AGOSTO 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’assunzione di Maria non è una definizione dogmatica per pochi eletti ma un fatto che riguarda ciascun uomo.

L’odierna solennità conferma al genere umano che questi ha una Mamma universale assunta in cielo in anima e corpo. Madre che ama ogni figlio in modo da custodirlo e nutrirlo sulla Terra, per poi partorirlo in cielo in anima e corpo allorquando avrà raggiunta la piena maturità in Cristo.

Il dogma dell’Assunzione non è allora un fenomeno da spiegare facendo ricorso agli strumenti della scienza fisica, teorica o sperimentale. Non è una Verità di fede che abbia bisogno di invocare le conoscenze attuali sulle atmosfere stellari, planetarie o terrestre o che necessiti di fare ricorso ad un linguaggio matematico. Il suo chiarimento è dato dalla Rivelazione di Cristo. L’anima di Maria non è mai stata separata dal corpo della Vergine e quest’ultimo, al momento del transito finale, non è andato incontro alla morte fisica ma è stato semplicemente sottratto alla vista fisica degli astanti. In quel preciso momento Maria ha avvolto con il Suo Grembo magnificato l’intera creazione, è entrata misticamente nell’intimo di ciascun uomo che ha avvolto completamente per donare a ciascuno la Sua maternità immacolata con cui abbracciare a sua volta il prossimo. Tutti gli uomini che sono vissuti nel passato, in quel preciso momento e che saranno chiamati in vita nel futuro sono divenuti istantaneamente Suoi figli e dunque partecipi di tale dono in un Presente eterno. Enoch ed Elia furono i primi ed i soli a testimoniare cosa significasse vivere sulla Terra il dono della maternità divina, già prima della venuta di Cristo, in virtù del quale non conobbero la morte corporale. L’invito della festa odierna rivolto a ciascun uomo, sin dall’attimo del suo concepimento, è dunque quello di perfezionare la propria condotta di vita, integrando la condizione di figliolanza divina adottiva ricevuta da Cristo con il dono della divina maternità accolto per mezzo di Maria. La vera vocazione del fedele consisterà allora nel non pensare più alla propria salvezza in modo esclusivo e pressoché elitario, ma nell’amare il suo prossimo come egli ama se stesso. Il cristiano cattolico deve sapere ascoltare, accompagnare, sopportare, supportare e nutrire non più soltanto fraternamente quanto maternamente il suo prossimo, perché sa bene come egli stesso sia stato ascoltato, accompagnato, sopportato, supportato e nutrito dall’amore di Dio ed in modo premuroso in ogni circostanza della vita. Passare dalla condizione di figliolanza divina allo stato di maternità universale significa comunicare il Dono incommensurabile dell’Eucarestia dalla propria all’altrui bocca, trasmettendo dalla propria corporeità agli altri corpi assetati ed affamati di Verità, nella potenza dello Spirito Santo, il Dono della Salvezza. 

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