta di elargire intuizioni malvage agli uomini. I ribelli sono difatti anch’essi dotati del dono del libero arbitrio ed approfittano della permissione divina, senza la quale sarebbero assolutamente impotenti, per continuare a deformare in maniera sempre più subdola le percezioni sensibili degli uomini, rendendo tossiche pressoché tutte le loro relazioni ed azioni. L’attività diretta ed indiretta del male sarebbe alla base di qualsiasi sofferenza e di ogni genere di malattia presenti sulla terra. Gesù testimonierà la Sua divina ed umana sovranità guarendo puntualmente i malati al solo tocco, da parte loro, del Suo mantello: «E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano guariti» (Mc 6, 56).

Sin dal primo giorno del libro della Genesi, Dio aveva creato tutte le premesse per la venuta al mondo dell’uomo al sesto giorno della creazione. Ogni cosa fu da subito ordinata per la realizzazione finalizzata e non casuale dei patrimoni cromosomici maschile e femminile della specie umana, ad iniziare dagli elementi chimici e dalle leggi fisiche quali strumenti al servizio della loro creazione. Dio Padre aveva difatti volute tutte le cose visibili e invisibili nel Suo Unigenito per la potenza dello Spirito Santo, in attesa che fossero state rivelate dall’incarnazione del Figlio nella pienezza dei tempi. La realtà angelica, creata al quarto giorno, avrebbe dunque iniziato da quel dì e non prima a lavorare al servizio di Dio per l’assemblaggio del corpo dell’uomo che, a sua volta, sarebbe apparso al sesto giorno sulla terra nella sua interezza costitutiva di anima e corpo. Lo sviluppo filo ed ontogenetico dell’umanità dall’atto creativo alla caduta nel peccato, si sarebbe realizzato nel Paradiso terrestre della corporeità operante sulla terra fisica del pianeta che Dio aveva messo a disposizione dell’uomo, per crescervi in armonia e nella pace. Dio avrebbe collocato nel genoma della prima cellula-uomo l’intero progetto corporeo riguardante ciascun figlio, compreso il controllo della duplicazione cellulare e della sintesi proteica relative alle popolazioni cellulari a venire. L’umanità sarebbe giunta così, nella fase avanzata del suo sviluppo, all’accoppiamento e alla riproduzione sessuata mediante la pro-creazione per inseminazione interna. Inizialmente la membrana nucleare rappresentò il tendaggio più profondo della prima arca che avrebbe definito il corpo monocellulare di un uomo e fu al suo interno che venne stipulata la prima alleanza tra il Creatore e la creatura, completa dell’anima appena infusa mediante la quale ne aveva potuto percepire la presenza. Tale alleanza fu redatta in modo indelebile e a caratteri cubitali nella sequenza nucleotidica scritta sulla pergamena desossiribonucleica del suo DNA. Le ventidue coppie di autosomi avrebbero custodito all’interno del nucleo tale codice, da cui la stampante ribonucleica avrebbe potuto copiare, trasportare e consegnare ogni singolo appunto affidandolo al laboratorio citoplasmatico della cellula, per la sintesi proteica. Pergamena desossiribonucleica avvolta in una doppia spirale antiparallela, orientata e complementare, contenente tutte le indicazioni necessarie per lo sviluppo successivo del corpo. Tutto questo si sarebbe realizzato con il lavoro e la partecipazione degli angeli custodi, messaggeri, testimoni e operatori instancabili e fedeli al servizio di Dio. La membrana citoplasmatica, che si era nel frattempo definitivamente strutturata, avrebbe rappresentato il tendaggio evitico più esterno di questa prima arca. Essa, soltanto molto tempo più tardi si sarebbe posata sulla catena montuosa dei monti dell’Ararat, quale sintesi geologica di un unico utero materno gravido della terra, sul cui monte santo della città di Gerusalemme avrebbe aggettato le sue radici profonde il Tempio di Salomone. La componente genica costituirà sin da questo primo momento la base ereditaria della specie umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio. Il DNA avrebbe rappresentato la vera ricchezza e l’unico patrimonio ereditabile  da parte dell’intero genere umano, oltre a costituirne il centro nevralgico progettuale per la crescita corporea e lo sviluppo della specie, fino al conseguimento della sua perfezione ultima in Cristo. La membrana cellulare costituirà per la prima generazione di persone monocellulari il suo rivestimento cutaneo e la sua unica veste, per poterne salvaguardare il citoplasma e le relazioni con l’esterno. L’Anima farà da guida alla successiva decodificazione del rotolo genetico che, a lettura ultimata ed a sviluppo completato, avrebbe conferito alla persona oltre alla memoria, all’intelletto e all’affettività già presenti, la componente psicologica su base neuronale. Gli individui appartenuti alla sterminata popolazione di uomini monocellulari che vissero prima del peccato originale, rappresenteranno le perle e le fondamenta del tempio unico dell’umanità. Fu ad iniziare da questi speciali mattoni totipotenti che ebbe inizio la progressiva crescita espansiva, maturativa, fisica e spirituale dell’umanità la quale, senza soluzioni di continuo e grazie al contributo particolare di ciascun individuo, avrebbe portato al Corpo Mistico di Cristo ed alla sua futura gestazione nel grembo santo ed immacolato di Maria.

La Persona divina ed umana di Gesù, sin dall’eternità consustanziale al Padre ed allo Spirito Santo, avrebbe dunque costituito il modello e la matrice della creazione visibile ed invisibile. L’anima ed il corpo degli uomini avrebbero vantato la medesima origine in Gesù, secondo due differenti percorsi riguardanti la Sua duplice natura divina ed umana.

Durante questa prima fase di sviluppo e in tutte quelle che fecero seguito ad essa, assunse un valore prioritario l’opera svolta dagli angeli custodi a favore degli uomini. Essi, grazie alla loro assidua e instancabile presenza notturna e diurna, favorirono lo sviluppo biologico nonché la crescita spirituale di ogni singola persona loro affidata.

Le anime infuse nei corpi dei nostri fratelli unicellulari milioni e milioni di anni fa, vissero tutte la loro parentesi terrena in Gesù intra-trinitario, in vista della Sua successiva venuta e futura rivelazione. Si comportarono quali Suoi familiari, vivendo raccolte attorno ad un unico focolare domestico ciascuna nel rispetto della propria individualità, ma tutte animate all’unisono dall’amore che permeava quella lontana stagione primaverile della creazione. Questa macro-generazione fu molto abile nel custodire l’immagine e la somiglianza di Dio nell’anima e nel corpo, facendo sì che ciascun suo componente godesse già sulla terra della Sua visione beatifica. Questi nostri fratelli vissero e testimoniarono l’appartenenza ad un Unico Corpo della creazione, pur senza goderne ancora i benefici sacramentali che sarebbero stati conseguiti molto tempo più tardi con la rivelazione. Intuirono spiritualmente o meglio co-intuirono nello Spirito Santo, di essere stati creati per mezzo di Gesù, Che riconobbero quale Nucleo primigenio intra-trinitario di ogni cosa visibile e invisibile.

Fu nel Suo Nome ed in vista della Sua venuta che, tali anime immacolate dai corpi ancora totalmente incontaminati ed in cammino verso la differenziazione maschile e femminile, ricevettero il nome di Adamo laddove Eva, in quanto donna, non era stata ancora tratta dalla sua costola. Questa prima generazione Adamica, in forza della perfetta armonia che aveva vissuto sulla terra, divenne il nome personale, collettivo ed ecclesiale dell’umanità. La fase successiva dello sviluppo fisico, sociale e spirituale della persona sarebbe passato attraverso inesorabili sconvolgimenti che, dall’originaria forma corporea uni-cellulare, avrebbero portato alla forma parvi-cellulare ed infine al profilo altamente differenziato dell’organismo umano pluricellulare compiuto così come è visibile ai nostri giorni. È oggi possibile correlare ciascun macro-cambiamento fisico raggiunto dall’umanità ad una specifica tappa epocale, nel cammino di avvicinamento alla sua perfezione ultima. Raggiunta la tripartizione corporea nei tre distretti anatomici del capo, del torace e dell’addome, fu offerto da Dio all’uomo il dono della procreazione, suscitando verosimilmente il disappunto di Lucifero e delle sue schiere angeliche. Nel sonno profondo di Adamo, indice plausibile della perdita d’ardore che lo aveva accompagnato per tutta la vita fino a quell’istante e segno pericoloso di una pigrizia spirituale conseguente alla comparsa del piacere sessuale della carne, Dio trasse dalla sua costola Eva, per poi invitarlo al risveglio. Tutto ciò sarebbe accaduto nel momento in cui l’umanità si accingeva a vivere la nuova stagione della pro-creazione. Sotto l’angolatura filo ed ontogenetica, la creazione dell’uomo era passata da una condizione creaturale in progressione dell’uomo «Direttamente operata da Dio», ad una modalità «Pro-creativa» che avrebbe fatto ricorso all’ausilio di strumenti sessuali propri dell’uomo. D’ora in avanti la persona sarebbe stata libera di scegliere di fare a meno di Dio e dell’angelo anche riguardo al dono della vita, essendo oramai in grado di provvedervi da sé grazie al dono ricevuto ancora una volta gratuitamente della pro-creazione. Individui maschi e femmine, a differenza degli angeli, avrebbero potuto d’ora in avanti riprodursi liberamente in coppia fino a decidere, con il passare del tempo ed il progredire della scienza e della tecnica, di organizzare e realizzare l’incontro dei due gameti in laboratorio. Ottenuti così gli embrioni, l’umanità si sarebbe ulteriormente allontanata dall’amore gratuito di Dio fino a giungere a pretendere la figliolanza a tutti i costi, anche a quello della selezione eugenetica e della crioconservazione dei medesimi.

נ Fu in tale circostanza che gli angeli del cielo, creati da Dio quali puri spiriti liberi e con un  corpo spirituale, continuarono per i due terzi a servire il Creatore e per l’altro terzo a ribellarsi a Lui, decidendo liberamente ed inderogabilmente di non corrispondere più al Suo amore. La loro ribellione potrebbe rimandare al peccato d’omissione degli uomini, per quanto i due livelli creaturali siano così distanti l’uno dall’altro da rendere estremamente arduo qualsiasi parallelismo. La loro caduta fu repentina ed irreversibile, a motivo della superbia e dell’invidia che ne decretarono istantaneamente la sorte. Superbia ed invidia sono due sostantivi da prendere entrambi con le pinze, in quanto applicati a creature dotate di un corpo puramente spirituale. Eva, vale a dire la componente femminile materna matura dell’umanità adamica, cadde subito nel tranello tesole dal serpente. Tale figura animale rimanderebbe alla capacità che ha questa specie di adattare la sua temperatura corporea all’ambiente esterno in cui si trova. Il sangue freddo farebbe pensare all’autocontrollo di cui è dotato il puro spirito diabolico, capace di agire completamente privo di qualsiasi emozione nel portare avanti la sua opera demoniaca, agendo in modo calcolato, paziente e preciso in ogni contesto. Il tipo di riproduzione e lo sviluppo embrionale della prole, prevalentemente oviparo ed ovoviviparo, solo raramente viviparo, rimanderebbe ancora ad una maternità distaccata in riferimento all’incubazione delle uova ed al loro nutrimento. La cacciata dal Paradiso dei nostri progenitori sancì in realtà la perdita dell’unione sponsale intrapersonale tra Adamo ed Eva, all’interno della singola persona. Fu così che l’umanità conobbe per la prima volta la vergogna, lo smarrimento e la confusione, giacché i pilastri sui quali era stata fondata per amore, che contemplavano l’ubbidienza e la fedeltà a Dio erano venuti meno. Alla confusione iniziale avrebbero fatto seguito le numerose domande sui perché della vita, della morte, della sofferenza, della malattia, del giudizio, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Tutte domande che avrebbero comunque avuto il pregio di stimolare la ricerca e di promuovere la diversità e la differenziazione tra le diverse culture e società umane. In tempi più moderni e soprattutto nel post-moderno, la perdita pressoché assoluta di una visione unitaria e di qualsivoglia rimando agli universali avrebbe inficiato il valore delle parole, per cui con uno stesso termine si sarebbero indicate realtà assai diverse e soggettive, tutte con pari dignità. Il linguaggio della fede ed il linguaggio sociale si sarebbero distanziati al punto da rendere improponibile qualsiasi dialogo o tentativo di discorso. L’anima, che era stata infusa nella persona, permeandone il corpo e guidandone la crescita, sarebbe stata esiliata insieme al suo Dio ed ai suoi riferimenti metafisici. Il nucleo della perla zigotica unitamente al suo citoplasma, sarebbero divenuti anch’essi fonte di inconciliabili controversie per quanto fossero stati sapientemente plasmati e modellati dalla terra e impastati nell’acqua e nel sangue della differenziazione cellulare, fino a venire sommersi dalle acque via via più copiose dei comparti intra ed extracellulari. La concupiscenza si sarebbe radicata così profondamente nella storia e nel pensiero dell’uomo, per divenirne la piaga principale sia a livello sociale che personale. Tutto ciò avrebbe determinato un lento e progressivo decadimento delle percezioni degli uomini, unitamente ad una destabilizzazione della spiritualità, della psiche e della ragione, meritando nel contempo più di prima il pagamento del riscatto con il Sangue e l’Acqua dell’espiazione. L’intelletto, l’affettività e la memoria presenti nell’anima e nei corpi, pur provati dall’opera svolta dalle forze del maligno e degradati all’inverosimile, non sarebbero però mai stati annientati. Erano lontani i tempi della creazione antecedente al peccato originale, quando il genoma all’interno della membrana nucleare, verosimilmente ultimati per primi dal dito del Creatore, guidava la sintesi proteica mediata dall’RNA operante nel citoplasma, a sua volta confinato nella membrana citoplasmatica con dentro tutti i suoi organuli cellulari. Sintesi proteica strutturata in modo da avere inizio nel nucleo e il naturale compimento nel citoplasma, in analogia con l’anima proveniente da Dio ed infusa nel corpo quale guida. La progressiva realizzazione di tale sapiente progetto avrebbe portato alla differenziazione controllata e graduale dell’organismo nei tre foglietti embrionali, dai quali a loro volta sarebbero derivati i quattro tessuti fondamentali: epiteliale, connettivo, nervoso e muscolare. Ciascun tessuto avrebbe poi dato origine agli organi e questi a loro volta ai sistemi ed apparati, in accordo ciascuno alla specifica derivazione embriologica.

Il passo creaturale successivo si sarebbe focalizzato sulla tripartizione del corpo nei tre distretti topografici del capo, del torace e dell’addome, lungo lo scorrere ritmico sistolico e diastolico delle sue acque che da bianche si sarebbero nel frattempo colorate di rosso, canalizzandosi nei vasi sanguigni e linfatici dell’organismo.

Alla sommità della regione toracica si sarebbe ravvisata una prima zona di confine terra-cielo, ascrivibile verosimilmente al primo cielo descritto da san Paolo nella sua esperienza mistica; nella regione del capo una seconda zona di confine cielo-cielo, identificabile con il secondo cielo di san Paolo e, al di là della calotta cranica la terza zona di confine coincidente con il terzo cielo nel quale il santo sarebbe stato rapito raggiungendo le realtà inimmaginabili del Puro Amore.

Il sangue con quanto lo avesse costituito, unitamente alle cellule in esso sommerse ed al concomitante sviluppo della rete nervosa inframezzata dai suoi nodi gangliari, rendevano il tutto armonico, unico e funzionale. Il tessuto connettivo sanguigno, che si era originato dal foglietto mesodermico e più precisamente dal centro delle isole ematiche sviluppatesi nella sua compagine sotto le sembianze di un tessuto connettivo fluido e amorfo, aveva cominciato a scorrere e a fluire ordinatamente all’interno dei vasi neo-formatisi, in concomitanza al pulsare sisto-diastolico dell’attività ritmica cardiaca. La sua funzione primaria sarebbe stata quella di irrigare l’organismo, di provvedere alla sua difesa, alla sua crescita ed ossigenazione nonché al trasporto degli ormoni e delle sostanze di rifiuto, intervenendo infine nei processi di emostasi e di termoregolazione. Il Sangue di Cristo avrebbe offerto all’umanità nella pienezza dei tempi, la grazia della redenzione e, alla fine dei tempi la giustizia e la salvezza nella resurrezione di vita o di morte. Nel frattempo, le quattro appendici scheletriche sarebbero germinate in coppia e simmetricamente in prossimità dei cingoli scapolare e pelvico, prendendo le sembianze dei quattro arti superiori ed inferiori, laddove le mani in particolare sarebbero state capaci di opere tanto grandiose quanto abominevoli. L’anima, per sua natura immortale e immateriale, presiedeva sovrana a queste dinamiche fisiche, psichiche e metafisiche insite nella persona. In definitiva, prima della comparsa del peccato e sin dai primordi della creazione, ciascun uomo aveva basato la propria esistenza su solide basi ed instaurato vigorosi ponti di connessione tra cielo e terra, operando entro i propri limiti in fraterna e sostanziale armonia con il prossimo ed il creato, facendo sì che la sofferenza, la malattia e la morte non potessero ancora entrate a far parte della storia dell’umanità.

ס Ciò che sin dal principio aveva in realtà differenziato la persona dal puro spirito angelico sarebbe stato il corpo, mortale nell’una e puramente spirituale ed immortale nell’altro. Ciò che da sempre avrebbe accomunato le due realtà sarebbe stata l’origine comune dal Cuore di Dio, al sesto ed al quarto giorno della creazione. L’anima sarebbe stata infusa da Dio nel corpo dell’uomo al raggiungimento della maturità zigotica, quale risultato delle laboriose fasi di modellamento, rimodellamento e foggiatura corporee, operate da madre terra senza sosta sotto la sapiente guida dello Spirito Santo. Entrato nell’era della pro-creazione, l’uomo sarebbe stato in grado di riprodursi mediante l’accoppiamento e l’inseminazione interna, dando origine ad una nuova cellula fecondata all’interno delle tube uterine materne. Oggi è possibile ottenere zigoti facendo ricorso a varie tecniche di procreazionemedicalmente assistita di I°, II° e III° livello. In aggiunta a tali metodiche oramai standardizzate, è stata resa attuabile un’ulteriore possibilità di riproduzione “asessuata”, conosciuta come clonazione. Essa consisterebbe nel prelevare e nel trasferire il nucleo di una cellula somatica in una cellula uovo denucleata, della stessa specie dell’organismo da replicare, al fine di creare ex novo un organismo geneticamente identico al donatore del nucleo. La ricerca nel campo della procreazione è imponente, gli interessi economici enormi, l’infertilità dilagante ed il numero dei possibili fruitori in continuo aumento. A dare un’immagine di quanto il quadro sia realmente complesso ed intricante vi è la materia legale, le cui norme in pressoché continuo mutamento differiscono sostanzialmente da nazione a nazione, senza dunque una legislazione che contenga permissioni e proibizioni universalmente accettate. In ogni caso è opportuno sottolineare come nella presente lettura personale di ordine  spirituale, ogni singolo zigote a prescindere dalle modalità con le quali sia stato ottenuto vada sempre e comunque considerato una persona, dunque con un’anima infusa da Dio in un corpo appartenente alla specie umana. La ricerca scientifica si è da anni aperta anche in direzione degli xenotrapianti, in particolare dei maiali umanizzati e geneticamente modificati nonché verso le ibridazioni delle specie sia vegetali che animali. Lo zigote ed il nascituro in generale, vale a dire embrioni e feti, per il fatto che non siano ad oggi giuridicamente riconosciuti persone e pertanto non equiparati a soggetti di diritto titolari di diritti ed obblighi, hanno ancor più bisogno di essere rispettati, amati e tutelati a partire dalle singole persone, genitori e scienziati compresi,  per non venire privati una volta messi al mondo dei diritti fondamentali inviolabili, essenziali e insopprimibili propri di una persona, primo fra tutti il diritto alla vita che è sovraordinato a tutti gli altri. Gli embrioni crioconservati sarebbero peraltro privati non soltanto del diritto alla vita e dunque del godimento del fenomeno naturale della propria esistenza fisica anche per pochi istanti, ma del diritto alla morte, in quanto esclusi dalla possibilità di fare ritorno con la loro anima  alla casa del Padre. Finché è presente la benché minima attività vitale in un corpo l’anima è impossibilitata a separarsi da esso. I crioconservati sono i prigionieri del terzo millennio, relegati nel braccio della stagnazione biologica provocata dal temporaneo arresto di qualsiasi attività mitotica, a motivo del drastico rallentamento delle funzioni vitali del corpo. Riposti, senza nome, all’interno di contenitori colmi di azoto liquido dopo avere raggiunto con estrema lentezza al ritmo di circa un grado ogni ora la temperatura di – 196 gradi centigradi, vi resteranno in attesa di riprendere a vivere. Il fatto che la realtà angelica non abbia ricevuto il dono della pro-creazione, con tutte le conseguenze fauste ed infauste che tale dono avrebbe potuto comportare alla luce di quanto accaduto in campo umano, ha potuto rivestire un peso non trascurabile nel determinismo della loro criptica ed inintelligibile caduta. Gli angeli, dai corpi spiritualizzati ed immortali, furono tutti dotati da Dio di una contemplazione divina di gran lunga superiore a quella conferita all’uomo, unitamente ad una visione e ad una capacità di osservazione straordinarie delle cose. La loro memoria fu dal principio indelebile e portentosa, così come lo furono l’ardore spirituale  e la fredda ribellione per gli angeli santi e nelle frange dei ribelli rispettivamente. Cionondimeno, concepimento, pro-creazione, crescita, nascita, scienza, tecnica, progresso, morte, redenzione, resurrezione, ascensione e sacramenti costituirebbero tutte elargizioni donate all’uomo e non all’angelo, il che avrebbe potuto ancora una volta suscitare invidia ed avere giocato un ruolo determinante nella loro caduta. Lungo il cammino di santificazione o di divinizzazione e di deificazione secondo il linguaggio greco, l’uomo ebbe sin dal principio bisogno dell’angelo e soltanto insieme al suo custode avrebbe potuto conseguire la meta finale dell’unione definitiva con Dio. La comunione degli angeli e dei santi è questa terza realtà scaturita dall’amore misericordioso di Dio, nel passaggio dal sacrificio di Cristo ai frutti sacramentali della Chiesa. Al suo interno, la santità degli uomini e degli angeli compartecipa all’edificazione di questa splendida verità che si fonda sull’amore di Cristo ed opera in Paradiso. Le anime provviste di un corpo unicellulare, a motivo della loro indivisa condizione fisica, anche espressione di una totipotenza biologica, potrebbero essere state le prime ad avere beneficato della redenzione manifestatasi in Cristo mediante la transustanziazione. Nelle Specie consacrate del Pane e del VinoGesù si rivelerebbe in tutta la Sua interezza in ciascuna delle Specie ed in ciascuna Sua parte quale Gesù-zigote, per redimere ogni persona sin dallo stadio iniziale della sua esistenza sulla terra. Il comunicando, nutrendosi dell’Agnello e bevendone il Sangue, assimilandoli nel suo corpo mortale verrebbe di fatto assunto al Corpo Mistico di Cristo, unitamente alle anime ed ai corpi non più anonimi presenti in quella specifica particola, che solo così potranno avere accesso alla redenzione. Ad ogni santa comunione, i fedeli sacramentati che sono in stato di grazia divengono il tramite nodale dell’opera di redenzione, permettendo l’accesso di tutte quelle anime tratte dagli inferi da Cristo nel grembo santo della Madre. Tutte le anime presenti in una particola riprendono i loro corpi quali cellule redente del Corpo Mistico di Cristo. Gesù risorto, in prossimità della Sua apparizione presso il sepolcro dove era stato deposto, non permetterà a Maria Maddalena di toccarlo come in passato quando gli stessi malati, toccandone l’orlo del mantello, guarivano. A poter toccare il Risorto saranno adesso soltanto i sacerdoti ed i fedeli comunicati che, toccandolo, guardandolo e mangiandone la carne, toccano, guardano e mangiano in Lui la carne ed il sangue dell’intera umanità redenta nel Suo Corpo eucaristico. Nel vangelo di Luca saranno gli apostoli a guardare e toccare le piaghe delle Sue mani e dei piedi, prefigurando il sacerdozio ministeriale che conferirà soltanto ai ministri ordinati della Chiesa l’ufficio di poter presiedere e consacrare l’Eucarestia. «39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho. 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi». (Lc 24, 39- 40). Nel vangelo di Giovanni alla Maddalena non sarà concesso né di trattenerlo né di toccarlo, perché non ancora salito al Padre. «17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». (Gv 20, 17). Il compito della Maddalena consisterà ancora nell’informare gli apostoli che Gesù ascende al Padre ad ogni Celebrazione eucaristica, quale Gesù Sacramentato, al momento dell’elevazione dell’Agnello pasquale adagiato nel calice e nella patena. Maria Maddalena sarà la portatrice di questo radioso messaggio di infinita grazia, che consegnerà rapidamente ai primi undici vescovi della cattolicità, i proto-patriarchi dell’Eucarestia che con le loro mani tratterranno, toccheranno, consacreranno, spezzeranno, eleveranno e distribuiranno ai fedeli le Specie eucaristiche del Vino e del Pane, attualizzando e dando concretezza al messaggio.

Gli angeli ribelli, i veri nemici di Dio e dell’uomo, nell’avere fatto condannare a morte il Figlio di Dio, facendo ricorso come loro consuetudine alla menzogna e all’omissione, avevano creduto di poter fare abortire il progetto redentivo mediante il quale Cristo avrebbe sancito la salvezza da una parte e la loro eterna condanna dall’altra.

ע Nell’armonioso e fisiologico avvicendarsi delle generazioni vissute prima del peccato originale, la gioia di vivere era cresciuta ed aveva preso forza di generazione in generazione per lunghissimo tempo, per poi sottrarsi repentinamente dall’umanità per il sopraggiungere del peccato. Furono Adamo ed Eva ad uscire fuori dall’eden corporeo nel quale erano stati posti da Dio, quale prima coppia costituiva di una singola persona. Il peccato avrebbe determinato da subito un sovvertimento radicale ma non irreversibile nell’umanità e nel creato a tutti i livelli, spirituale, fisico, chimico, biologico, psichico, culturale e sociale. La sua forza travolgente potrebbe essere paragonata alla deriva suicida neoplastica maligna di una singola cellula corporea che, decidendo di non servire più l’organismo d’appartenenza, lo disconosca fino al punto da svincolarsi dalle leggi genetiche che fino a quel momento ne avevano regolato l’omeostasi. Crescendo in maniera autonoma, afinalistica, progressiva ed irreversibile, tale cellula invaderà lo spazio vicino e tenderà a disseminarsi in altre sedi, anche molto distanti dal punto iniziale in cui era ubicata. Alla fine, paradossalmente, prenderà il sopravvento sull’organismo che l’aveva generata fino a fiaccarne le forze e condurlo senza alcuna pietà a morte. In maniera analoga il male luciferino avrebbe sovvertito ogni ordine valoriale preesistente e suscitato contrasti e divisioni a catena, iniziando dalla rottura del matrimonio intrapersonale tra Adamo ed Eva. Tale unione umana e divina, una volta spezzata, avrebbe assistito impotente al manifestarsi della strategia diabolica che l’avrebbe travolta da subito con il contrapporre la psiche all’anima, l’affettività all’intelletto, la memoria alla ragione, la persona all’angelo, la creatura al Creatore e la cellula umana alla cellula umana. “Menzogna ed omissione” sarebbe stata la parola d’ordine dell’esercito diabolica, privo di qualsiasi direttiva morale anche nei confronti dei suoi stessi adepti. L’infedeltà, la superbia, la maldicenza e l’odio saranno i quattro affluenti principali dello stagno di zolfo, che costituirà il bacino d’utenza del grande fiume della falsità angelica che attraverserà la terra dell’umanità. Tale corso d’acqua perenne formerà sul nascere tanti rami di divisione primari e secondari, nello scorrere sinuoso tra rapide e cascate d’accusa, di morte e di condanna. L’armonia che aveva permeato la creazione per uno sterminato periodo di tempo era stata gravemente minata, facendo perdere all’anima ed al corpo dell’uomo l’immagine e la somiglianza di Dio nella loro immacolatezza originaria. Tuttavia l’uomo non avrebbe  smarrito la sua identità più profonda custodita nel suo nucleo d’origine. Il tradimento dell’angelo più bello e luminoso tra gli angeli, incaricato di portare nel mondo la Luce Trinitaria di Dio, unito alla grave infedeltà per non avere perseverato nella sua missione di modulatore delle pupille spirituali degli occhi degli uomini, i cui movimenti di midriasi e miosi avrebbero avuto un continuo bisogno di essere guidati per regolare la quantità di raggi luminosi in entrata, si sarebbero trasformati nel dramma della doppiezza e dell’abiura nei cieli e sulla terra. La caduta di lucifero trascinerà nella perdizione eterna un terzo delle schiere angeliche e causerà un’indicibile sofferenza nei cieli e sulla terra per il venir meno dell’élite angelica. In un solo istante i cieli si spopolarono di vita, la terra con le sue acque si riempirono di morte, mentre l’uomo conosceva la sofferenza e la malattia dell’anima e del corpo allorquando il grande fiume satanico, privo di argini, cominciò a scorrere. Sarebbe stato lo stagno di fuoco e di zolfo della dannazione eterna il suo bacino d’utenza finale, ma non prima di avere mietuto lungo il tragitto, dolore, angoscia e disperazione. Il male e il peccato avrebbero continuato a devastare la condizione umana, finché il Pane ed il Sangue dell’Altare transustanziati nell’Agnello Pasquale, non l’avessero neutralizzato definitivamente con la loro vittoria definitiva sulla morte nella gloriosa resurrezione.

Le persone che vissero prima della ribellione angelica e che riuscirono a conservare la loro immacolatezza originaria anche dopo la caduta degli angeli, dovettero assistere sgomenti al sovvertimento del creato e al sopraggiungere della sofferenza e della malattia, in concomitanza al deterioramento delle facoltà intellettive, affettive e mnemoniche dei loro fratelli. Tali anime pre-peccatum avrebbero sperimentato a livello personale e con un indicibile dolore trafittivo il decadimento del corpo maestoso dell’umanità, costituendone la radice ancestrale incontaminata e verginale. La forza distruttrice del male si sarebbe manifestata, con ogni verosimiglianza, al momento della pro-creazione. Il peccato contro Dio si sarebbe configurato quando e dove tutto si svolgeva nella quiete e veniva amministrato dagli uomini nella più profonda fedeltà alla Sua divina volontà ed intenzionalità. La Sacra Scrittura, nell’affermare che Eva fu tratta dalla costola d’Adamo durante il sonno, potrebbe sottolineare da un lato il raggiungimento della sponsalità intrapersonale dell’umanità adamica e, dall’altro, una battuta d’arresto nella progressione spirituale, fino a quel momento in continuo crescendo, da parte della medesima umanità. Il nome di Eva avrebbe dovuto indicare il possesso di una nuova maternità all’interno di ciascuna persona, che d’ora in avanti l’avrebbe vista ed acquisita come propria. Fu in riferimento a tale dono che Adamo avrebbe iniziato a riflettere, riconoscendo Eva come sua sposa subito dopo essersi destato dal sonno della pigrizia e dei bisogni personali. Il vecchio Adamo, maschio e femmina, vide per la prima volta Eva materializzarsi dinanzi ai suoi occhi e la riconobbe sotto le sembianze di una persona distinta, che recepì quale compagna di vita o meglio quale componente femminile complementare alla componente maschile di cui era stato fino a quel momento dotato. Eva sarebbe subentrata ai germi della femminilità preesistente e silente che aveva accompagnato Adamo dagli inizi della creazione, quale maternità feconda in grado di destarlo ora che era caduto in un sonno profondo. Adamo ed Eva sarebbero divenuti la prefigurazione della diade consustanziale, maschile e femminile, che ai piedi della Croce avrebbe conseguito in Maria l’ideale di Donna nata dal costato del Figlio, quale compimento della costola d’Adamo. In forza dell’intervento disgiuntivo operato da Dio sul primo Adamo durante il sonno questi, nel ridestarsi, avrebbe dovuto sviluppare una visione sponsale più nitida del creato, a partire dal suo essere persona. Una volta compreso di avere da sempre posseduta Eva, sarebbe diventato lo sposo in grado di dare il nome alla sua sposa fino a riconoscerla madre di tutti i viventi. L’umanità sponsale avrebbe adesso potuto testimoniare di possedere una visione beatifica di Dio ancora più nitida, chiara e definita, vivendo il presente illuminata dal passato e con la fiducia del futuro. Il primo Adamo avrebbe realizzato tutto ciò poco prima di venire trascinato nella catena di accuse che il peccato da lì a breve avrebbe intessuto. La preziosissima componente evitica, silenziosamente maturata nel tempo nel corpo dell’umanità, allorquando Adamo si ridestò poté essere riconosciuta quale osso delle sue ossa, carne della sua carne, cromatidio femminile appaiato al cromatidio maschile in un solo cromosoma sponsale, a costituire le ventidue coppie di autosomi. Questi, unitamente alla coppia etero-cromosomica, avrebbero sin dall’inizio costituito il principio sponsale fondante di ciascuna persona. Da questo matrimonio intra-personale, vissuto e consumato in ubbidienza al volere divino, l’umanità fenotipica maschile avrebbe dovuto attingere per rispettare e amare da dentro la sua carne l’umanità fenotipica femminile che Dio gli aveva messo a fianco, quale compagna di vita, alle soglie della pro-creazione. Da tali premesse sarebbe scaturito molto tempo dopo, con la nascita della Chiesa, il matrimonio inter-personale sacramentale, attraverso il quale ciascuno dei due coniugi, mediante il dono di sé all’altro, avrebbe celebrato e reso sacro quanto già ricevuto da Dio a livello intra-personale. Su tali basi la sessualità reciproca e pro-creativa avrebbe potuto e dovuto regnare sovrana sulla mera sessualità individuale, quest’ultima basata sul piacere squisitamente personale e quasi sempre contrapposto alla vita nascente. Su tali basi si sarebbero potuti evitare il dominio di uno dei coniugi sull’altro e la deriva matrimoniale. Le cose difatti non andarono così e l’Eva di Genesi avrebbe tradito Adamo tradendo ancor prima il suo ruolo di donna. Eva si sarebbe scoperta non più la sposaamorevole ed amata ma la compagna, la serva e la schiava di Adamo, maschio e femmina. La seconda Eva neotestamentaria diverrà la creatura in assoluto più temuta dal maligno, perché sarà Lei a ripristinare il ruolo di Donna con la Sua fedeltà ed immacolatezza originarie, pressoché incomprensibili al pensiero maschilista. La riflessione maschilista rappresenterà difatti il raccolto più pregiato e maturo dell’opera diabolica operante nei campi dell’umanità coltivati ad alberi da frutto, essa potrà essere paragonata al seme della zizzania sparso dalle schiere dei ribelli nei campi di grano della terra. Maria Santissima riscatterà la prima Eva, perché rimarrà fedele a Dio fino ai piedi della Croce nel Suo ruolo di Figlia, di Sposa, di Madre e di Donna. Sarà da tale ineccepibile fedeltà che la seconda Eva continuerà a nascere sugli Altari eucaristici di tutto il mondo, non più dalla costola ma dal costato trafitto di Cristo nuovo Adamo, quale Madre di tutti i viventi e Donna di riferimento per l’intera umanità. Per Suo tramite verrà definitivamente ripristinato il ponte di connessione tra il cielo e la terra e, con esso, ristabilita l’integrità della persona grazie al restauro toracico del Golgota. Mediante la Sua gloriosa assunzione ed intercessione, i corpi e le anime dei tanti figli morti e travolti dalla devastazione del male, saranno nuovamente riportati in vita e strappati agli inferi nell’assimilazione al Corpo, al Sangue, all’Anima e alla Divinità del Suo Unigenito. Nel Suo grembo gravido del Corpo Mistico di Cristo avrà luogo difatti la ricapitolazione e la ristrutturazione dell’intero creato. E’ probabilmente in quest’ottica di proiezione teologica cattolicapiuttosto che di spiegazione logica aristotelica, che la prima Eva sarebbe stata portata fuori dal corpo d’Adamo per venire plasmata non più dalla terra, come lo erano stati il nucleo e il citoplasma dei corpi maschile e femminile dell’umanità pre-procreativa, ma dall’osso costale di un corpo sponsale maturo in grado di pro-creare. L’atto pro-creativo rappresenterà le fondamenta organiche e spirituali della futura nascita immacolata di Maria dai Suoi genitori naturali, Gioacchino ed Anna ed in Lei Dio avrebbe plasmato la Donna da porre a sigillo dell’umanità. Maria, a differenza della prima Eva, non intraprenderà mai alcun dialogo con il maligno, la cui testa terrà immobilizzata vita natural durante sotto la volta plantare del Suo piede santo. Dio aveva tratto la prima Eva dalla costola e l’aveva plasmata con le Sue mani per poter fare di lei, in vista di Maria, oltre che una figlia, una sorella e la sposa del primo Adamo, la Donna che nella Santa Vergine sarebbe diventata la Sposa dello Spirito Santo, la Madre del Suo Unigenito e la Madre nostra. Il Creatore, nel racconto della Genesi, avrebbe preparato le Sue creature al grande incontro con la Maternità universale che la Donna del Golgota avrebbe rivelato a suo tempo. La piccola fanciulla di Nazareth sarebbe stata la sola persona al mondo a non avere mai tradito la figlia, la sorella, la sposa la madre che erano in Lei prefigurando la Donna vincitrice dell’Apocalisse meritevole della gloriosa Assunzione. La Santa Vergine non avrebbe tenuto per Sé neppure la più piccola grazia ricevuta che avrebbe comunicato, una ad una, a ciascun figlio disposto ad accoglierle. Per Sé avrebbe lasciato l’ufficio di acquedotto di grazia, in ubbidienza e in forza del comando ricevuto da Cristo morente sulla Croce. Colei che fu Figlia di Dio, Sorella dell’uomo e Madre di Gesù, si sarebbe manifestata quale Sposa toracica dello Spirito Santo e Donna nata dal costato trafitto del Suo Unigenito, per la redenzione di ogni figlio. Sarà Lei ad essere trasformata nel calice e nella patena sull’Altare, per consentire la distribuzione dal centro alla periferia attraverso le mani sacerdotali, del Dio transustanziato che transustanzierà nel Pane spezzato e nel Suo Sangue sedimentato l’intera umanità dei redenti. Attraverso la Sua mediazione l’attività neuronale, il fervore intellettuale, l’affettività e la memoria di ciascun fedele registreranno uno sviluppo vertiginoso tale da consentire una rinnovata relazione con Dio, mediata dai sette sacramenti della Chiesa. Sul Suo esempio e seguendo la linea di progressione che dalla figliolanzagiungerà alla sponsalità e dunque alla maternità, ogni uomo sarà nuovamente in grado di poter discernere il bene dal male, perché i tappi di cerume della concupiscenza insieme alle cataratte opache della superbia, saranno stati disciolti gli uni e rimpiazzate  dai cristallini sacramentali le altre. In quel giorno la corsa competitiva degli spermatozoi riprenderà come un tempo il suo corso naturale, nell’eccitamento erotico di entrambi i coniugi, laddove ogni gamete maschile maturo paterno potrà gioiosamente e naturalmente raggiungere e fecondare l’ovocita femminile materno. La sessualità, finalmente liberata dagli appetiti egoistici, farà sì che ciascuna coppia acquisisca una nuova stabilità in Cristo, senza più temere i concepimenti indesiderati né quelli impassibilmente pianificati. Gli zigoti, gli embrioni ed i feti non dovranno più temere rimozioni forzate, manipolazioni avventate, selezioni snaturate, ibernazioni scellerate o interruzioni di gravidanza sconsiderate. Non vi saranno più tra i figli dell’uomo, né vittime né carnefici, né mamme abbandonate né padri in fuga, né orfani di Padre celeste né di Madre celeste e neppure vedove dello Spirito Santo, perché il male sarà stato definitivamente sconfitto e vinto dal binomio Gesù-Maria. Sarà il sociale a guidare la vita personale dell’umanità attualizzando la Parola creatrice e vivificante di Gesù: «Amatevi come Io vi ho amato!».

פ La sequenza dettagliata dei nomi dei patriarchi antidiluviani e postdiluviani potrebbe evidenziare, sotto tale angolatura, l’elezione e la preziosità che il patriarca di una specifica generazione rivestirebbe agli occhi di Dio. Il patriarca, il cui nome è tramandato quale capostipite, sarebbe dunque colui che avrebbe intuito l’immane portata e il senso fisico e spirituale d’appartenenza alla propria generazione, avendola considerata alla stregua di una popolazione cellulare facente parte di un solo Corpo in Cristo. A motivo di tale consapevolezza ne sarebbe divenuto l’emblema. La minuzia di particolari relativi alla sua nascita, età, data di morte, genealogia, nonché i riferimenti inerenti alla paternità e alla discendenza, costituirebbero degli elementi aggiuntivi per mettere in risalto il valore impareggiabile del suo pensiero e la sua testimonianza di vita, in particolare per i futuri lavoratori che il Padrone della vigna deciderà di reclutare in avvenire. Ogni uomo, sull’esempio degli antichi patriarchi di un tempo, discenderebbe da un particolare patriarcato in quanto messo a capo dell’amministrazione di un tempio corporeo, dotato di un’anima e costituito da cellule entrambi convocati a fare ritorno sacramentalmente nella casa del Padre. Le distinte genealogie così adorne di nomi e prevalentemente al maschile, secondo l’usanza del tempo, potrebbero essere l’espressione del naturale sviluppo delle varie linee generazionali plasmate dalla terra in attesa della nascita di Eva e quale prefigurazione della venuta di Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nella maternità di Maria. I patriarchi anti e postdiluviani sarebbero in sintesi i precursori e la prefigurazione dei patriarchi pre-sacramentali e post-sacramentali messi alla guida di popolazioni cellulari e di uomini, più o meno differenziati spiritualmente, ma tutti redenti e divinizzati nell’unica corporeità risorta del Redentore. Ciascun comunicando potrebbe essere assimilato ad un ramo patriarcale facente parte delle fronde dell’albero dell’umanità e dunque connesso così intimamente al tronco come lo è il tralcio alla vite. Il comunicando sarebbe invitato a partecipare, ad ogni Eucarestia, al riscatto di migliaia e migliaia di anime,  il cui numero complessivo corrisponderebbe a quello delle cellule in mitosi ed in meiosi del suo corpo, a sua volta dipendente da uno specifico patriarcato. Le sue labbra diverrebbero immagine della Porta eucaristica corporea attraverso la quale Cristo in Persona entra, esce, chiama e riconosce come Sua Carne redenta le vergini sagge che avranno saputo attendere il momento dell’incontro con Lui, Sposo della Chiesa. Tale matrimonio ha inizio nella singola persona, che diverrebbe l’espressione visibile e vivente della Chiesa universale in gestazione nel Grembo immacolato dell’Assunta. L’umanità, per potere essere redenta deve transitare attraverso le labbra eucaristiche dei comunicandi e, soltanto dopo essere stata triturata dai denti potrà entrare a fare parte del Corpo Mistico del Risorto nella nuova condizione sacramentale redenta. Il corpo del comunicando diverrebbe espressione di una sintesi mirabile della prima e della seconda creazione ed il luogo del riscatto redentivo, dove il Corpo di Cristo transustanziato, lo Sposo divino ed il corpo ridotto in cenere della Chiesa, Sua Sposa redenta, si incontrano per dare vita al Corpo Mistico. La vita media di un uomo nel corso della sua esistenza terrena, vedrebbe la nascita di circa 10.000 miliardi di cellule originatesi tutte da una singola cellula zigotica. Nel proemio di ogni vita si assisterebbe puntualmente alla comparsa di vere e proprie frotte cellulari, assimilabili ad eserciti specializzati di incursori impegnati a colonizzare a ondate successive, uno specifico territorio corporeo per  popolarlo differenziandosi nelle varie linee cellulari. Una volta raggiunto il traguardo, le mitosi e le meiosi si susseguiranno per mantenere stabile la forma dell’organismo e costante il numero delle sue cellule. Sarebbero le medesime dinamiche ad intervenire nella vita e nello sviluppo del Corpo Mistico, all’interno del Grembo santo ed immacolato di Maria.

 

CONTATTAMI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *